Terra Santa: "Quinto Vangelo"

«Carissimo Valentino, in questi giorni sei nella Terra Santa. Sono curioso di sapere quello che impari in quel Paese irto di contraddizioni. Sapere se lì un cristiano veramente possa aumentare la sua fede. Da adolescente ho fatto con te un cammino di fede. Adesso vivo di rendita… Però mi trovo in casa tre figli adolescenti che non riesco a coinvolgere in una vita di preghiera. Ogni tanto vengono a messa, sbuffando. Quando accenno a leggere con loro una pagina del Vangelo si rompe l’armonia in famiglia. Adesso che stiamo andando verso l’anno della fede, che cosa mi suggerisci per tentare di portare Dio nella mia casa, prima di proporlo in parrocchia?».

Paolo VI ha definito la Terra Santa “il quinto Vangelo”. Spendere un po’ di giorni in questa terra, conoscerla, studiare la sua storia, il suo ambiente umano e geografico, contribuisce a una vitale comprensione del messaggio della Sacra Scrittura. Un pellegrinaggio sulle orme di Gesù costituisce senza dubbio una proposta significativa per chi desidera approfondire la propria fede.
Un gruppo di amici ha accettato la mia richiesta di aiutarmi a meditare e pregare nella Terra Santa e, grazie al comune intento di trasformare un pellegrinaggio in un corso di esercizi spirituali, ha potuto rafforzare in modo significativo la propria fede, rivivendo i sacramenti nei luoghi in cui Cristo li ha istituiti.
Un pellegrinaggio in cui il protagonista è stato lo Spirito Santo che abbiamo invocato alla partenza in aeroporto, mentre attendevamo il volo, preparandoci così al santo viaggio: «Spirito Santo, Amore, apri la nostra mente perché intenda il linguaggio dell’eterna Parola, tesoro da cui trarre verità antiche e sempre nuove. Apri le nostre labbra, Spirito d’intelletto e di consiglio, per cantare e lodare il santo nome di Gesù, nostro Dio e Fratello, nostro scudo e fortezza. Apri il nostro cuore, Spirito di sapienza e di scienza, a una continua conversione per gustare le meraviglie del creato, aderire alla follia evangelica, inebriarci della Parola e del Pane di Vita. Apri le nostre mani, Spirito di fortezza e di pietà, per tradurre in opere di giustizia l’affascinante proposta di fede che ci addita, nel più piccolo dei fratelli, il nostro Signore e nostro Dio».
La prima tappa del pellegrinaggio è stato il monte Carmelo, là dove Elia si è convertito dopo la strage dei quattrocento profeti di Baal e ha deciso di affrontare il deserto: la vita spesso ci mette di fronte allo sconcertante silenzio di Dio, che viene a noi come vento leggero leggero. Vento, “Ruah”, Spirito Santo, di nuovo invocato mentre i pellegrini venivano unti con l’olio dei catecumeni, per ricevere forza di cambiare vita, distaccarsi dalla logica mondana e fare propria la follia evangelica: le Beatitudini.
Per capire l’essenza del cristianesimo, che si esprime nel vivere a fondo il mistero dell’Incarnazione (“Dio si fa uomo, perché l’uomo si faccia Dio”), abbiamo speso una giornata a Nazareth: città caotica, non bella, ma utile per capire che Cristo ha preso su di sé tutto il limite umano, ha vissuto la quotidianità in un paese in cui la gente non lo stimava, anzi… voleva addirittura buttarlo giù dal precipizio dopo che Egli, nella sinagoga, aveva proclamato che in Lui si attuavano le profezie di Isaia. Ed ecco il tempio dedicato alla Madonna che piange perché suo Figlio non è accettato. La Madonna… Dopo lo Spirito Santo, è stata Lei l’oggetto della nostra continua meditazione: con i suoi occhi abbiamo rivisto tutta la vita del più bello dei figli dell’uomo, trattato dalla sua gente come “reietto, non uomo, ma verme, uomo familiare con il soffrire… Lui che ci guarisce con le sue ferite”.
In un tempo in cui Dio veniva considerato come “il totalmente altro”, inaccessibile, il cui nome non poteva neppure essere pronunciato, eccoLo “impastarsi” nel rapporto d’amore tra una ragazzina e il suo fidanzato, con la stessa logica con la quale, non ascoltato, Dio aveva parlato al suo popolo attraverso il “Cantico dei Cantici”: «Baciami con i baci della tua bocca. Ponimi come sigillo sul tuo cuore, perché più forte della morte è l’amore».
