Ponte Nossa, 7 Dicembre 2007

Natale per chi è e si sente giovane

Sussulta il mio cuore
là dove è straripato il mistero.
Nella mangiatoia m’attende
il principe della pace
per fare festa, accendere un fuoco
e illuminare la mia notte.
Festa della mia rinascita.

Fuoco scoppiettante di contagiosa gioia.
Notte più chiara di fulgida aurora.
E nel rigenerante stupore di infanzia
ancora una volta, per me,
si fa carne l’antica promessa:
«La mia gioia è di essere
con i figli degli uomini».

La sua gioia e la sua gloria diventano mie, mentre cerco la sintonia di cuori desiderosi di formare una comunità di giovani che , quando parlano di pace, non dicano: «La pace sì, però…».
Giovani che non facciano discorsi che conciliano l’inconciliabile, ma optino per una pace nuda: la disarmante pace del Bambino di Betlemme, nudo nella mangiatoia e del Figlio di Dio, nudo sulla croce.

Giovani che non releghino tra le utopie il precetto di amare tutti. E tra questi «tutti» c’è il terrorista, chi ti invidia e ti fa del male, chi, sistematicamente, cerca di rubarti il dono della pace interiore, chi attenta alla tua vita.

Giovani che sperimentino la gioia di essere un dono, per tutti, pronti a dare anche la propria vita avendo una ragione per morire e, così facendo, dimostrano che hanno anche una ragione per vivere…

Giovani che anelino a rendere eterno il tempo, immergendolo nell’amore. Siamo in avvento: il tempo dell’attesa, il tempo di una «scandalosa» speranza. Scandalosa, perché chi mai oggi, vedendo come va l’umanità, può sorridere invitandoci a credere, e credendo operare, e sperando amare?

Lungo è il tempo dell’attesa. Straziante il tempo del dolore. Corto, troppo corto il tempo dell’amore. Corto, ma provvido: pur nella sua brevità è fonte di grazia, crea la nostalgia dell’Assoluto, immerge in Dio e ti rende sempre più simile a Cristo.

Amando, tu hai già vinto la morte, mentre rendi eterno il tacito fluire dei tuoi giorni. Perciò vivi, spera e ama, godi la vita e sogna un tempo in cui il dolore sia un seme. L’attesa sia speranza, e l’incontro un anticipo di paradiso.

Io, credendo nell’Amore, all’inizio dell’Avvento – che per la Chiesa segna il dischiudersi di un nuovo anno – ti confido il mio sogno: vincere la tristezza, puntando ancora una volta sull’anticipo di fiducia da accordare ai giovani.

I giovani appaiono bellissimi. Ma, come meteore, come albe e tramonti, molti di loro subito svaniscono. I giovani sono come un germoglio. Bello nel suo nascere. Affascinante nello sbocciare, ma… presto – troppo presto – sono trapuntati di spine… Ma, al di là della vanità del tutto e della precarietà, vedo i germogli, i giovani, come un tesoro, un talento. Sono la concretizzazione dei sogni di Dio e miei.

Il mio sogno: accostarmi a quei giovani che vogliono restare tali per rendere le loro speranze meno effimere delle visioni del mattino che svaniscono al brusco risveglio e che più non si ricordano. Accostarmi ai giovani per tenere viva in loro la voglia di amare. Farli incontrare a diversi livelli, prediligendo l’esperienza forte di fede. Incontrando Dio, il loro sogno resterà eterno e la loro giovinezza sarà consacrata da un profumato crisma. Sulle orme di Cristo, troveranno la loro vera umanità, apprenderanno il gusto di vivere, faranno emergere il Dio velato dalla carne e svelato dall’Amore…

La nuda pace rivesta te in questo Natale e in tutto il tempo che il Signore ti concerà: lunghi anni, perché tanti ne occorrono per diventare giovani.

Valentino

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