«Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre»

«La Chiesa è lo spazio che Cristo offre alla storia per poterlo incontrare». Questa è una delle affermazioni più belle del Messaggio dei vescovi, a conclusione del Sinodo sulla nuova evangelizzazione. I Padri sinodali hanno ribadito a tutta la cristianità che «la fede si deci­de tutta nel rapporto che instauriamo con la persona di Cristo».

Rapporto personale, reso possibile nella vita della Chiesa, i cui membri testimoniano il Signore vivo tra noi, in ciascuno di noi. Vivo: non un ricordo, non un maestro del passato, ma il fratello, l’amico che cammina con noi e che ci offre a la possibilità di ristorarci e dissetarci al pozzo, con un’acqua che è la sua stessa persona, prima di essere il suo messaggio.

Credere nella Chiesa vuol dire professare la propria fede in Cristo che oggi s’incarna in me e nel fratello che con me ascolta la Parola, spezza il Pane e impara ad amare sempre più il Prossimo.

Uno dei primi grandi santi che ha aiutato la cristianità a credere nella Chiesa è San Cipriano. Convertitosi al cristianesimo – all’inizio del terzo secolo –, diventato vescovo di Cartagine, ha lottato tutta la vita per l’unità della Chiesa, per mantenerne pura la dottrina, per invitare tutti ad avere misericordia verso chi, per paura della persecuzione, aveva peccato di apostasia (rifiuto volontario e formale della propria religione). Ha vissuto in esilio, ha protetto il suo popolo perseguitato, ha accettato serenamente la decapitazione per dimostrare pubblicamente la sua fede. Ecco una delle sue pagine più belle: «La Chiesa, sposa di Cristo, non sarà mai adultera: essa è incorruttibile e pura. Ci conserva per Dio. Destina al Regno i figli che ha generato. Chi abbandona la Chiesa di Cristo, non perviene certo alle ricompense di Cristo. Costui sarà un estraneo, un profano, un nemico. Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre».

Sant’Ambrogio, parlando della Chiesa ha fatto ricorso a un’espressione spesso fraintesa: «La Chiesa non rifiuta l’unione con numerosi fuggiaschi, tanto più casta quanto più strettamente è congiunta al maggior numero di essi, essa che è vergine immacolata, senza ruga, incontaminata nel pudore, amante pubblica, meretrice casta, vedova sterile, vergine feconda». Ambrogio era abituato a riconoscere i peccati dei figli, senza sconfessare la santità della madre: «Non in se stessa, o figlie – scrive nel De virginitate – non in se stessa, ma in noi la Chiesa è ferita…».

Dal contesto nel quale è posta l’espressione “casta meretrice” si capisce il pensiero del santo vescovo di Milano: la Chiesa non è una prostituta, ma doppiamente santa. È casta e accoglie i peccatori. È costituita da santi, vale a dire da persone che – giorno dopo giorno – si santificano non perché evitano ogni peccato, ma perché ogni volta si sforzano di tornare da capo, liberarsi dalle proprie miserie e aspettare il giorno in cui, vedendo Dio faccia a faccia, saranno come Lui.

In nessun tempo sono mancate nella Chiesa le ombre, i limiti e i peccati, ma non è neppure mancata una marea di persone che – benché non elevate agli onori degli altari – sono più che sante. Cristiani orgogliosi di appartenere a Cristo ed essere membra vive della Chiesa: anche quando si sono confrontati con le sue debolezze, anzi, quando sono stati non compresi o addirittura perseguitati dalla Chiesa stessa – ciò che spesso capita ai profeti – non hanno esitato a professare il proprio amore per lei. Hanno testimoniato a parole e con la vita che, quand’anche la Chiesa fosse una meretrice, è pur sempre nostra madre. Ci ha generato a Cristo. Ci elargisce continuamente tante grazie. Ci conduce al Padre, lei, la “ Madre dei santi”.

Durante il Sinodo sulla nuova evangelizzazione, non sono mancati interventi di vescovi che guardano con preoccupazione alla situazione attuale della Chiesa. Anche alcune riviste cattoliche non hanno esitato a scrivere articoli che sottolineano il pessimismo serpeggiante tra i padri sinodali. Essi stessi hanno risposto di essere giustamente preoccupati, ma non pessimisti. Il fondamento dell’ottimismo cristiano consiste nel fatto che Cristo è con noi, fino alla fine dei secoli, ci sostiene con la Parola, ci santifica con i sacramenti e ci garantisce che le porte degli inferi non prevarranno contro la sua Chiesa.

Una Chiesa che sta fiorendo in Africa, con un numero sempre crescente di conversioni, con seminari che straripano di studenti candidati al sacerdozio, con liturgie domenicali gremite di gente che chiede solo di stare il più a lungo possibile nella casa del Signore, per pregare, danzare e cantare senza fine le lodi al Dio clemente e misericordioso.

