Continua tu a sognare i miei sogni

“L’adolescenza è il momento in cui bisogna scegliere tra vivere e morire” (Hafid Aggoune). “L’adolescenza è come un cactus” (Anaïs Nin). “Più tardi si vedono le cose in modo più pratico, pienamente conforme con il resto della società, ma l’adolescenza è il solo tempo in cui si sia imparato qualcosa” (Marcel Proust). E molte altre potrebbero essere le citazioni sull’adolescenza. Un po’ difficile trovare quelle decisamente positive, mentre per quelle negative c’è solo l’imbarazzo della scelta. Bisognerebbe lasciare agli adolescenti la possibilità di esprimere tutta l’energia vitale che li anima, il loro desiderio di cose grandi, la loro sete di senso, di assoluto, d’Infinito, la loro voglia di gridare il dolore e la gioia per sconfiggere la monotonia e la noia.

E siccome gli adolescenti fanno fatica ad esprimere quello che sentono, vale la pena ascoltare quei giovani che, guardando ai loro “fratellini” adolescenti, colgono quello che ancora arde nel loro petto. Come ha bene espresso Alessandro D’Avena in una lettera indirizzata a Giacomo, “l’amico” che duecento anni fa, nello Zibaldone, aveva scritto parole tuttora estremamente attuali: “Ti hanno chiamato pessimista ed eri uno dei pochi che nel secolo delle certezze dettate dal mito del progresso, avevi capito che c’era poco da stare allegri. Chi mette il dito nella piaga di una cultura viene scambiato per menagramo dal suo tempo e per pessimista dai posteri, mentre tu eri solo spietatamente realista: “Sebbene spento nel mondo il grande e il bello, non ne è spenta in noi l’inclinazione.

Se è tolto l’ottenere, non è tolto né possibile togliere il desiderare. Non è spento nei giovani l’ardore che li porta a procacciarsi una vita, e a sdegnare la nullità e la monotonia”.

L’adolescenza è energia che vuole indirizzarsi alla vita, per costruirla. L’adolescenza è la vita che cerca se stessa per darsi nome e lo fa creando”.

Da anni vado ribadendo queste idee, vissute quotidianamente in tutti i numerosi viaggi in diverse parti del mondo. Ovunque, quando sono stanco dei miei impegni, trovo nuove energie vitali contattando adolescenti e giovani che mi fanno capire in poche battute i valori e i limiti del paese in cui vivono e, mentre condividono i miei sogni, mi regalano i loro.

E, a proposito di sogni…

Avevo benedetto le nozze di due amici e battezzato i loro figli. Solitamente, i figli degli amici mi vogliono bene più dei genitori stessi perché i piccoli percepiscono l’amore, apprezzano la presenza, capiscono che si possono fidare, accettandomi come un “nonno”.

I genitori in questione sono molto disponibili con tutti, pregano assieme e fanno pregare i figli, partecipando con loro alla celebrazione eucaristica. Entrambi fanno i catechisti e si sforzano di dare il meglio di sé agli altri.

L’influenza familiare conta molto nella formazione di una persona, ma non è tutto: mentre nel passato non esitavo a riportare statistiche su quanto influiscano, in percentuale, la famiglia, la società e la scuola nella formazione di un ragazzo, ora non ho più il coraggio di farlo♦ perché, dal nord al sud d’Italia, ho incontrato troppi genitori validi che accusano la società di rubare loro i figli, o di avere eccessiva influenza su di essi, al punto da offuscare gran parte del loro lavoro di educatori.

La famiglia di cui parlo è stata “benedetta” – e “benedire”, in ebraico, corrisponde a “rendere fecondo” – con quattro creature una più “bella e buona” (“tob”, sempre in ebraico) dell’altra. Con loro mi sento a casa, anche perché quando li vado a trovare celebro con loro l’eucaristia, preceduta dal rito penitenziale, con accusa individuale. Interessante il fatto che anche il più piccolo, già da quando aveva quattro anni, si confessava da me per non essere da meno dei suoi fratelli.

Tre di loro, ora, sono nell’età adolescenziale. Le ragazze mi vogliono bene, mi confidano qualche loro problema e vogliono un rapporto paritario (ne ho già parlato nella riflessione: “Par condicio”). Il quindicenne non mi nasconde nulla. Affettuoso in privato, è riservato in pubblico. Quando vuole vedermi mi telefona con tanta insistenza per cui, quando sono nei paraggi, lo vado a trovare. Soprattutto quando ha scontri con i genitori, vuole che sappia tutto e interceda in suo favore.

