Il privilegio di essere pellegrino

Quando Gesù operava miracoli strepitosi, i suoi connazionali solitamente non cadevano ai suoi piedi, né vedevano in lui il Figlio di Dio. Qualcuno era meravigliato, qualcuno restava incredulo, non pochi l’accusavano: “Opera segni prodigiosi in nome di Belzebul, principe dei demoni”. Per chi crede i miracoli non servono. Per chi non crede migliaia di segni, miracoli, prodigi non bastano per indurlo alla conversione.

Avevo otto anni quando appresi che a Siracusa la Madonna continuava a piangere. Corsi alla chiesa parrocchiale del mio paese (Ponte Nossa – Bergamo) santuario eretto in seguito all’apparizione e lacrimazione di sangue della Vergine ai piedi della croce. In preda ad una forte emozione, contemplavo la sua effige, mentre chiedevo a Maria: “Perché piangi ancora?”.

Dopo 58 anni dall’evento di Siracusa, concedo a me stesso il privilegio di venire qui in pellegrinaggio per cercare di entrare nel mistero di quelle lacrime che sono icona del pianto stesso di Dio. Vere lacrime umane o addirittura lacrime divine?

Dalla spianata davanti al palazzetto dello sport di Siracusa mi fermo a contemplare il santuario e a preparare il cuore per l’incontro con la Vergine Madre. E subito mi viene in mente la scena della morte di Cristo rappresentata nel film della passione di Mel Gibson. Quando l’Uomo-Dio spira, dal cielo scende una lacrima che va sempre più ingrandendosi al punto da assomigliare ad una bomba. Immensa lacrima che cade sulla terra creando una struttura simile a questo tempio.

Decido di percorrere un pezzo di strada a piedi, meditando sulla mia realtà di pellegrino, mendicante d’amore. Le labbra sussurrano: “Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore”. E’ il canto del pio israelita che cammina verso il tempio di Gerusalemme. Non gli importa che gli scettici o gli agnostici gli domandino: “Dove è il tuo Dio?”. Spoglio da ogni pregiudizio, cosciente di aver bisogno di Dio, da lui mendica un senso da dare alla sua vita, mentre prepara il cuore al grande incontro.

Anche il pellegrino del Terzo Millennio è chiamato a prendersi tutto il suo tempo per arrivare al santuario con un’anima che sia in sintonia con il corpo: quando arriviamo in aereo nei pressi di un tempio, rischiamo che giunga il corpo e non l’anima… Ciò vale particolarmente per il santuario eretto a Siracusa, nel cuore della città. Non è situato in un luogo isolato, rupestre o nella campagna. Quotidiano è lo scenario: luogo straordinario sì, ma nel cuore della vita, come lo è il teatro greco e tutti gli altri monumenti di questa antica città. E’ il vivere quotidiano che qui è celebrato e adombrato in un cammino reso bello da provvidenziali “stazioni”: a Siracusa si sosta con la Madonna, per confrontarsi con valori eterni e ottenere grazie dal cielo.

Per raggiungere questo scopo è necessario spogliarsi, liberarsi, essere una spugna che assorbe, senza pregiudizi. Arrivare qui con la coscienza di sentirsi povero, mendicante e bisognoso. Essere alla ricerca della verità ed essere disposto a lasciarsi cercare. Entrare nel tempio con meno certezze possibili, pronto a lasciarsi raggiungere da una parola, a lasciarsi toccare nei sentimenti, cosciente che “il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce”.

Il Vangelo ci dice che sono i poveri e i semplici ad essere toccati dal mistero.

E’ interessante notare che le apparizioni della Vergine Madre non si verificano sotto gli occhi dei teologi, dei dottori della Chiesa, dei vescovi. Esse sono riservate ai semplici, ai poveri e agli ultimi. Si pensi a Bernadette: la Madonna le disse di essere “l’Immacolata Concezione” e lei non sapeva che cosa significasse essere immacolata e che cosa fosse la concezione. Ma fu proprio questa la prova che la ragazza non stava inventando nulla riguardo a quella donna, a quella signora che la invitava a fare penitenza per riparare i peccati dell’umanità.

