Dio, Volto di ogni nostro volto

«Da giovane ho partecipato ad alcuni tuoi incontri sul Cantico dei Cantici. Mi hai aiutato ad innamorarmi del Signore. Col passare degli anni ho visto che il Dio dell’Antico Testamento spesso ha il volto del giudice che punisce. Adesso che ho superato i cinquanta anni non so che volto dargli, perché spesso tace. Sarei curiosa di sapere come percepisci Dio, dopo aver speso la maggior parte del tuo tempo nei paesi più poveri della terra. La tua fede non è mai vacillata? Ancora credi che ‘più forte della morte è l’amore’?».
 
Circa otto secoli prima di Cristo, l’Autore del Salmo 37, dopo aver invitato il credente a stare in silenzio davanti a Dio, esprime il desiderio di scoprire che volto abbia l’Altissimo, come si comporti con i giusti e con gli empi; gli chiede di non permettere che egli perda la fede, invecchiando.
 
Col passare degli anni, per molti svanisce l’entusiasmo, si offusca un po’ il volto di Dio e sorge una giusta indignazione nel vedere “gli empi prosperare e i poveri venduti per un paio di sandali”.
 
Il malvagio trama piani contro il giusto e digrigna i denti contro di lui… Ma Dio di lui ride, perché vede che i suoi giorni svaniscono. Ha accumulato beni, ma per chi? Troneggia come i cedri del Libano, non volendo rendersi conto che anche essi, prima o poi, cadono tanto più rovinosamente quanto più le loro cime svettavano maestose nel cielo. Perciò il Salmista invita il giusto a non affrettare giudizi, a fermarsi e tacere, nell’attesa che Dio sistemi ogni cosa, finché possa concludere: «Ero giovane ed ora sono vecchio e non ho mai visto il giusto abbandonato».
 
Per essere viva e vivificante, la fede va nutrita con la Parola di Dio e con le opere di carità; va rafforzata con la speranza; va radicata nella vita della Chiesa; va alimentata con i sacramenti e incessantemente chiesta come dono al Signore. Senza queste premesse, i cristiani devono aspettarsi quel disastro che appunto la Bibbia esprime con la sconcertante immagine: “cadono anche i cedri del Libano”.
 
Assieme a tanti credenti di ogni tempo, mi piace ripetere a Dio, come un ritornello: «Ponimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo tra le tue braccia, perché più forte della morte è l’amore». E sogno che la morte mi colga ricco di quella fede che ha portato l’autore del Cantico dei Cantici a intonare il suo poema, in cui mirabilmente fonde l’amore umano e l’amore divino.
 
Come distinguere i due amori? Don Milani, sul letto di morte confessava di essere stato un innamorato a volte un po’ pasticcione, perché non sempre aveva capito se amasse di più Dio o l’umanità, ma si rasserenava pensando che a entrambi aveva cercato di rimanere fedele, rinnovando sempre a tutti la sua consacrazione.
 
Una volta mia madre mi fece una confidenza: «Mi sono confessata e ho detto al prete che mi sentivo in peccato perché non sapevo se amavo più Dio o i miei figli. E lui mi ha suggerito di amare il Signore amando voi». Saggia risposta, fonte di consolazione: siamo chiamati a trovare Dio in noi, nel nostro prossimo, facendo però attenzione al fatto che il Signore non fa sconti sulla perentorietà dell’obbligo di osservare i primi tre comandamenti. Questi potrebbero essere riassunti nell’immagine veterotestamentaria del “Dio geloso”: vale a dire, un Dio che non vuole essere messo al secondo posto nella nostra vita. Tanto è vero che il primo significato di “adulterio” per gli Ebrei è proprio questo: anteporre qualcuno a Dio.
 
Pure Cristo ha ribadito il medesimo concetto, quando ha voluto rivelarci l’autentico volto del Padre: amore tenero, misericordioso e infinito. Amore divino e umano allo stesso tempo. Amore però estremamente esigente: non ammette le mezze misure, non permette di voltarsi indietro dopo aver posto mano all’aratro. Non permette neppure di andare prima a seppellire i propri morti: «Lascia che i morti seppelliscano i morti. Tu vieni e seguimi!».
 