Impressionante la sua determinazione nel proclamare il diritto d’amare chi vuole e per tutto il tempo che ritiene necessario. Facile vedere in lui l’età fatta per ardere, per infiammare il mondo e… constatare che tutto può convertirsi in un fuoco che rischia di bruciarlo. In lui s’abbozza l’ideale di essere un dono per tutti, poi… eccolo scegliersi “quattro amici” – non sempre “i migliori del villaggio” – con i quali sta molto tempo (anzi, starebbe sempre, se i suoi lo permettessero). E’ arrivato al punto di lasciarsi bocciare per cambiare scuola e frequentarne una in cui “studia” (si fa per dire!) il suo amico.

Standogli accanto, si sente il bisogno di non spegnere il fuoco dell’adolescenza, ma si sente pure l’urgenza di non permettere a quel fuoco di degenerare. Non spegnere il fuoco, perché lui, come quasi tutti gli adolescenti, vive nella paura di non avere un futuro, di restare senza amici, di pensare che papà e mamma possono morire, di dubitare del senso della vita e dell’esistenza di Dio, di non riuscire a realizzare i sogni, di dovere un giorno constatare che l’amore non dura eterno…

Quanto fuoco nascosto sotto la cenere! E basta un nulla per ridare, anche solo per un momento, la speranza di un futuro calibrato sui suoi sogni. Speranza sorretta dallo Spirito che fa intravedere nell’apparente illusione semi di Verità, nell’effimero un’invocazione all’Eterno, nelle ombre la presenza della Luce.

Quand’era bambino mi poneva mille “perché”, ora è passato al “come”. Prima cercava tenerezza, ora amore. Nel guazzabuglio di tante idee contraddittorie, rivela che lui stesso è un’unica domanda, che provvidenzialmente prende possesso di tutti gli ormoni del suo corpo: “Chi sono?”.

E, inespressa, ecco la domanda “di senso”. Il senso della vita, del tutto, di se stesso, che sembra avere un unico volto: comunicare. Vivere, cioè, in comunione – ora – con quei quattro amici e poi – un giorno – con una donna che gli assicuri spazi comuni vitali, che rendano possibile il sogno di poter amare con tutto il corpo, con tutte le forze e per sempre.

Parla poco con i genitori e spesso solo per aggredirli. Ma come non vedere che questo è un mezzo per metterli alla prova, per scoprire fino in fondo quali siano le loro certezze, per vedere che cosa rimanga dopo il suo attacco?

Un giorno mi ha fatto leggere lo svolgimento di un tema dal titolo: “Se fossi il sindaco del mio paese…”. Grandissimo il senso della giustizia, espresso in termini così esigenti da far dubitare che, se fosse lui il Padre eterno, manderebbe all’inferno la maggior parte degli esseri umani…

E quanto mi sta ad ascoltare, ogni volta che torno dall’Africa, per inserire la sua storia nei miei racconti, per dilatare i suoi orizzonti, per sognare di essere lui l’eroe! Lui che mi ha abbracciato forte quando gli ho detto: “Continua tu a sognare i miei sogni!”.

Valentino

Commenti

  1. Mariella Misdea
    lug 15, 09:54 #

    Gent.mo PADRE VALENTINO
    ho letto queste righe e sono felice di vedere che anche tu condividi il fuoco degli adolescenti che spesso noi adulti, troppo razionali, non riusciamo a vedere come elemento positivo, ma siamo pronti a spegnere o, come dici tu, a far degenerare, convinti che siano giuste e corrette solo le nostre regole e le nostre richieste senza trovare il tempo di ascoltarli. Ci siamo conosciuti qualche anno fa a Saronno, dove eri venuto per incontrare i ragazzi del Liceo Scientifico. E’ stato per me un incontro formativo, ma soprattutto carico di speranza per il futuro, cosa che a volte la vita ci fa perdere. ed eccomi qui, insegnante di ruolo, a lavorare con i ragazzi. Amo il mio lavoro e amo i ragazzi: ho voluto rimanere alla scuola media, come diciamo noi in trincea, perchè è l’età più difficile, quella della pre-adolescenza, età in cui corpo e mente devono imparare ad andare d’accordo…ma è molto difficile riuscire a costruire e a rendere complementari tali elementi. Bisogna quindi aiutare i ragazzi nella crescita formativa non solo con le attività didattiche, ma soprattutto con quelle extra didattiche, che li mettono a contatto con territorio e con i vari settori del sociale. Ho coniato il motto “la scuola non è solo nozione, ma anche formazione” e con i miei gioielli, come li chiamo io, abbiamo percorso un triennio ricco di attività che hanno fatto conoscere più da vicino associazioni come Unicef, Amnesty, Emergency, senza dimenticare i vicini compagni dell’Abruzzo per i quali abbiamo organizzato eventi a scopo benefico per aiutarli nella ricostruzione. Erano contenti e soddisfatti di aver fatto qualcosa per gli altri, ma soprattutto erano felici di aver conosciuto realtà che sembravano virtuali e che invece ci appratengono. Solo che in questo mio modo di lavorare sono sola, perchè i colleghi pensano che sia perdita di tempo: ciò che conta è finire il programma. ho una preside in gamba che mi sostiene e mi appoggia, ma a volte è faticoso lottare contro adulti testardi e incapaci di mettersi in gioco. Io, comunque, sono convinta del mio operato e proseguo per la mia strada. Mi piacerebbe poterti rivedere e soprattutto mi piacerebbe che venissi a scuola ad incontarare i ragazzi per aprire le loro menti con il racconto delle tue esperienze e del tuo modo di intendere e vedere la vita.
    Non smetto di sperare e di vedere realizzato questo mio desidero. Intanto ti saluto e ti auguro una Buona Estate.
    Mariella Misdea

