"Come combattere la paura di vivere?"

Carissimo Valentino,

san Francesco di Assisi ha fortemente insistito sull’ideale di una carità perfetta aperta alla speranza, la perfetta letizia, e era solito ripetere: «Tanto è grande il ben che aspetto, che ogni pena mi è diletto». Ma è indubbio che oggi i giovani temano la morte, il dolore e finiscano per avere paura di vivere. Per amare è necessario superare la paura della morte. Amando andiamo oltre noi stessi, oltre le nostre paure e i nostri limiti. Le parole di Francesco sembrano suggerirci che una volta abbandonati all’Amore di Dio, le pene della vita possono essere vissute in una luce diversa, appaiono ridimensionate, e non sono più capaci di paralizzarci. Cosa suggerisci ai giovani e ai loro genitori per aiutarli a combattere la paura e il tedio della vita?

Da venticinque secoli ad Atene, sul Partenone, una scritta scolpita a caratteri cubitali alti due metri e mezzo sfida le varie generazioni: «Conosci te stesso».
Socrate era convinto che questo invito fosse fondamentale per permettere a una persona di prendere in mano se stessa, dare alla vita un senso e coglierla nella sua unicità e bellezza. La presente generazione sembra impostata in modo che un rumore programmato – per tutte le ore del giorno e della notte – impedisca di entrare in quel silenzio dal quale può nascere la parola (il “logos”) e il gusto di questa esistenza. «Chi sei?», domando a tanti giovani durante le assemblee studentesche. E nessuno risponde. «Che cosa c’è di bello, unico e irripetibile nella tua vita?». E la risposta è: «Boh!».

Sembra di trovarsi davanti a giovani che sono passati dal «Conosci te stesso» al «Temi te stesso». Hanno paura di affrontare e accettare la propria immagine, come è bene abbozzato nel romanzo “La storia infinita”, là dove si accenna all’orrore di guardarsi allo specchio. L’autore, Michael Ende, parla della paura della propria immagine. In questo contesto è azzeccata la domanda: «Come posso amare questa vita?».

I valori che rendono bella la vita e stanno alla base dell’educazione di una persona passano attraverso la connaturalità. I genitori trasmettono ai figli il meglio di se stessi, semplicemente vivendo. Naturalmente, se molti genitori non introducono i figli alla fede, alla ricerca di valori umani e divini, non trasmettono il gusto di vivere e non comunicano il senso della meraviglia, saranno responsabili di aver generato una nuova umanità mutilata, ferita e nuda.

Mutilata in quanto priva di strumenti per cercare Dio come senso primo e ultimo del vivere e per essere innamorati di questa umanità, grande anche nei suoi limiti.
Ferita dal comportamento dei genitori, le urla dei quali s’imprimono nella psiche dei figli come dilaniante martello pneumatico, che demolisce il concetto stesso dell’amore.

Nuda, senza neanche la possibilità di buttar via in seguito valori mai proposti, con la folle giustificazione che i figli faranno le loro scelte al momento opportuno. Ma che cosa può scegliere chi non ha mai ricevuto proposte? Nel nulla si può cadere. Ma dal nulla niente può nascere.

La mancanza di valide figure genitoriali può essere in parte supplita da un buon maestro di vita – tema che non sviluppo perché su questo argomento ho parlato e scritto fin troppo, un po’ ovunque – , da una buona comunità, da una parrocchia, da una Chiesa che sia grembo fecondo di nuovi figli. Indispensabile, comunque, è una personale esperienza profonda di fede in Dio e in questa vita.

Una volta incontrato Dio, tutto si ridimensiona, si relativizza e si valorizza. Alla luce dell’Infinito e dell’Eterno tutto è visto con occhi nuovi e stupiti, come quelli dei bambini. Si ridimensiona il concetto stesso della nostra vita che, vista alla luce dell’eternità, è un soffio: «Mille anni… come il giorno di ieri che è passato». Si relativizza quel nostro spasmodico desiderio di contare, di fare colpo, di essere sulla cresta dell’onda: «Vanità delle vanità – dice l’Ecclesiaste – . Vanità delle vanità e tutto è vanità».

Si valorizza invece ogni nostra più piccola azione, ogni pensiero, ogni sospiro. Tutto passerà: cielo, terra, mare… Eterno resterà solo l’Amore, che rende bello il nascere, ludico il vivere e animato dalla speranza il morire.

Valentino

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