Anyama, 9 Novembre 2011

Lasciarsi coccolare dal Signore

Cambio di leggi in un periodo di crisi ( al termine di una guerra civile), eccessivo aumento di burocrazia, rapporti tesi con la chiesa cattolica (in due mesi ci sono stati quaranta attentati) … e io resto a terra: non posso prendere il volo per Abidjan, Costa d’Avorio. È sabato e tutti gli uffici sono chiusi. La domenica è il giorno del riposo. Al lunedì l’ambasciata della Costa d’Avorio a Roma è chiusa. E così devo attendere martedì mattina per avere un visto speciale, non senza un interrogatorio, piacevole sì, ma pur sempre un interrogatorio…
Al mercoledì m’imbarco per Parigi, ove attendo per oltre tre ore la coincidenza per Abidjan, mentre leggo piano piano il breviario. Una donna, discreta, mi studia.
Quando passo attraverso il metal detector, un fischio forte e prolungato fende l’aria, come quando il ladro passa la porta dl supemercato, nascondendo la refurtiva. Sono invitato a ripassare, dopo aver tolto la giacca e il fischio si ripete. Ripasso dopo aver tolto la cintura, e di nuovo suona l’allarme. Così pure dopo aver tolto le scarpe. A questo punto interviene la donna che mi aveva contemplato in preghiera: “Ma non vedete che è un prete carico di energia divina che manda in tilt il metal detector?”. Nonostante questa simpatica dichiarazione, devo essere sottoposto ad ispezione corporea…
Naturalemnte non lascio passare quella donna senza averla sottoposta alle mie consuete domande, la prima delle quali concerne la fede. “ Vede, padre, sono una volontaria laica. Io la conosco: lei aveva parlato al mio liceo, durante un’assemblea studentesca e mi aveva molto colpito il suo incontro con un tuaregh, nel deserto. Pensavo che lei esagerasse quando diceva che si sforza di pregare tre ore al giorno. Invece…”. “E tu, quanto preghi?”. “Vado a messa tutte le feste, ma vorrei imparare a pregare”.
Niente di più bello che ricevere la stessa supplica rivolta dai discepoli a Gesù: “Maestro, insegnaci a pregare”.
Pregare: mandare e accogliere onde d’amore. Amore terreno, immagine e riflesso dell’amore eterno.
Pregare: entrare nel vortice delle energie umane, arricchite, per chi crede, da un supplemento di forze, precipo dono del Dio – Amore.
Pregare: ingaggiare un corpo a corpo con il Signore, e in questa lotta scoprire che Dio si umanizza e l’essere umano si divinizza.
E se Dio è, al grado massimo, ciò che noi siamo, con l’esclusione, in più, di ogni limite, essendo noi bisogno d’amare e di essere amati, pregando sperimentiamo la gioia di dimorare nell’amore.
Poichè ciascun essere umano è unico e irripetibile, deve imparare a pegare con un metodo del tutto personale. Deve certo consultare saggi, santi e maestri di vita che raccontino il loro modo di pregare. Deve mettersi alla loro scuola e fare eperienza del vivere in contatto con Dio. Ma poi deve ritirarsi in se stesso, sperimentare l’Amore, lasciarsi coccolare dal Signore.
Che cosa dirGli? Non importa il che cosa, ma l’esserci. Gli innamorati non hanno bisogno di discorsi, ragionamenti discussioni. Anzi, meno parlano, meglio è. Fanno gli “stupidini”. Si divertono. Creano nomignoli buffi … Fa così Dio con noi. E noi con Lui. Quando poi c’è questa affettuosa familiarità, non serve altro che il ringraziamento e la lode.
Il volto della nostra preghiera cambia con le varie stagioni della vita, così come cambia il volto del deserto, sempre nuovo nelle diverse stagioni, a seconda dei capricciosi giochi del vento con la sabbia.
La nostra preghiera a volte è armoniosa e fluisce dolcemente al ritmo del cuore in pace. A volte è turbolenta quando nel cuore infuria la tempesta. Parimenti il deserto: a volte presenta dune armoniose come voluttuose forme corporee, a volte è tutto raggrinzito e selvaggio, simile al mare quando urla la sua rabbia.
La nostra preghiera ha spesso bisogno di prolungati silenzi, ma spesso esige l’esplosione dell’ira che fa pronunciare a Giobbe, nei confronti di Dio, parole che hanno il sapore della bestemmia, “parole disperate che il vento porta via con sè”. Propio come il deserto che a volte ti accarezza con una brezza sottile sottile, imbevuta dalla grazia e dall’energia degli abitanti del silenzio, a volte ti flagella rabbioso, con un turbine di vento, che porta innumeroveli granelli di sabbia che accecano, soffocano e sconvolgono corpo e spirito.
La preghiera… sapesse che cosa perde chi con essa non familiarizza, chi pensa sia una sterile attività di gente alienata, chi non concede a se stesso il privilegio del deserto.
Scrivo questa note mentre sto volando per l’ennesima volta sopra il deserto a sud all’Algeria. Resto incollato al finestrino come un bambino che sta con il naso schiacciato sui vetri delle finestra per vedere passare “Babbo Natale”. Oh, qualcuno sorriderà al pensiero che il “mio” Signore non differsica molto da questa mitica figura tanto cara ai piccoli. Ma appunto perchè sono anch’io come loro, vedo giorno dopo giorno rivelarsi “i misteri del regno di Dio”.

Valentino