I giovani di fronte al ritorno di Berlusconi

«Nei giorni scorsi è accaduto un fatto che ha sorpreso la politica e l’opinione pubblica italiana: Berlusconi ha deciso di candidarsi nuovamente alle prossime elezioni.
Berlusconi ha sempre preso le sue decisioni sulla base di sondaggi di cui è sicuro. Questo significa che c’è una grossa fetta di  elettorato che se si presenta lo vota.
Ovviamente in democrazia si rispetta la volontà popolare e la maggioranza espressa in libere elezioni, e io desidero sapere cosa potresti dire in particolare ai giovani a proposito della nuova discesa in campo di Berlusconi».

Cari amici,
vi sto scrivendo lettere sui temi belli e importanti della nostra vita, sapendo che, come diceva il Piccolo principe, le cose veramente importanti sono quelle invisibili.
Ma ora mi giunge dall’Italia la notizia che Berlusconi ha deciso di ridiscendere in campo.
In un primo momento ho pensato che fosse uno di quegli scherzi che gli amici fanno quando vogliono divertirsi, e invece no.
Per questo mi sembra utile ed opportuno proporvi alcune riflessioni.
Voi sapete che io ho sempre detto che bisogna dare anticipi di fiducia soprattutto ai giovani, o almeno bisogna provare a darli: mi sembra che Berrlusconi non solo non ha dato  fiducia ai giovani ma ha ridotto la fiducia anche dei giovani volenterosi.
Da alcuni anni in Italia la politica vede crescere partiti che si fondano sulla figura di un capo da seguire e sostenere, e questa è stata la fortuna di Berlusconi.
Ma coloro che hanno interesse a dare un contributo forte e vero a superare la crisi economica, sociale e politica che stiamo vivendo, sanno che non si può stare seduti davanti alla televisione ed affidarsi al capo che risolve i problemi, ma che bisogna avere
il coraggio di impegnarsi nella partecipazione in prima persona.  
E’ vero che dopo la caduta del muro di Berlino il mondo è cambiato profondamente dal punto di vista politico ed economico,  ma è altrettanto vero che ci sono dei principi fondamentali che restano sempre validi. E’ a questi che occorre rifarsi per evitare che molti si abbandonino ad un pigro individualismo, si adattino ad un consumismo tanto comodo quanto noioso, e si rendano indifferenti alla costruzione della città di tutti, in cui tutti abbiano giustizia e dignità. Sappiamo che impegnarsi a vivere la fede anche nel campo sociale e politico costa tempo ed energie, ma abbiamo anche sperimentato che quella è una delle possibilità per crescere ed esprimere al meglio sè stessi. L’impegno e la fatica sono il giusto prezzo da pagare per diventare protagonisti invece di essere dei tifosi passivi, il giusto prezzo per poter fare il capolavoro di realizzare l’essere irripetibile che ogni persona è.
Questo percorso e questo metodo sono lontani dalle vecchie ideologie del secolo scorso, e mettono ogni cosa al suo giusto livello. La politica è importante ma non è  tutto e non è nemmeno l’ultima spiaggia. L’economia deve svilupparsi perchè da essa traiamo lavoro e pane per la famiglia, ma non deve essere la principale preoccupazione. Men che meno deve stare al primo posto la finanza che sta mostrando i suoi limiti e fa danni terribili, e vuole dominare lo sviluppo economico e tecnologico schiacciando la politica e l’uomo.
Credo che bisogna agire a livello della formazione delle coscienze e di una cultura nuovacome premessa necessaria per operare scelte giuste nell’economia e nella società. La cultura che è in grado di dare indicazioni forti ed utili all’Italia e all’Europa del domani è quella che ha le sue radici in quel grande patrimonio di spiritualità che il secolo scorso ha preteso di ignorare e si è illuso di cancellare. L’Europa è stata grande perchè le sue millenarie radici spirituali giudaico-cristiane  hanno prodotto spazi di crescita e di sviluppo, non senza errori e tragedie, fino ad arrivare a costruire le democrazie, la cultura della responsabilità e della libertà, fino alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo all’ONU. La spiritualità implica uno stile di vita ed un metodo di lavoro nonviolenti, e cioè fondati sul rifiuto della aggressività e dell’imposizione, a favore della collaborazione con tutti. Per questo esorto ad assumere la speranza come metodo di approccio alla vita, che per noi cristiani ha un senso ed un fine, e come approccio all’impegno per la società, che ci chiede di non farci tentare dalle urla isteriche, dagli slogan facili, o dal disinteresse di chi non crede in nulla , e invece chiama a lavorare da un lato per la propria conversione e dall’altro per rinnovare la politica, in vista della realizzazione del bene comune.

Valentino

Commenti

  1. silvia
    set 1, 15:42 #

    Non so se sia pertinente all’argomento, peraltro la ri-lettura oggi mi rimanda a qualcosa di C.Maria Martini.

    ” Aver avuto il dono di accogliere la rivelazione del Padre
    e di diventare figli nel Figlio Gesù,
    non è privilegio, ma compito
    che ci spinge a riconoscerci uniti a tutti i figli dell’unico Padre,
    a dialogare con tutti nella verità,
    a cominciare dai credenti in Dio per andare ai non credenti
    e a tutti i poveri la cui dignità di figli è calpestata.”
    ( C.M.M., RITORNO AL PADRE DI TUTTI,lettera pastorale 1998-1999)

    Figli nel Figlio: una dimensione straordinaria della Fede.
    Un “compito” che investe tutta la nostra vita di cristiani. Anche in politica.

    Grazie, Padre.

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