La croce come gesto d'amicizia

“Morì, fu sepolto e risorse il terzo giorno”: da anni vado ripetendo queste parole del credo, ma mi accorgo, guardando il crocefisso, che la mia fede, come le onde del mare, va e viene. Ho idee confuse e incerte. Tu che cosa provi quando sulla folla tracci il segno della croce?

Invitato a pranzo in un ristorante tutto rivestito di antiche icone russe, vicino al camino con un bel fuoco scoppiettante, saluto gli amici che, allegri e un po’ chiassosi, attirano l’attenzione di quanti stanno mangiando: la gioia è sempre contagiosa.

Quando ci stiamo mettendo a tavola, come di consueto, propongo una preghiera a chi mi sta accanto. Quasi per incanto tutti i commensali fanno silenzio, quasi aspettandosi dal prete una parola o un segno. Non manca l’ispirazione: “ Permettetemi di tracciare su di voi il segno della croce. Per chi crede è la benedizione del Signore. Per chi non crede è un gesto d’amicizia”.

L’impatto è talmente positivo che uno sconosciuto va dal ristoratore e paga il conto per me …

La croce. La croce d’oro, simbolo della resurrezione, della gloria e dell’immortalità. Ma anche il piccolo crocifisso di legno al quale continuamente leviamo lo sguardo rimanda al cuore della nostra fede con la sua stupenda capacità di evocare in noi sublimi sentimenti.

Croce: immagine della più grande rivoluzione che solo l’Amore, la follia dell’Amore, poteva inventare. Rivoluzione che ha cambiato il mondo. A cominciare dalla datazione: prima e dopo Cristo.

Rivoluzione compresa dagli Ebrei , coscienti che Gesù è uno di loro e rappresenta tutti quelli che ingiustamente sono condannati a morte. Rivoluzione guardata con simpatia dai musulmani che si commuovono davanti al profeta Gesù, figlio di Miriam, simbolo di tutte quelle mamme che piangono un figlio non accettato, disprezzato e condannato ad una morte infame. Rivoluzione apprezzata anche da chi si dichiara ateo, ma non può rimanere indifferente di fronte al segno della solitudine nell’ora della morte, offerta come dono a tutta l’umanità, affinché comprenda l’illogicità dell’amore.

Tutti quella croce rappresenta e abbraccia. Da quella croce scende un sublime messaggio di un amore, donato a tutti, anche ai propri carnefici, non solo perdonati, ma anche giustificati: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”.

E quell’Uomo-Dio che ha sempre parlato d’amore, ha agito per amore e, pregando e facendo del bene a tutti, è diventato sempre più amore, poteva essere rinchiuso in una tomba? Poteva una pietra sepolcrale frenare un vulcano d’amore? Ecco perché è risorto!

Ma prima di risorgere “è sceso agli inferi”. Con questa professione di fede mettiamo in evidenza la tragica situazione del deicidio e il fatto che Cristo ha preso su di sé tutto il dolore umano, ha bevuto il calice fino alla feccia, è entrato nelle viscere della terra e vi è rimasto per tre giorni. “Tre”, per indicare, secondo la mentalità ebraica, che è completamente morto, totalmente morto: la sua non fu una morte apparente. Fu quella fine che trafisse il cuore della Vergine Madre, donna che terrà viva la speranza della resurrezione negli apostoli.
“Discese agli inferi”, mistero da meditare continuamente se vogliamo innamorarci della vita: ponendo accanto a noi sorella morte, Dio non ci ruba il gusto della vita, ma ci sfida con quel dolore che crea il santo, il mistico e il poeta, pronto a cantare il nascere, il vivere, il morire, atti eterni ed effimere passioni. Voli pindarici e cadute di dolore in dolore. Sconfitte e sublimi vittorie della fede, fonte di quella speranza che fa dire al cristiano: … eppure un giorno sarò eterno. Vedrò Dio, faccia a faccia. Sarò come Maria. Sarò Dio . Perché Cristo non verrà meno alla sua promessa: chi ascolta la sua parola e nel silenzio la medita e cerca di metterla in pratica, diventa suo fratello, sorella e madre. Io, Madre di Dio!
“E il terzo giorno risuscitò da morte”. La pasqua: il giorno più importante dell’anno liturgico, perché, se è bello venire al mondo, è molto più importante credere di essere salvati, di avere davanti a noi un’eternità piena di gioia, di vedere Dio e così diventare come Lui.
In questo giorno santo ringraziamo il Padre per quell’antico peccato che meritò di avere un così grande Redentore. Egli trasforma il nostro limite in grandezza, la nostra miseria in ricchezza, la nostra debolezza in forza.
Sostiamo tre giorni presso la tomba, riconosciamo il nostro peccato e lo confessiamo, per iniziare quella corsa che caratterizza la pagine del vangelo dove si racconta la resurrezione. Corre Maria di Magdala a dare l’annuncio agli apostoli che la tomba è vuota: lei, la prostituta, per prima vede il Risorto. Corre Giovanni al sepolcro: vede e crede. Chi ama capisce, commenta S. Agostino. Corre Pietro e rimane sbigottito: forse non si è ancora perdonato …
Corriamo anche noi il giorno di pasqua e, pur correndo ci sembrerà di essere in ritardo con quel Dio che sbava d’amore per incontrarci e rivestirci della sua luce. In ritardo perché un fuoco arde nelle vene di chi ama e non ammette indugi, tentennamenti e ripensamenti. In ritardo … perché riconosciamo d’aver sprecato tanto tempo amando poco il nostro Signore e amando troppo poco i nostri fratelli.
Con il cuore pieno di riconoscenza a Dio per il dono della fede e per gli amici che mi conducono verso il Risorto, su tutti traccio il segno della croce, sicuro che non è solo un gesto d’amicizia.

Valentino

Commenti

  1. Concetta
    mar 31, 20:24 #

    Grazie Valentino per tutte le volte che hai fatto quel segno di amicizia su di me, per tutte le volte che hai imposto le mani sulla mia testa… perché non era solo un gesto di amicizia ma molto di più! Grazie perché ti sforzi ogni giorno di vivere il Vangelo, di fissarci e fissandoci amarci. Perché è solo ricevendo amore e fiducia che possiamo trovare la giusta forza per correre verso la meta dimenticando il nostro passato e protesi verso il futuro. Futuro che può essere lunghissimo, ma può anche essere molto breve, per questo è necessario gustare ogni giorno facendo il massimo che ci è concesso fare! Donando quanto più amore è possibile! Perché se ci sappiamo amati, saremo capaci di bere anche noi il calice fino alla feccia e solo dopo potremmo vivere anche noi le nostre piccole “resurrezioni quotidiane” nell’attesa e nella speranza di vivere la vera Resurrezione!
    Se ci ricordassimo che la croce altro non è che il simbolo dell’Amore più grande e più vero non avremmo certo paura o vergogna a portare il nostro crocifisso al collo o a vederlo sul muro di scuole e uffici… Ma soprattutto dovremmo prenderlo ad esempio perché è un Amore che tutto perdona e tutto rigenera…
    Un affettuoso augurio di una Pasqua ricca di Luce… e che riesca a penetrare ogni giorno fra le nubi che ci si mettono davanti!

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