Una Chiesa che è viva nell’America Latina, con cristiani che si sforzano di conciliare la pietà popolare – bisognosa di purificazione, ma viva nella gente orgogliosa della propria fede – con il magistero dei vescovi, centrato sulla ricerca di giustizia e di pace.

Una Chiesa che nell’America del Nord vede con soddisfazione tornare ai sacramenti molti giovani, stanchi e delusi dalle vane promesse della civiltà moderna, consumistica e senza valori.

Una Chiesa che non genera molte conversioni in Asia, ma che si sta purificando nella persecuzione di tanti cristiani, che non accettano le seduzioni dei governi al fine di creare una Chiesa patriottica, la quale non ammette ufficialmente il primato del papa ed è riconosciuta dal governo. Persecuzione che prepara una nuova schiera di cristiani, dono che il Padre fa a quei popoli rafforzati nella fede dal sangue dei loro martiri.

E in Europa? Qui la Chiesa deve accorgersi della grande sete che la cristianità ha di verità, di essenzialità, di valori spirituali, di Dio. La sete c’è, occorre allestire pozzi con acqua buona. Acqua che è Cristo, da presentare nella sua essenzialità senza tanti orpelli: Colui che dà un senso al nascere, un gusto al vivere e una curiosità anche al morire, e che solo può bastare a riempire la nostra vita.

Cristo e la Chiesa devono essere presentati con un linguaggio attraente, con entusiasmo e con uno spirito che sappia scoprire il bello e mettere in evidenza il positivo. Dovrebbe… mettersi alla scuola dell’ottimismo e dell’arte oratoria di Obama che, nel discorso della vittoria (elezioni 2012), non ha esitato a dire: «Siamo la grande famiglia americana e abbiamo gli stessi obiettivi. Per l’America il meglio deve ancora venire».

Speranza, ottimismo e bellezza possono far rifiorire la Chiesa in Europa, grazie a chi crede nei miracoli e li fa accadere.

Commenti

  1. SASA' BARRESI diacono
    nov 18, 20:15 #

    sei un grande….
    ieri sera all’eucarestia mi hai profondamante colpito….

  2. Luana
    nov 29, 12:58 #

    Speranza, ottimismo e bellezza.

    Grazie don Valentino. Grazie per la tua fede.

  3. Concetta
    ago 10, 15:52 #

    Ciao Valentino…
    Nel tuo scritto ti riferisci alla Chiesa Una Cattolica e Apostolica?
    Secondo me, la Chiesa è Madre non quando si “ha Dio per Padre” come se fosse un atto di libera scelta voler essere figli di Dio (perché Dio è Padre di tutti), ma quando essa mi dà la possibilità di conoscere e fare esperienza di Dio come Padre. Mi spiego meglio.
    Cristo ci ha rivelato il volto del Padre (“ Chi ha visto me ha visto il Padre”, Gv.14,9). Ora, ciò che Cristo ci mostra è un Dio Amore, Amore in ogni sua forma, ed è sempre Lui a dire che “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto” (Gv 14,6-7). Se Lui è espressione del volto di Dio mi viene da credere che il compito della Chiesa sia quello di mostrarmi Dio così per come è: Amore, Verità, Vita. Se mi mostra questo allora posso sentirla come madre.
    E quando invece l’immagine che me ne dà non corrisponde al Vangelo che si fa? Entriamo nell’edificio chiesa e scacciamo fuori gli “ipocriti” come fece Gesù al Tempio? No! Noi innanzi tutto dobbiamo essere compassionevoli e non giudicare nessuno. Però possiamo essere scacciati via, emarginati, derisi, umiliati dai “pii cristiani”. Ma il versetto del Vangelo che mi dice che ciò sia lecito qual è? Quando sono proprio i sacerdoti a mostrare un Dio ambiguo che si fa? Ah sì vero… loro sono uomini, tutti siamo peccatori. Giustissimo! Non infangare il nome del fratello allora! Non perseguitarlo ingiustamente… “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). Bell’amore che dimostrano certi cristiani! Ti usano, ti spremono come un limone e poi quando non hai più succo o non gli servi più sei buttato via. Ma non finisce tutto con l’indifferenza, eh no. Si comincia ad istigare quasi odio verso di te negli altri. Andiamo bene…
    Non sarebbe meglio allora mettere in pratica ciò che Gesù dice ai suoi discepoli quando li istituisce apostoli? “Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi.” (Mt 10,14)
    Si sa… ogni profeta non è accolto bene in casa propria. Cristo fu addirittura ucciso!

  4. lucia
    lug 18, 17:42 #

    Sono fuori del coro.
    chiedo se avete una poesia da recitare davanti ad un vescovo.
    Mercoledi viene il Vescovo di tortona e siamo impreparati. GRAZIE PER QUEL CHE POTRETE FARE.
    Lucia

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