Lettera aperta all’amico un tempo musulmano e ora ministro di Dio

Carissimo don Nur, shalom!

Ti sono vicino con la preghiera e il mio affetto in questi ultimi giorni di preparazione all’ordinazione presbiterale. La vivo con una trepidazione forse analoga alla tua, per i motivi che ben sai e dei quali hai già dato pubblica testimonianza.

Ti ho incontrato quando eri ancora musulmano. Hai accettato di venire ai campi scuola, perché ti avevano detto che lì avresti trovato belle ragazze. Assieme abbiamo cercato valori umani e divini. Un po’ alla volta ci siamo aperti al mistero affascinate e tremendo di un Dio che non è impassibile lassù, nell’alto dei cieli, ma è l’Amore incarnato in Gesù Cristo e in ciascuno di noi. Un po’ alla volta hai fatto tua la teologia che andavo sminuzzando nei nostri incontri: «Dio si è fatto uomo, perché l’uomo si faccia Dio». E di passo in passo verso l’approfondimento del cristianesimo, ecco il tuo battesimo, le benedizioni che continuavo a darti. Le benedizioni per la fecondità… E Dio ti ha chiamato all’apice della fecondità spirituale: essere come Abramo, padre di una moltitudine di credenti.

Con gioia, mista al timore e tremore che si prova quando ci si accosta al sacro, tra pochi giorni sarò lì, davanti all’altare, per importi le mani sul capo, nel rito dell’ordinazione presbiterale.

Girando nelle giovani Chiese dell’Africa e dell’Asia a formare i formatori del clero, propongo questa immagine del ministro consacrato: il prete… lo fa sublime la sua originaria scelta di essere un dono per tutti; la sua consacrazione alla felicità umana; la sua determinazione a essere l’uomo di tutti e per tutti ministro di pace, plenipotenziario del Principe della pace; la sua coscienza che farsi sacerdote «non significa mettersi una divisa fuori, ma un tormento dentro» (F.Boy), accettando di diventare «il ministro della pazienza di Dio» (B.Marshall), disposto a essere «il più amato e il più odiato degli uomini, il più incarnato e il più trascendente, il fratello più vicino e l’unico avversario» (E. Suhard). E la sua grandezza consiste nel «lusso di poter amare tutti» (T. de Chardin).

È un uomo che rinuncia a fare l’amore per essere amore, ministro di un Dio che si definisce Amore.
 

Nur, con l’ordinazione sacerdotale sei chiamato a vivere il tuo battesimo e a far vivere quello dei cristiani della comunità che ti accoglie come testimone dell’Amore, soprattutto nei confronti dei più piccoli e dei più poveri. Tra questi vanno annoverati soprattutto i ragazzi e gli adolescenti, poveri perché privi di ciò che più è essenziale nella vita: Dio. Poveri, perché assetati di un’acqua che la società odierna non offre più: l’acqua della vera Vita. Poveri perché hanno una grande nostalgia del Signore e non trovano persone che lo sappiano testimoniare nella gioia del vivere quotidiano, con le sue estasi e con le sue croci.
 

Per questi poveri ti fai padre, amico, provvidenza, affinché possano ripetersi l’un l’altro: «Se don Nur è così buono con noi, chissà come sarà buono il suo Dio!». Ed è così che, attraverso la tua pastorale giovanile – sei giovane e devi stare prevalentemente con i giovani – riuscirai a richiamare ai valori eterni tante persone che hanno smesso di partecipare all’Eucaristia, forse perché non la vivono con quella intima gioia che ci comunicavamo nelle lunghe messe notturne ai campi scuola.
 

Come giovane prete, sarai chiamato anche a dare una silenziosa testimonianza a servizio degli ammalati e a essere sempre al servizio di una comunità che si aspetta tutto dal prete, così come i figli che danno per scontato che i genitori siano sempre disposti a rispondere a ogni loro bisogno.

Prego il Signore per te e per il ministero che ti verrà affidato: possa tu svolgere il tuo lavoro con tante persone alle quali spalancherai la tua casa, per fare del bene a quanti sono storditi dal benessere materiale, in questa nostra società sempre più secolarizzata. Possa tu accogliere tanti giovani ai quali tu metterai a disposizione – oltre alla tua casa – il tuo tempo e le tue energie, affinché abbiano da te l’incoraggiamento a capire che Dio basta a riempire le nostra esistenza.
 

Prego anche perché il tuo esempio susciti in altri giovani la vocazione al sacerdozio, la vocazione a servire Dio nella fedeltà alle promesse matrimoniali, la vocazione alla missione qui e nei Paesi impoveriti, dove oltre cinque miliardi di persone non hanno mai sentito parlare di Cristo.
Alle preghiere che io faccio per te, aggiungo la richiesta che tu, assieme alla tua comunità, ricordi a Dio me e quanti amo, familiari e amici, perché rimaniamo fedeli a Cristo e al messaggio evangelico.
 

Ti benedica il Signore, assieme a tutti quelli che ami, assieme alla tua comunità e ai tuoi parenti e amici, per i quali tu sarai riconosciuto come padre, fratello, amico, l’uomo della festa, il consolatore, la guida verso quel Regno che già è abbozzato nel nostro cuore e che sarà oggetto della nostra pace, là dove la gioia non avrà mai fine.
 
Dio ti benedica, don Nur, e nelle tue celebrazioni eucaristiche includi anche me, che continuerò a ricordare con simpatia e affetto quel ragazzo che ai campi scuola mi chiedeva un abbraccio e un aiuto a pregare e che poi mi ha coinvolto nella determinazione a rispondere a una chiamata che in questi giorni riceverà il sigillo dello Spirito Santo.
 

E tu, don Nur, prega anche per tutti gli amici che hai incontrato ai campi scuola: sono stati loro lo strumento privilegiato scelto da Dio per farti incontrare con Lui e per farti capire che l’unica misura dell’amore è amare senza misura. E che non esiste il troppo nell’amore.
 

NB. Nur sarà consacrato presbitero il 16 giugno
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