L’abito della prima comunione

La foto è stata scattata là dove ora sorge la mia casa: in piedi su un sasso, con uno sguardo velato da una mistica serietà, troppo grande, forse, per un ragazzino di sei anni, con le mani giunte… La striscia di lino legata al braccio sinistro, “l’abitino della prima comunione”, è simbolo dell’innocenza consacrata al Signore. Ho ritrovato questo “abitino” mentre cercavo una delle corone di mia madre, da portare con me in Costa d’Avorio. Il pizzo bianco è un po’ ingiallito e il lino ha parecchie ombre. Dopo aver spesso ripetuto che tutto è grazia, tutto ha un senso, tutto ci dà un messaggio, mi domando: “E se quelle fossero le ombre della mia anima? Si è forse raffreddato il mio amore? Amavo di più Dio quand’ero giovane?”.

Ora il cuore non mi batte più forte , forte, – mi sembrava che volesse uscire dal petto – come quando mi accostavo all’altare, nei primi anni della mia vita: avevo cominciato a desiderare ardentemente Gesù in me, fin dai quattro anni. A cinque anni, per diventare un chierichetto, avevo superato l’esame di latino, consistente nel saper rispondere alle preghiere della messa: “Introibo ad altare Dei … ad Deum qui laetificat iuventutem meam”.

Sì, Dio aveva veramente allietato la mia giovinezza, lì, nel primo posto del primo banco della chiesa, vicino all’altare della Madonna. Posto che guardo sempre anche ora, quando celebro l’eucaristia. Lo guardo come se quel luogo fosse esso pure un “sacramento”, segno di un immeritato amore.

L’abitino della prima comunione ora andrebbe lavato, stirato, messo al sole, perché diventi bello e torni ad essere segno della mia fede. Andrebbe aggiustato alla nuova statura: un vestito di un bimbo di sei anni non si adatta al corpo di un sessantenne. O si modifica, o si strappa nell’indossarlo. Così è della fede di tante persone. Quante la buttano via, semplicemente perché non l’hanno aggiornata, adattata ai tempi e alle stagioni della vita! Non hanno continuato a cercare Dio e a lasciarsi da Lui cercare. Non hanno pregato, creato il deserto interiore, né si sono preoccupate di creare attorno a sé una comunità che, al di là delle inevitabili piccolezze, grettezze e meschinità è il corpo di quel Dio che si è voluto identificare con i piccoli, gli umili, gli ultimi.

Con il sopraggiungere poi delle inevitabili prove della vita, molti hanno lasciato perdere quell’unica fonte di speranza che avrebbe potuto riscattare la loro esistenza dal limite, dall’insignificanza, dall’ombra della morte. Non sono state capaci di vedere nelle crisi una possibilità di crescita, come mirabilmente afferma Albert Einstein: “Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre le stesse cose. La crisi è la migliore benedizione che può capitare alle persone ed alle nazioni, perché la crisi porta progresso. La creatività nasce dalla difficoltà, come il giorno nasce dalla notte scura. E’ nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi, supera se stesso senza rimanere “sorpassato”. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. E’ nei momenti di crisi che emerge il meglio di ognuno. L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla”.

Nella crisi molte persone sanno porsi solo una domanda: “Dov’è Dio?”, ignorando che è proprio quello il momento in cui Egli è all’opera per purificare, aggiornare, riaggiustare l’abitino della prima comunione. È lì, come un fuoco purificante, per farci comprendere che “Amare, voce del verbo morire, significa decentrarsi” ( Tonino Bello). Oppure: amare, voce del verbo stare. Stare aggrappati al Signore, sicuri che al momento opportuno parlerà. Stare accanto al prossimo, sicuri che prima o poi capirà. Stare aggrappati alla fede, sicuri che l’abitino tornerà bianco, assieme al cuore che tornerà a battere forte, quando sperimenteremo la gioia di dare vita alla vita. Una nuova creatura. Un amico che ti riconosca maestro di vita. Una persona che, grazie alla tua testimonianza, torna a credere, sperare, amare.

Valentino

Commenti

  1. Concetta
    dic 7, 00:23 #

    Ciao Valentino, non conoscevo l’espressione “Amare, voce del verbo stare” ma la mia esperienza passata in tempi di crisi mi ha portata (per fortuna!) a stare aggrappata al Signore, a stare accanto al prossimo e alla fede. E’ proprio questo che 6 anni fa mi ha dato la forza per non lasciarmi morire ma ricominciare a vivere, piano piano, ma ogni giorno, anche la forza di smacchiare per benino l’abitino bianco. Certo, ogni tanto, indossandolo, si macchia, ma per fortuna c’è uno “smacchiatore” proprio potente! E soprattutto generoso e dal cuore immenso… Valentino mi raccomando, portalo qui con te fra qualche giorno, che io porto il vestitino, ok?
    Cercherò di far mie anche le parole di Einstein a proposito della crisi: proverò a farne sempre un’occasione di crescita e creatività!
    Valentino, anche se il cuore col tempo non batte più tanto forte, l’importante è che batta! Il sentimento cambia con noi… cresce e si modifica con noi; ciò non vuole necessariamente dire che c’è meno amore, ma che forse c’è una sfumatura diversa di quello stesso amore… L’importante è amare, no? “Ama e fa’ ciò che vuoi” – diceva S.Agostino commentando la Prima lettera di Giovanni- “Se taci, taci per amore./Se parli, parla per amore./Se correggi, correggi per amore./Se perdoni, perdona per amore./Metti in fondo al cuore/la radice dell’amore./Da questa radice/non può che maturare il bene.”

  2. Stefano
    dic 8, 09:35 #

    I miei amici a volte mi ricordano del giorno della nostra prima comunione e mi rimproverano. Mi dicono: “sembravi un damerino! Faccia seria, palmi giunti rivolti verso l’alto. Noi un po’ sbracati, con le dita delle mani incrociate, senza per forza tenere le dita dritte puntate verso l’alto…dai!!!!!!”. Mi ha sempre fatto riflettere questa cosa. A me era stato detto che quella era la posizione delle mani per la preghiera..era il giorno della prima comunione, portare l’abitino bianco aumentava in modo esponenziale la sacralità del momento. C’è qualcosa di sbagliato in tutto questo? No, sono contento di essere sembrato un damerino.

  3. antonella sturnio
    dic 17, 23:55 #

    Amare è Stare,hai detto bene Don Valentino,oggi sei stato capace di fare sentire tutta la comunità santantonese molto vicina a Gesù regalando il contatto fisico con Gesù Eucarestia…..Grazie don Valentino………<3

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