Cana ci ha permesso di valorizzare ogni forma d’amore, mentre i coniugi rinnovavano le promesse matrimoniali. Per il credente, lo Sposo è Cristo. Marito e moglie diventano un’unica realtà: mentre mantengono la loro identità, aumentano il corpo di Cristo. Sono uno in Cristo. Grande sacramento che gode della stessa dignità del sacramento dell’Ordine, rivissuto in ogni Eucaristia. Ed è stata proprio la celebrazione della santa messa l’esperienza che più ha conquistato i pellegrini, anche per il fatto di avere potuto celebrarla proprio nei luoghi più significativi della vita di Cristo: dalla Cappella dei pastori al Monte degli Ulivi, davanti alla Città Santa, all’aperto, in luoghi appartati, riservati al nostro silenzio di adorazione del grande mistero che continuamente andavamo rinnovando.
A Cafarnao, sul lago di Galilea, abbiamo pregato Pietro per la “barca” a lui per primo affidata: su quel lago, quando era sopraggiunta la tempesta, Cristo dormiva. Pietro aveva svegliato il Maestro: «Non t’interessa che affondiamo?». E lì il Signore gli ha insegnato a non preoccuparsi (a non affannarsi prima del tempo), ma ad occuparsi (a fare cioè la propria parte al momento opportuno) e poi… dormire, lasciando che la barca sia guidata da Gesù. Lezione imparata a comune vantaggio: mentre Pietro, in prigione, dormiva, l’angelo del Signore venne a liberarlo.
Il cristiano si preoccupa della fede dei figli e di tanti che non conoscono ancora Cristo: l’insegnamento del Maestro si riassume nell’invito a rafforzare noi, continuamente, la nostra fede; a formare noi stessi, in ogni età, alla luce del Vangelo; ad approfondire sempre più il nostro incontro con Gesù; a vedere la realtà con il suo stesso sguardo d’amore rivolto a tutti, senza giudicare. Stando nella Terra Santa, verrebbe voglia di prendersela con i vari appartenenti alle diverse religioni e – forse ancor di più – con i cristiani divisi tra di loro, ma Cristo ci insegna a “togliere la trave dal nostro occhio, prima di levare la pagliuzza dall’occhio del nostro fratello”.
Una delle tappe più significative del nostro pellegrinaggio è stata quella presso il fiume Giordano: nelle acque limacciose e sporche – sporcate dai nostri peccati – ci siamo immersi per rivivere il Battesimo e chiedere la grazia di vedere il mondo e i fratelli con lo sguardo puro di Giovanni Battista. Purificato dal silenzio dell’arido deserto di Giuda, il Precursore, che mai aveva incontrato Gesù, incontrando il suo sguardo non ha esitato ad affermare: «Ecco l’Agnello di Dio».
Per questo siamo passati dal Giordano al deserto, con il rimpianto di non poterci fermare di più, perché non è prudente trascorrere lì la notte, circondati dai beduini che – forse inconsciamente – ribadiscono ed esasperano le tre tentazioni sperimentate anche da Cristo: prosperità, popolarità e potere. Tentazioni che furono il preludio della grande prova subita da Cristo sul Calvario: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
E lì, sul Golgota, ci siamo fermati due giorni, nella immensa basilica della morte e resurrezione del Signore. Ciò che lì affascina è il fatto che, magari urlando, tutti pregano. In Cristo ci si sente fratelli: diversi, complementari, pesanti, chiassosi, “rognosi”, ma pur sempre fratelli. Da quell’immenso tempio partiamo per ritornarvi, come api che tornano alle loro arnie e, ronzando, producono miele. Ognuno nella sua cella. È la casa comune, dove Cristo prende su di sé tutto quello che è umano e lo fa vivere e morire nella sua carne, quale premessa di resurrezione. Quel tempio della più grande confusione si imprime nella mente e nello spirito del pellegrino come luogo dell’incontro, della tolleranza, del perdono e della più grande sfida a credere che la diversità è ricchezza agli occhi di quel Dio che è illogico per amore, muore per farci vivere e ci sussurra, con le parole di Sant’Agostino: «Ama e capirai».
…E, sulla via del ritorno, niente di più bello che fermarci a Emmaus a rinnovare il sacramento della Cresima. Unti con il sacro crisma, ci siamo impegnati a portare a casa il profumo di Cristo, la nostra fede rinverdita da un supplemento di grazia, il nostro desiderio di comunicare ai familiari l’esperienza della Terra Santa che rende palpabile la gioia di credere, e credendo sperare e, sperando, amare.

