Solo chi è grande sa ringraziare

«Grazie, Caro Valentino, che sei venuto a trovarci, anche se ti abbiamo coinvolto in una tensione legata, in questo momento, al rapporto con i nostri figli. Sono ancora innamoratissima del mio sposo. Anzi, nel suo naturale percorso il mio amore per lui cresce e si rafforza anche nella sofferenza.
Sicuramente il confronto sui figli in età adolescenziale non facilita il tranquillo scorrere del fiume, forse perché in loro rileggiamo eventi del nostro passato e lasciamo riemergere emotività sopite.
Dovrebbe essere il momento più bello; faticoso, impegnativo, paziente, gratuito… quindi ricco!
Sono innumerevoli gli impegni, gli stimoli, i richiami per una madre con una famiglia numerosa. Per quanto si mantenga uno spirito libero e semplice non puoi fare a meno di partecipare e di assolvere alle “scadenze”. Mi faccio in mille, felice di averne l’occasione, per cercare di ricomporre il puzzle con la migliore naturalezza possibile. Non lo fai per essere ringraziata, la gratuità è la tua marcia. Il Dono è la tua gioia. Eppure sempre sbagli… Tu che hai benedetto il nostro amore e battezzato i nostri figli, hai qualche cosa da suggerirci per aiutarci a non sprecare questo momento di grazia?».

