Ponte Nossa, 8 Dicembre 2011

"Muti il dolore in passi di danza”

Tre grazie in questa seconda settimana d’Avvento. Tre doni di quel Dio che gioca nella pasta umana e là dove s’insinua il dubbio che Egli sia assente o non interessato alle nostre umane avventure, nel segreto prepara “cieli nuovi e terra nuova”.
 Lunedì, in un liceo milanese, un amico – insegnante di religione – m’invita a tenere un’assemblea studentesca sull’arte di comunicare. Il preside fa resistenza: gli dà fastidio che un prete possa influenzare i suoi studenti, chiamati a ragionare con la loro testa, liberi dalle “paranoie” di un uomo di fede. Eventualmente – mi viene riferito – vorrebbe che a un prete fosse accostato un ateo. Gli mando a dire: «E quando invita un ateo, gli accosta un prete?». Non demorde. Quando arrivo per l’incontro c’è una “sorpresa”: ha invitato nell’auditorium gli addetti alla protezione civile. Ma non demordono neppure i ragazzi, che mi aspettano con interesse poiché alcuni di loro hanno  letto qualche mio scritto. Si organizzano e indicono l’assemblea nella palestra, dove si dispongono seduti per terra. E sono più di trecento.

Dopo poche battute capisco che c’è chi ha voglia di parlare. Il ripetuto riferimento a Dio fa sì che un giovane si faccia voce di un implicito sentire comune: «Ci parli di Dio e della sua esperienza di fede». E comincia un appassionato incontro che si protrae oltre le due ore previste. Una pausa alle tredici per un panino e poi un bel gruppo di giovani resta con me fino alle quattordici e trenta. Dai loro sguardi, dalle loro aspettative e – nei più coraggiosi – dalle loro domande emerge una grande sete di Dio. Si mettono in fila per stringermi la mano e qualcuno mi dà anche un bacio o un silenzioso abbraccio in cui è palpabile il divino.

Martedì, in una pizzeria del bergamasco, festeggio una signora del Sud Africa che il giorno prima, ad Aosta, è stata proclamata “Donna dell’anno”. L’accompagna mia nipote Maria Rosa, che insieme a lei lavora da quattro anni a Città del Capo, con i più poveri e con le donne vittime di violenza. Nello stesso luogo si trovano degli alunni di terza media che festeggiano il compleanno di una amica. Sono allo stesso tavolo e comunicano tra di loro con il cellulare… Quando vengono servite le pizze, qualcuno comincia a divorarle e a innaffiarle con la Coca-Cola. Mi dirigo verso di loro: «Avete scambiato messaggini tra di voi, divertendovi un mondo e adesso vorreste cominciare a mangiare senza mandare un messaggino di ringraziamento al Padre Eterno?». Simpatica una risposta: «Io ho fatto il segno della croce in segreto». «E adesso possiamo farne uno in pubblico?». Tutti si “segnano” mentre li benedico. «Ma lei dove fa il prete?». Saputa la risposta, uno di loro mi chiede: «Ma allora è un vescovo?». Rispondo che nella vita non è importante essere prete, suora, vescovo, cardinale o papa, ma vivere bene il proprio battesimo. E ritorno al mio tavolo. Qualcuno mi guarda con insistenza. Capisco che sono curiosi di saperne di più. Spiego loro che quella donna africana ha ricevuto un premio perché, già al tempo dell’apartheid, aveva lavorato per l’indipendenza del suo popolo, era stata preside di una scuola e ora lavora con i baraccati… Un ragazzo propone: «Possiamo farle un applauso?». E senza attendere una risposta, tutti si alzano e applaudono a lungo quella signora che piange, sussurrando: «Figlioli miei, figlioli miei!».

Non riesco a lasciarli soli e, mentre scambio due parole, mi commuovo al pensiero che questi ragazzi sarebbero disposti ad “andare nel fuoco” se trovassero qualcuno che li motivi, assalterebbero le chiese e ne sfonderebbero le porte per stare con il Signore, se qualcuno facesse loro capire che senza di Lui nulla ha senso. E quanti messaggini Gli manderebbero! Fino a quattordici anni si può ancora aiutarli a volare in alto; dopo, forse, è tardi, specialmente se hanno presidi che invitano quelli della protezione civile…
Mercoledì sera invito una ventina di giovani imprenditori a discutere il tema della crisi come opportunità, in un ambiente conviviale. Ed ecco emergere la stessa sete di Dio e di valori percepita nell’assemblea studentesca di Milano e con i ragazzi bergamaschi in pizzeria. Sete di Dio, di valori, di verità, in persone che sentono scottante sulla loro pelle la denuncia di Martin Luther King: “Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste”.