Valentino

Commenti

  1. Christian
    set 18, 08:54 #

    Molto più di un viaggio, molto più di un pellegrinaggio, molto più di un semplice stare insieme…Abbiamo respirato, toccato e vissuto Cristo nella sua terra!
    Devo ringraziare Don Valentino, perchè la corsa quotidiana della vita, fatta da molte distrazioni e preoccupazioni spesso soffoca le domande profonde che sono in noi e la ricerca di Dio che dà senso e scopo alla nostra vita viene un pò meno…Bene, questi 6 giorni sono stati come un bagno fresco nelle sorgenti della fede! Fede e ragione: qui sono riuscito a coniugarli bene, a capire i luoghi, le distanze e i costumi del tempo che spesso per noi essendo lontani vengono idealizzati rischiando di essere poco compresi.

    Grazie!

  2. Stefano
    set 18, 21:33 #

    Il vivere quotidiano è spesso alienante. E’ difficile focalizzarsi sulla ricerca di ciò che davvero dà un senso alla nostra vita: lavoro, spesa, doccia, bolletta, bambina all’asilo, partita a calcetto, messa, pizza, lavoro, spesa, doccia, e così via. In questa routine da “occidentale medio-borghese tipo” ci si può smarrire. Nessun problema di cibo ma tanti problemi di cuore. Poi un giorno qualcuno comincia a parlarti di Dio, di preghiere, di bontà, di croce, di Amore, quello vero con la A, la M, la O, la R e la E maiuscole. E tutto assume un aspetto migliore. Dove c’era ombra si spande un fascio di luce abbagliante. Ed è così che le persone sono più belle anche se sono sempre quelle, anche se sono brutte. Ed è così che tu sei più bello anche se sembri sempre quello, anche se ti vedi brutto. E ti domandi “Perchè?, Perchè?”
    Poi arriva il giorno in cui vai in Israele e con i tuoi occhi – porta aurea della ragione – togli il velo al mistero. Improvvisamente hai la prova tangibile che duemila anni prima è vissuto un uomo che predicava seminando amore ed è morto da eroe non violento in mezzo ai violenti. Quell’uomo ha calpestato quella terra, si è appoggiato a quell’ulivo, ha pregato in quella sinagoga, ha sedato la propria sete in quella fontana, ha pianto disperato su quel masso, tradito proprio da chi aveva scelto per portare il suo messaggio di amore.
    E allora anche la pizza, la doccia, il lavoro, la spesa e tutto il resto, ebbene sì, anche loro cominciano ad assumere un aspetto migliore, proprio come le persone, proprio come te.
    Grazie Valentino. Grazie per averci reso ancora una volta partecipi della tua saggezza. Grazie per averci insegnato ancora una volta a guardare il mondo con gli occhi dell’amore, ancora una volta guardando quella croce. Grazie

