Dall'amore alla legge?

Recentemente un amico mi ha posto questa domanda: «Uno dei temi più ricorrenti dei tuoi campi scuola era legato ad un’ intuizione di S. Agostino : “Ama e fa ciò che vuoi”. Una quindicina di anni fa hai pubblicato un libro: “Dalla legge all’amore” nel quale invitavi i lettori a passare dal Monte Sinai al Monte delle Beatitudini. Dicevi inoltre che ogni cinque anni c’è un radicale cambio generazionale. Oggi, dopo tre generazioni, diresti ai giovani le stesse cose che insegnavi a noi a metà degli anni novanta?».

«Vivere è cambiare e si arriva alla perfezione cambiando continuamente». Quest’intuizione del cardinale Henry Newman ci obbliga ad avere l’umiltà di metterci in discussione, di rivedere sistematicamente le nostre posizioni per adattare le nostre proposte ai mutevoli segni dei tempi.

Di fronte ai disastri creati dal relativismo, sembrerebbe opportuno richiamare l’umanità all’urgenza di porre “paletti” che definiscano il lecito e l’illecito, l’opportuno e l’obbligatorio, il bene e il male. Ma ogni imposizione è controproducente, crea una reazione opposta.

Di fronte a un cristianesimo che sembra perdere il suo mordente e non essere in grado di dettare una chiara condotta di vita, si postula il ricorso a una nuova evangelizzazione. Impresa necessaria ma ardua, poiché ora l’evangelizzatore e il testimone della fede devono fare i conti con i pregiudizi di quanti si ritengono feriti, amareggiati o delusi da una proposta fatta dalla Chiesa-istituzione e da una comunità poco credibile.

Di fronte a chi richiede una morale adatta al Terzo Millennio, che abbia come fulcro la coscienza dei fedeli, si constata che l’individualismo e la rivendicazione del proprio diritto alla felicità rendono l’esperto di etica e il teologo morale impossibilitati a far passare messaggi centrati sulla ricerca del bene comune.

Se per tutti suona ostica la parola “legge”, occorre fare ricorso a una pedagogia che, mentre rifiuta l’odioso «Tu devi!», fa leva sull’incoraggiante «Tu puoi!».
Specialmente quando si tratta d’introdurre un adolescente e un giovane ad apprezzare valori umani e divini, è necessario ascoltarli e condurli, lentamente, alla coscienza che un determinato comportamento tornerà a loro vantaggio o si ritorcerà contro di loro. Quindi, chi ama se stesso – mentre ama il suo prossimo – dovrà astenersi, per esempio, dal ricorrere a sostanze che alterano il suo sistema psicofisico, o da comportamenti genitali che, mentre producono una gratificazione immediata, creano – prima o poi – effetti negativi su se stesso o sugli altri.

Una volta liberato il campo da ciò che è negativo (pars destruens), si tratta di costruire una coscienza morale che fa leva sui principi che qui di seguito espongo.

- Innanzitutto, il buon senso, il buon gusto, la percezione – a pelle – che alcune cose vanno fatte e altre evitate. – Il senso estetico: una cosa non si fa perché non è bella. E la bellezza è splendore di verità. – L’eudemonologia: si compie un’azione perché fa stare bene, dà piacere, evoca le nostre potenzialità, ci fa sentire creativi. – La regola aurea: nel rispetto assoluto di tutti, non dobbiamo fare agli altri ciò che non vorremmo gli altri facessero a noi. – L’avere a cuore il bene comune, che fa comprendere la bestemmia sottintesa all’affermazione: «La mia libertà termina dove comincia quella degli altri», perché gli altri non sono per me un limite, ma un’occasione per dilatare i miei orizzonti. – La conoscenza della sapienza e della saggezza di ogni cultura e religione, che insegnano valori più antichi delle montagne. Il valore, per esempio, del perdono inteso non come “assoluzione”, ma come creazione di un cuore nuovo, con la volontà di far nascere una situazione migliore di quella vissuta prima del momento della colpa, del tradimento, dell’offesa. – La determinazione a vivere la propria religione intesa come legame con Dio e con il prossimo, con il quale si prega e si cerca il bene comune.

Penso che, basandoci su questi parametri, sia possibile il passaggio dal Monte Sinai al Monte delle Beatitudini, là dove Cristo non ha imposto una nuova legge, ma si è congratulato («Beati voi» equivale a: «Congratulazioni!») con chi è povero e docile all’ascolto, con chi ha un cuore puro e prova gioia nel diventare operatore di pace.

Nel presente momento storico, queste intuizioni ci spingono a ritenere che chi ama osserva i comandamenti, come magistralmente ci insegna San Giovanni nella sua prima lettera. Quindi la sensibilità morale ci invita a non rinnegare nulla di quanto scrivevo quindici anni fa, ma ad accentuare il fatto che il seguace di Cristo testimonia, con gioia, la sua fede osservando i comandamenti e i precetti della Chiesa. E fa ciò, non con lo spirito dello schiavo che ubbidisce di malavoglia, ma con l’entusiasmo del figlio che è libero, perché è passato dall’intendere i Comandamenti di Dio come aride regole, cui attenersi scrupolosamente, alla riscoperta di essi come un dono del Signore da vivere nell’amore.

Valentino

Commenti

  1. loredana
    lug 9, 23:56 #

    credo in quello che scrive in questo articolo,sono convinta, che se il tuo animo e’ buono, i comandamenti non sono regole ma ,uno stile di vita naturale, molte volte ricevo la parola “stupida “ perche,‘faccio una particolare azione o la subisco invece,io rispondo che preferisco fare del bene,che far sofrire una persona, non riesco proprio,la mia coscenza, suona come un campanello di un allarme e mi tormenta; ma cambiando discorso,in questo momento stò leggendo il libro di padre pio,ma continuo a piangere, leggo e piango,penso al male che a patito gesu’e la sofferenza di padre pio e sento che il mio cuore che sofre, esistono ancora persone che amano cosi’?io mi avvicino alle persone e nonostante tutti siano affamati di amore ,scappano, perche’ pensano male o perche’vogliono l’amore ma sono egoisti lo vogliono solo senza darlo! cosa si puo’ fare per questo mondo? cordiali saluti

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