  2. Nicola
    lug 18, 17:34 #

    Carissimo Vale, per l’esperienza di servizio che continuo a fare da ormai più di 10 anni con i cari adolescenti non posso fare altro che confermare e consolidare le tue considerazioni.
    L’adolescente è decisamente una delle meraviglie dell’universo, pieno di energia, di sete di futuro, desideroso di rompere con il passato ma nello stesso tempo pieno di dubbi, incertezze, e in grado di impantanarsi nel nulla.
    Nel cartone Aladdin, della Walt Disney, la caratteristica necessaria che una persona doveva avere per entrare nella grotta delle Meraviglie, la grotta che custodiva la lampada dei desideri (con genio annesso) era la seguente: la persona doveva essere un diamante allo stato grezzo. E’ proprio questa l’adolescenza, dove la difficoltà sta nel vedere il diamante sotto il lerciume e le imperfezioni, saper lentamente lavorare su questa pietra affinchè ne esca un capolavoro perfettamente lavorato.

    Nella mia esperienza continuo a vedere adolescenti con grossi vuoti educativi, confondono il bello con il bene e hanno dei genitori che hanno rinunciato all’educazione, e a malapena ci parlano.
    Parlando con un caro amico un giorno, in riva al lago seduti ad un tavolo di un bar, mi raccontava le sue impressioni sullo stato educativo degli adolescenti, lui ha 55 anni con un figlio ventenne e un divorzio alle spalle. mi disse “Gli adolescenti sono così perchè noi genitori abbiamo abdicato al nostro ruolo di educatori, cresciuti negli anni 70 avevamo cosi tanta voglia di rompere con il passato e ci credevamo così bravi che non abbiamo mai dato importanza al ruolo cruciale di educatore e abbiamo lasciato questo compito alla società, alla televisione e oggi ad internet, e ora ne paghiamo le conseguenze”.

    Parole sincere. Non hanno validità globale, ma sicuramente c’è molto di vero. Gli adolescenti con i quali vengo a contatto mi dicono le stesse cose attraverso i loro comportamenti, i loro gesti, i loro lamenti e le loro preghiere. Parlo con genitori che si dichiarano stufi di dover litigare con loro ogni domenica per farli alzare dal letto alle 9.30 per andare a messa e quindi li lasciano fare quello che vogliono pur di non dover “faticare” nell’educare.
    Educare costa fatica e pare che nel mondo attuale, dove la comodità e il confort sono all’ordine del giorno, non ci sia spazio per un adolescente che con rabbia e determinazione ci mette alla prova, ci rinfaccia tutte le nostre incoerenze e pretende da noi solamente di essere guidato.

    ciao
    Nicola

  3. Silvia
    lug 21, 23:48 #

    Caro don Valentino,
    ora per me è tempo di bilanci: in tutto.

    A suo tempo, sono stata anche mamma.
    Di due figli che sono stati anche adolescenti.
    Ero convinta di aver tenuto con loro un buon rapporto.
    Di seguirli, ascoltarli, rispettarli,ascoltare le loro domande e tentare le risposte giuste.Con parole e fatti.
    Abbiamo, mio marito ed io, creduto di trasmettere loro almeno il senso religioso della vita.
    Fallimento completo: ora, noi vecchi, loro adulti.
    Amarezza indicibile. Che Dio solo conosce e spero copra della Sua misericordia.

    Sono stata , a suo tempo, fino al 1999, anche catechista: avvertivo la difficoltà di trovare un modo per comunicare con i ragazzi, che ho “seguito” fino alle scuole superiori.
    Mancavano delle “categorie” elementari cui attingere per impostare qualsiasi percorso.
    Ho cercato allora di fare almeno che,un domani adulti,la memoria degli incontri di catechesi, cioè degli incontri con Gesù, fosse associata all’ esperienza di sentirsi accolti, attesi, cercati, amati…
    Uno di essi, che ho amato in modo speciale, con un cuore grande, un desiderio di bene ardente e incontenibile, e avevo chiamato a collaborare con me per un gruppo di più giovani, è morto a 20 anni per setticemia da siringa infetta.
    Sono certa che ora è in Cielo e può fare tutto il bene per i più giovani che bruciava in lui quando era in terra.

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