  3. silvia
    set 21, 00:43 #

    Non posso non fermarmi. E passare oltre, come spesso succede, malgrado…
    Terra Santa: un dono indicibile.
    Devo condividerlo.
    Nell’ottobre 1986.
    Una esperienza del tutto interiore.
    Le circostanze esterne:persone, accompagnatori, mezzi, alloggi, parole dette, pasti, …sono una cosa sfumata, mezzo ed occasione per ciò che ho vissuto dentro.Ho da sempre desiderato essere nei luoghi in cui Gesù ha vissuto l’avventura terrena, in cui si è compiuta l’Incarnazione.La Vita, la Passione, la Morte, la Resurrezione-Ascensione…

    Ma mai avrei immaginato – e tuttora l’avverto come un dono straordinario- trovare quello che ho trovato.
    Una cosa sorprendente, della quale non sono riuscita a parlare per molto tempo.
    In questi anni, ho imparato a riconoscere ed accettare dentro di me quello che Lui, il Signore, fa.

    E’ stata una sorpresa perché, pur desiderando molto visitare quei luoghi,non credevo di trovarvi qualcosa di speciale.

    Invece, fin dallo sbarco all’aeroporto di Tel Aviv, ho avvertito con assoluta certezza, un “abbraccio”particolare, un “afflato”insolito la sensazione di incontrare Qualcuno che, proprio li, mi stava aspettando.
    Questa Presenza mi ha accompagnato per tutto il viaggio.
    Non posso dire di averLo incontrato più di quanto Lui sia sempre presente nella mia vita, ma devo dire di avere avuto una esperienza, una conoscenza, una rivelazione precisa della Sua Umanità e della Sua Persona. Soprattutto della Sua Incarnazione. Questa è stata per me una cosa sconvolgente.Una cosa svelatami e rivelatami come un dono ed una chiamata che esigeva una risposta. Ho risposto peraltro senza comprenderne appieno il senso e la portata.

    Questo dono e questa chiamata ho accolto ed accettato con grande paura e tuttora mi chiedo, nelle circostanze della mia vita, che cosa voglia dire e che cosa o come io debba comportarmi per esservi fedele.
    Difficile esprimere ciò che è stato…incontrarLo subito, il primo giorno nella chiesa dell’Annunciazione, con l’Incarnazione.
    Grotta dell’Annunciazione a Nazareth
    Nella grotta casa, all’altare su cui è scritto: Hic, Verbum caro factum est. Qui, il Verbo si è fatto carne.
    Qui, Lei ha detto SI .Qui, il suo Eccomi si è incontrato con quello di Gesù che entrando nel mondo, dice : Ecco, io vengo per fare ,o Dio, la Tua Volontà.(Eb. 10, 5,7).
    Sorvolo per brevità, su altri incontri in altri luoghi…
    Non posso tacere la sosta a Cafarnao, la casa di Pietro dove Gesù è vissuto, avendo lasciato Nazareth.
    La Chiesa del “Primato”dove Gesù ha detto: Tu sei Pietro…

    Tutta la pianura lungo il mare di Galilea…Luce, colori, profumi…
    La sosta al Monte delle Beatitudini. L’incontro alla Messa nella Chiesa delle Beatitudini: sotto l’altare, la pietra su cui Gesù si sarebbe seduto per la moltiplicazione dei pani, per poi pronunciare il discorso delle beatitudini.

    Andando verso il lago, zona turistico balneare -ma il raccoglimento interiore non viene disturbato da nulla, – la voce di un bimbo: abbà…papà…Sono subito al Padre Nostro. E a Gesù sulla croce che, nel momento dell’abbandono, dello strazio, dello “svuotarsi”, chiama il Suo “Papà”..

