Si converte solo chi si ama

«“Bisogna convertirsi continuamente”: così vanno ripetendo i predicatori, specialmente durante la quaresima. Non ne capisco il significato profondo. Non so che cosa richieda. Ho fatto, probabilmente, molti sbagli, ma erano peccati? Sono stato lontano da Dio, ma non sentivo ciò come una colpa. Ora ritorno a Lui quasi come ad un’ultima spiaggia… Che cosa è richiesto a chi vuole convertirsi realmente?».

«Dammi un cuore che ama, e capirà ciò che dico. Dammi un cuore anelante, un cuore affamato, che si senta pellegrino e assetato in questo deserto, un cuore che sospiri la fonte della patria eterna, ed egli capirà ciò che dico. Certamente se parlo ad un cuore arido non potrà capire». Con queste parole Sant’Agostino potrebbe rispondere a chi lo interpellasse sull’essenza di ogni conversione. Questa esige una conoscenza di se stessi e del modo e dei tempi dell’agire di Dio. Un conoscenza legata non tanto a una dinamica intellettuale, quanto a un rapporto affettivo, visto non come ostacolo alla ragione, ma come suo vero potenziamento.

Agostino si presenta a noi come il modello ideale per ogni possibile conversione. Grande santo perché integralmente uomo, con tutte le virtù e tutte le passioni alle quali è soggetta la natura umana. Non ha mai ceduto di fronte ai compromessi, non ha accettato le mezze misure, ha amato fino in fondo le persone incontrate mai a caso. Si è lasciato condurre dalla Provvidenza che si serve anche del limite, del male e del peccato per forgiare il santo.

Ha sbandato? Sì, ma ha sempre cercato la verità. Ha infranto i comandamenti? Non penso volontariamente: ha amato tanto la ragazza che lo rese padre di Adeodato. L’avrebbe anche sposata, se non si fossero opposti prima sua madre e poi l’imperatore del quale era segretario. Ha amato Nebridio come Davide amava Gionata. Amore affascinante e profondo, perché Dio era in mezzo a loro. Era convinto che nulla di ciò che è umano avrebbe potuto perdersi, anzi, che tutto sarebbe durato eternamente.

All’inizio, ogni tipo di amore era presente in modo confuso nel suo animo, ma il passare del tempo lo aiutò a capire che tutto quello che cercava sulla terra, nei vari amori, non poteva avere che un nome: Dio; un volto: Cristo; un ispiratore: lo Spirito Santo.

Solo Dio avrebbe potuto dare un senso al suo profondo bisogno di convertirsi, lasciando che Dio fosse Dio, che lo seducesse totalmente. Da parte sua, doveva semplicemente lasciarsi afferrare da quell’Amore che aveva fatto il primo passo e che da lui richiedeva solo un fiducioso abbandono. Per cadere poi in ginocchio, sussurrando nel pianto:

«Tardi ti ho amato, Bellezza tanto antica e tanto nuova; tardi ti ho amato! Tu eri dentro di me, ed io fuori. Lì ti cercavo. Deforme mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Tu mi hai chiamato, e il tuo grido ha vinto la mia sordità; hai brillato, e la tua luce ha vinto la mia cecità; hai diffuso il tuo profumo, e io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace».

Quante volte il confessore sperimenta, nella propria vita, il miracolo di persone che si convertono con la stessa radicalità e con la stessa logica con la quale Sant’Agostino s’abbandonò totalmente a Dio! Il miracolo di vedere che l’esperienza del vescovo di Ippona ha molto da insegnare a ciascuno di noi, purché ci decidiamo a capire chi siamo, quali doni il Signore ci ha fatto, quanto stiamo rispondendo alle innumerevoli grazie che ci ha elargito e continua a donarci ogni momento.

Alla base di ogni nostra conversione ci sono, oltre al primo passo fatto da Dio, le preghiere che altri elevano al Signore per noi, il buon esempio dei santi, il martirio di tanti cristiani – nell’ultimo secolo ci sono stati più martiri rispetto ai diciannove secoli precedenti –, l’incontro con una persona che non ci giudica, ma semplicemente ci ama e ha il potere di alzare la mano benedicente, mentre perdona i peccati del passato. Peccati compiuti a volte consapevolmente e che Dio dimentica, perdonando. A volte compiuti per ignoranza o leggerezza, o a causa di un carattere impulsivo, non controllato o ferito dalle mancanze d’amore nella giovane età.