È bello vedere nascere un amore e consacrarlo davanti al Signore della vita, pregando affinché diventi fecondo. È molto bello battezzare i figli, quali polloni d’ulivo sgorgati da corpi da me più volte benedetti. È entusiasmante entrare nella casa in cui i bambini ti vogliono bene e ti raccontano tutto quello che papà e mamma fanno. Ma è ancora più coinvolgente quando, adolescenti, confidano a me quello che non direbbero ai genitori e insistono affinché io dia loro quell’affetto che da essi apparentemente rifiutano, proprio perché è il momento in cui ne hanno più bisogno.
I loro problemi sono causa di tensione tra i genitori? Tensione benedetta: è il momento massimo della creatività del rapporto allorché si sperimenta che, se nei primissimi anni di vita il riferimento affettivo ed educativo privilegiato è quello materno, per crescere un adolescente, assieme alla donna, è necessaria una presenza maschile. Ecco emergere il ruolo importantissimo del papà, ma anche della comunità, dell’amico prete, del maestro di vita: di una persona che – appunto perché meno coinvolta affettivamente nel rapporto familiare – sappia sdrammatizzare, ridimensionare, mantenere viva la speranza e soprattutto additare quella virtù che rende grande chi la possiede: la gratuità.
Ricordo che una volta andai in Germania, dal mio padre e maestro Bernhard Häring, non tanto per terminare uno scritto, quanto piuttosto perché volevo confessarmi, confrontarmi e sfogarmi di fronte a una situazione che mi faceva soffrire: stavo dando il meglio di me a tanti giovani, e vedevo non pochi di loro andarsene per strade che non sempre corrispondevano all’ideale che, per anni, avevo loro proposto.
Mi sentii dire che a molti dà fastidio l’idea di essere stati aiutati, perché siamo in una società in cui imperversa il deleterio ”fai da te”. Pochi ammettono che un determinato incontro ha cambiato la loro vita. Troppo pochi sanno dire: «Grazie». Solo chi è grande è capace di essere riconoscente ed esprimere i propri sentimenti, se non a parole, con un caloroso abbraccio, con uno sguardo che racchiude in sé l’ineffabile mistero dell’amore. E a causa di tutto questo, per la mancanza del senso di riconoscenza innanzitutto nei confronti di quel Dio che ci dona ogni giorno persone da amare, l’“ingrato” interrompe il canale di grazie che fluisce da Dio a lui.
Come non ringraziare continuamente il Signore per il privilegio del proprio coniuge, per l’ebbrezza della paternità e maternità, per lo stupore di avere bambini che sanno amare come ama Dio e per l’entusiasmante fascino di confrontarsi con adolescenti che – proprio mentre contestano – sono, in tutte le cellule del loro corpo, un possente grido d’amore? Amore che esige d’essere incanalato nella sorgente stessa dell’Amore, attraverso l’educazione alla gratitudine per il privilegio d’essere al mondo, di avere una famiglia, fratelli e sorelle – purtroppo, sempre più rari –, di avere un corpo stupendo (corpo come possibilità di relazione) proprio nel momento in cui si risveglia all’amore.
Non potendo dire tutto a quei genitori che mi chiedono consigli su come affrontare l’adolescenza dei figli – implicito richiamo a quello che essi stessi nel passato hanno vissuto – mi limito a una riflessione sulla gratuità e sulla gratitudine quale forza per superare momenti difficili e, in quanto tali, altamente stimolanti.
Quando penso all’amore che esiste e circola nella Trinità, percepisco che è sublime non solo l’amare, ma anche il lasciarsi amare. Divino amare, e altrettanto divino permettere che altri ti amino. Se la gratuità è qualche cosa di divino, lo è anche la gratitudine.
Il Padre è l’Amante e il Figlio è Colui che accetta l’amore, riconosce d’essere l’Amato e per questo viene sulla terra ad accogliere e dilatare l’amore. Si fa uomo per imparare ad amare, passando anch’Egli attraverso il crogiolo del dolore, perché è impensabile che nasca e si rafforzi l’amore senza la prova del vivere quotidiano, dove tormento ed estasi sono due facce della stessa realtà: estasiante proprio nello struggimento, nell’ardente desiderio di esser migliori di ciò che siamo, nel tormento d’essere noi sempre inadeguati ad amare, sempre limitati rispetto alla nostre e altrui aspettative.
Il Padre è l’Amante. Il Figlio è l’Amato. E lo Spirito Santo è l’Amore che rende noi grandi come Cristo ogni volta che sappiamo ringraziare il Signore per tutto quello che avviene nella nostra vita, coscienti che, per il credente, «Tutto è grazia». Tutto, anche quello che ci fa soffrire. Al momento non ne cogliamo il senso. Tutto sembra un problema che ci toglie la capacità di godere dell’istante presente, assieme a chi la Provvidenza ci ha messo accanto. «Tutto è grazia» per chi crede nell’Amore.
Ma… non basta amare, occorre essere capaci di accettare che l’altro ti ami così come può, magari insultandoti quando vorrebbe buttarsi al tuo collo e inondarti di baci. Poveretto, non ci riesce! E di notte piange, si sente un verme perché, anziché esprimerti il suo amore, ti ha detto letteralmente l’opposto di quello che va sognando.
Accogliendo l’implicito amore dell’altro, noi diventiamo icona del Padre e immagine del Figlio, l’eterno Amato, mentre ci lasciamo plasmare dall’Amore stesso: stupenda, silenziosa forza vitale che amalgama la Trinità ed è vincolo di pace tra di noi, mendicanti d’amore.
Amore, che è la vita eterna di Dio in noi.

Valentino

Commenti

  1. silvia
    lug 24, 00:51 #

    Grazie caro don Valentino,
    perchè hai sempre da presentarci qualcosa di bello e riuscito, del tuo ministero.
    Di questa famiglia, ci hai fatto conoscere il bene e l’amicizia feconda ricevuta tuo tramite.
    L’amicizia di un prete è un dono prezioso: grazie, perchè il profumo di questo dono arriva lontano.
    Ringraziando te, ringrazio i preti che offrono amicizia.
    Ringrazio Dio di avermi, anche se per brevissimo tempo, donato a Suo tempo,l’incontro e l’Amicizia di un Prete che mi è stato Padre.

  2. Luigi
    lug 27, 00:19 #

    Ogni volta che ti leggo mi vengono le lacrime, sto invecchiando. Un abbraccio e grazie Luigi d

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