    La traversata in battello: pace. Silenzio. Ringraziamento. Preghiera.
    Al Pozzo di Giacobbe (di Sichem). Con intima partecipazione, l’incontro di Gesù con la Samaritana…

    Poi, “salita” verso Gerusalemme…

    Alla Chiesa della visitazione.Tra Gerusalemme e Betlemme. La presenza di Maria qui è fortissima. Maria era incinta. Elisabetta era incinta. Presenza vivissima dello Spirito Santo, come alla Basilica dell’Annunciazione-Incarnazione dove Lei ha detto il SI.

    Alla Grotta dei Pastori. Luce e Pace palpabile.

    Alla Natività: bacio del luogo dove è venuto al mondo Gesù. Incarnazione compiuta e manifestata..Commozione profonda invincibile.

    Poi, a Gerusalemme.Casa di Caifa. Prigioni: vi è stato Gesù per una notte. A fianco, una scalinata che porta al Getsemani.
    Gesù l’ha percorsa più volte…..

    Messa nella Grotta dell’arresto: qui –nella grotta- veniva spesso Gesù a pregare.

    Al Getsemani, luogo dell’agonia. Nella basilica ho poggiato la mano sulla roccia su cui Gesù sudò sangue.

    Gli ulivi del giardino, inaccessibili, esaminati con isotopi al carbonio, mostrano di avere 2000 anni. Sono testimoni della Passione di Cristo.Ho vissuto i luoghi della Flagellazione. Della condanna. Il Litostrato, il “gioco del Re”, con l’incoronazione di spine…

    Il culmine di tutto è stata la Messa al S. Sepolcro: un dono insperato. Nell’angusto vano ove è il Sepolcro, un prete slovacco celebrava la Messa: entrati, abbiamo risposto in Latino e il celebrante ha continuato in latino. Ho fatto la Comunione …

    La mattina dopo, prestissimo prima che iniziasse la giornata, Via Crucis da sola.
    Poi al S.Sepolcro: ho toccato la roccia su cui fu piantata la Croce. E’ il luogo cui torno nei momenti più duri…

    Non posso continuare: troppo lungo.La cosa sorprendente è stata la sensazione- indubitabile- di essere “tornata” in luoghi già visti, già vissuti. Nulla è stato “nuovo” ma ogni passo, un tornare su passi già fatti…

    Un profumo soave, indimenticabile, ha accompagnato tutto il tempo là trascorso…

    Il Mistero dell’Incarnazione di Gesù un life-motive che mi ha accompagnato sempre e mai è cessato.
    E’ stato un “viaggio” per sempre.
    Il desiderio di essere in quei luoghi è stato saziato oltre misura…

    E’ stato per me un dono infinito, una “carezza” di Gesù. 11 giorni di libertà, sempre con LUi, una cosa eccezionale, mai successa né prima né dopo.
    La terra Santa, è per me – e credo lo sia realmente per chi vi si reca non per turismo ma in pellegrinaggio – un Sacramento nel senso che rivela, trasmette, comunica la presenza di Gesù.
    Lui vi ha lasciato un Segno indelebile. E’ la Terra che Gli ha dato vita, acqua, cibo, strade…l’aria che ha respirato, tutto ciò che come uomo ha vissuto.
    Un po’ come Maria, la madre. E come Giuseppe, il padre che lo ha accolto, amato, guidato in ubbidienza amorosa al Padre.
    I luoghi che sono rimasti intrisi del suo pianto di bambino, delle sue lacrime, del suo respiro, del suo sudore.
    Della sua voce. Dei suoi passi….del suo sangue …
    Del Suo messaggio di amore fino alla fine.
    Un abbraccio senza fine.
    Un cammino mai finito.

    Terra Santa poi è – nella Fede- la terra della nostra vita. E’ qui che ora Gesù passa,vive,cammina…se io Glielo consento. Se “accetto” che la mia vita sia “Sua Terra”, in cui Lui possa nascere, camminare, operare.Perdonare. Amare, fino alla fine. Morire e risorgere…

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