Si  parla di valore condiviso (“Shared Value”), di un nuovo modello di capitalismo finalizzato a una rinnovata  interconnessione tra progresso sociale ed economico, del bisogno di essere guidati nelle scelte non solo dall’etica, ma anche dalla morale: la morale cristiana , scienza che, basata sulla parola di Dio, studia l’alta vocazione di ogni credente a diventare un’unica realtà in Cristo e a portare frutti d’amore per la vita del mondo.

Un amico mi ricorda che nel giorno del suo matrimonio, durante l’omelia, gli avevo augurato di diventare povero in senso evangelico e aggiunge: «Se devo lavorare un po’ meno per far sì che qualcuno, in qualche altra parte del mondo, esca da una situazione di povertà, accetto la sfida».
Dai discorsi emerge come la crescita, in alcuni Paesi, sia compromessa da comportamenti e decisioni immorali, sganciati da qualsiasi principio ispirato alla tutela dei diritti delle persone.
Viene dato un giudizio prevalentemente negativo circa l’operato di certa politica, ma è anche ribadita l’importanza che le istituzioni governative possono avere nel determinare le dinamiche macroeconomiche che – a loro volta – influenzano il contesto in cui si muove un’impresa. Si evidenzia una sorta di scollamento tra il potere decisionale e il tessuto economico: tale vuoto andrebbe colmato.

La riflessione sulla crisi come opportunità è un’occasione preziosa per un invito a migrare verso lidi più spirituali, verso quella fede che dà un senso e fornisce una formidabile spinta propulsiva all’attività di tutti i giorni. Fede in quel Dio che è gratuito, ma non superfluo.

Tre incontri che mi fanno capire come la storia sia salda nelle mani di Dio. Apparentemente, sono parecchie le attuali situazioni che potrebbero farci perdere la speranza. Potremmo essere tentati di  recitare Salmi tristi come facevano gli Ebrei durante la schiavitù in Babilonia, o addirittura appendere le cetre ai salici piangenti e affermare: ««…e come potevamo noi cantare inni e lodi al Signore in una terra straniera?».

Ma incontri come questi riempiono il cuore di intima gioia e spingono a ringraziare quel Dio che muta il mesto incedere in passi di danza.

Valentino

Commenti

  1. Agostino Cuzzocrea
    dic 12, 02:37 #

    bello,quel giorno presso cinema castello a Spilimbergo (quando l’ha raccontato e ci ha fatto ridere e meditare)c’ero anch’io.Le auguro un santo natale a lei e tutti i suoi ragazzi,Dio La benedica,con affetto Agostino e moglie.
    P.S.dimenticavo…alla prossima birra e pizza :)

  2. Luca
    dic 12, 22:37 #

    Fa sempre bene leggere le tue parole. Grazie Valentino.

  3. silvia
    dic 18, 00:44 #

    Con i miei 71 anni, mi sento una voce fuori dal coro.
    Ugualmente, ti ringrazio e ti chiedo: parlaci di Dio e della tua vita con Lui.
    Parlaci di Fede.E di segni di Croce nascosti.
    Di Speranza. Nonostante…i 14 anni siano un passato remoto.
    Di Amore.Anche se il cuore non palpita da tempo e la stagione della vita sembra essere solo il gelo dell’inverno.

    E’il Natale.

    Qualcuno, non Lo ha voluto riconoscere e accogliere.E ha fatto una strage.

    I poveri.Semplici. Umili, Lo hanno riconosciuto e accolto.
    Alcuni,Lo hanno cercato,con un lungo viaggio. Lo hanno riconosciuto.Accolto.

    Siamo quei poveri..
    Buon Natale!

  4. Luana
    dic 19, 11:44 #

    Sete di Dio. Una sete infinita che urla da dentro. Una sete che non può e non vuole essere placata perchè nient altro la può sostituire. Questa è la condanna e questa è la benedizione. Nel dolore ringrazio il Padre per la sete di Amore. Che mai si plachi Dio. Fammene dono ogni giorno. Amen

    A te, Valentino, grazie per questi costanti scritti che condividi con noi. Non smettere mai di scrivere finchè la tua mano potrà farlo. Dio ha tanto da dire a noi giovani attraverso le tue mani e la tua vita. Dio ti benedica sempre

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