Furono veri peccati? Dio solo lo sa! Non fa male, comunque, confessarsi con grande umiltà, mettendoci a nudo, sapendo di essere a tu per tu con il Signore. Grande sarà il senso di liberazione e la forza ricevuta dal sacramento, vissuto come provvido richiamo a una continua conversione a Dio, avvicinandoci al quale noi scopriamo sempre più le nostre ombre. Lui è la luce. Alla sua presenza noi vediamo tutte le omissioni, tutte le nostre miserie, tutti i peccati.

Perdonati, riusciremo a perdonare i nostri genitori per gli sbagli che hanno fatto allorché eravamo giovani. Perdoneremo quella società che ci ha turlupinati con il miraggio di seduzioni che non appagano questo inquieto cuore. Perdoneremo gli amici che, dopo tante promesse, se ne sono andati senza una parola, senza una spiegazione. Perdoneremo con un sorriso quelle persone che, da noi aiutate, non solo non sono state riconoscenti, ma hanno morsicato la mano benefica. Perdoneremo la persona che, scelta come amore per tutta la vita, ha tradito…

Ma soprattutto, l’incontro con l’uomo di Dio, che assolve da tutti i peccati, darà pace, assieme alla certezza che il Signore concede la grazia necessaria perché il peccatore perdoni se stesso. Il peccato confessato non esiste più.

Il cammino di conversione consiste allora nel riscoprire la propria bellezza, la propria unicità, i propri doni. L’anticipo di fiducia che Dio dà al peccatore – tramite un suo ministro – aiuta a scoprire le proprie potenzialità e a metterle al servizio dei fratelli. Aiuta a vivere l’istante presente, moltiplicando il bene sciupato in tanti anni di ambiguità, allorché si sentiva come incerto il confine tra il bene e il male, la gioia e il dolore. Aiuta a cogliere nel proprio precario vivere i frammenti di immortalità, come faceva Sant’Agostino che, finalmente inondato di grazie, innamorato dell’Amore, poteva instancabilmente ripetere: «Ama e capirai».

Ringraziamo il Signore, che si serve di noi per invitare i fratelli a lasciarsi convertire da Lui. Egli ci fa comprendere che noi possiamo aiutare una persona a convertirsi solo se la amiamo, perché amando comunichiamo Dio. Solo se amiamo “la Verità antica e sempre nuova”. Solo se ci sta a cuore chi, in lacrime, si inginocchia davanti al ministro della Riconciliazione che lo invita a ricevere il corpo di Cristo, non perché lo merita, ma perché di Lui ha bisogno. L’amore non si merita: si accoglie.

Valentino

Commenti

  1. samantha
    feb 15, 16:21 #

    E’ vero che una persona può convertirsi solo se la amiamo e a questo proposito, proporrei il film “Il Circo delle Farfalle”, di cui ho visto solo una parte che il nostro don ci ha proiettato, e che mi ha sconvolta in tutti i sensi.Tuttavia, qui si evince in modo mirabile quanto é importante per ogni essere umano sentirsi amato per riuscire a dare sempre la parte migliore di sé e uscire da se stessi per andare verso il prossimo, piuttosto che rintanarsi nei propri limiti e implodere pieni di rabbia, sulle proprie macerie.
    Personalmente ho sempre bisogno di qualcuno che mi aiuti a riscoprire le mie potenzialità per metterle al servizio del prossimo,ma spero ancor più di riuscire ad essere “motivatore”,trasmettendo l’amore che ricevo da Dio.
    Samantha

  2. Giuseppe
    apr 15, 14:13 #

    Oggi per la prima volta ho visitato, dietro segnalazione di un giovane amico (io mi sento giovane di spirito ma sono prossimo ai 65 anni) questo sito “Valentino Salvoldi”, e pensare che quando l’ho conosciuto il Don ho percepito che religioso lo era in coerenza d’autenticità, ma non sapevo di queste ricche comunicazioni dense di Spirito che espone per tutti coloro che ne vogliono attingere. Bene sono contento d’averlo scoperto grazie ad Andrea, a tutti saluti e come dicono i miei amici del Cursillos: “ Ultreya “ , saluti a tutti quelli che mi leggono Giuseppe

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