Nessuno ha mai visto Dio, ma Cristo ce lo ha rivelato con la sua vita, con il suo insegnamento, con il suo “essere dono totale”, fino alla morte, riscattata con la Resurrezione. Incontrando Gesù, vediamo il Padre, che non ha l’aspetto violento che alcuni Autori sacri gli attribuiscono. Non è il Dio che si vendica e fa pagare ai figli le colpe dei genitori fino alla terza e alla quarta generazione: «Dio non vuole la rovina del peccatore, ma che si converta e viva» (Ezechiele 18,23.31-32; 33,11).
 
Il Maestro non solo ha evangelizzato i suoi discepoli, ma ha pure “evangelizzato” Dio, cioè ha portato a noi la buona notizia sull’identità del Padre e della Trinità, «vita intellettual piena d’amore». Ci ha fatto capire quanto abbiano balbettato anche uomini santi, nell’Antico Testamento, attribuendo al Signore le miserie umane, cercando a fatica una teologia che giustificasse l’ingiustificabile, attribuendo tutto a Dio, anche ciò che umanamente è assurdo.
 
Vedendo come si comporta Cristo, il credente capisce che Dio non vuole punirci, ma salvarci; non vuole la morte del peccatore, ma la sua conversione; non vuole mandarci all’inferno, ma innalzarci al Paradiso dal momento che Egli, per noi, è disceso fino agli inferi: ha preso su di sé tutto il dolore umano, per riscattarlo sul legno della croce e portarlo con sé, presso il Padre, nella gloria della Resurrezione.
 
È questo il Dio in cui credo. Quel Dio che mi si è rivelato il 29 novembre 1968, alle 23,30 al cimitero, davanti alla tomba di mia sorella Elisa, come più volte ho raccontato. Da allora certamente, ogni tanto la fede vacilla. Non mancano i dubbi. Ma anche nei momenti di maggiore aridità continuo a vivere come se Dio fosse per me il più tenero dei padri, il più amabile dei fratelli, il più affascinate Amore. Gli dico, anche davanti alle prove, di non portarmi via la fede: «Io continuo a credere in Te, in virtù dell’esperienza che di Te ho fatto nel mio passato. Fu solo per un istante. Fu una fortissima luce … pallidissima ombra di quanto mi aspetto di sperimentare allorché, “caduto il muro d’ombra”, vedrò Te, Signore, così come sei e diventerò simile a Te, Volto di ogni nostro volto».

Valentino

Commenti

  1. silvia
    nov 27, 01:07 #

    Adesso che ho più di 70 anni, ho imparato a credere che Lui, il Signore, è presente nel silenzio, nel mistero della Sua presenza-assenza.
    Lui, ha sempre il Volto della Misericordia anche soprattutto quando Lo invoco e sembra tacere.
    Dove sei, Signore? Mi lasci nel buio, nel dolore, nel dubbio…Vedi che soffro e t’invoco.
    Tu sai e puoi.
    Obbedisco, perchè Tu mi ami.
    Il Tuo Volto è il volto di tutti coloro che mi hai dato.
    Verrò e vedrò il Tuo Volto.

  2. Ermanno
    nov 28, 14:31 #

    …… l’autentico volto del Padre: amore tenero, misericordioso e infinito. Amore divino e umano allo stesso tempo….

    ___
    Molto bella questa pagina che ci ricorda l’Amore infinito del Padre per noi !
    Molto spesso soffocata dalla concezione di un Dio severo e solo Giuduce, quasi “distante”, ma la realtà è che Lui è prima Amore Infinito e Misericordioso !

    Grazie Don Valentino per queste parole che rianimano il Cuore e l’Anima donandoci quel “sapore” dell’Amore del Padre!

    Ermanno

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