Durante un’assemblea studentesca a Modica avevo detto che sarei andato al santuario della Madonna delle lacrime e ciò aveva creato un po’ di perplessità in alcuni giovani che, ritenendomi un intellettuale, non si sarebbero aspettati che credessi nelle apparizioni della Vergine e, tanto meno, che da un quadretto di gesso potessero sgorgare lacrime umane. Risposi loro raccontando quanto mi era capitato al santuario della Divina Misericordia a Collevalenza.

Da quando ho avuta la mia esperienza di fede, godendo – sia pure solo per un attimo – della certezza d’essere amato da Dio, ho capito che, per il credente, nulla capita a caso e che “tutto è grazia”, tutto è un miracolo, tutto ha un messaggio che rende bella la vita, curiosa la morte, luminosa l’eternità. Da tutto mi lascio interpellare e quando trovo qualche cosa di bello, lì cerco l’impronta del divino.

E’ così che, completamente digiuno della storia di Madre Speranza, m’imbatto nella sua tomba, nella cripta del santuario dell’Amore Misericordioso di Collevenza, borgo del comune di Todi, dove mi ero recato per rivivere l’affascinante poetica di Jacopone.

La tomba di Madre Speranza: armonica integrazione del suo corpo con il Santuario. Il pavimento si alza ad indicare che sottoterra c’è un seme vitale, pronto a rompere le zolle per far spuntare la spiga. Lì il credente è chiamato a confrontarsi con la più preziosa e fragile tra le virtù: la speranza, grazia di sognare la spiga, là dove l’occhio umano vede solo un grano che marcisce.

Quella tomba, infinito gioco di cerchi di pietra, emana luce, come da una tenda. Le spoglie mortali di Madre Speranza riposano nella cripta in attesa che il suo amore faccia esplodere quelle pietre .

Ma non sono tanto le sue reliquie ad attirare la mia attenzione, quanto la sua vita e il suo messaggio. Il credente sa che sottoterra ci sono solo le fredde spoglie dei nostri morti. Se noi vogliamo incontrarli, dobbiamo cercarli presso l’altare, durante la celebrazione eucaristica. Lì sono già risorti. Lì continuano ad intercedere per noi. Lì ci attendono per farci godere un anticipo di paradiso.

Con queste intuizioni mi sono messo a studiare la vita di madre Speranza: estasi, rivelazioni, miracoli, visioni, stigmate e una vita di dolori, privazioni, accuse, calunnie … Stupende realizzazioni, visioni profetiche, fondazioni di due congregazioni religiose. Il tutto da parte di una povera donna, illetterata, desiderosa solo di restare con il suo Signore, Dio di misericordia.

Di fronte a ciò ho pensato che o tutto aveva una sua misteriosa logica, o più nulla reggeva. E tra il nulla e il tutto, ho scelto il tutto.

Racconterò in seguito le intuizioni che mi sono nate analizzando i fatti della lacrimazione della Madonna a Siracusa. Per il momento mi basta di aver seguito il cuore e di essermi deciso a fare il pellegrino: del resto, non è proprio questa la vocazione del credente, incamminato verso la Gerusalemme celeste?

Valentino

Commenti

  1. Pezzo di Cielo
    mar 31, 21:27 #

    Padre, nelle tue mani, affido la mia vita!

    Il suo grido aveva lacerato la tenda del cielo e strappato un gemito di dolore al Paradiso.
    Il soffio della vita lo aveva abbandonato.
    Gesù era ritornato al Padre suo.

    Un vento impetuoso si era scagliato dalla terra verso il legno intriso di sangue ed era ritornato agli uomini sparsi intorno, attoniti e incapaci di rendersi conto di ciò che stava succedendo.
    Inconsapevoli di essere i destinatari di un dono incommensurabile.

    Dio era scoppiato in pianto!

    Trafitto dalla medesima lancia che avrebbe, lì a poco, dilaniato il petto di suo Figlio.
    Attanagliato dallo spasmo infinito di chi ama in modo totale!
    Dono nel dono. Vita nella Vita. Amore nell’Amore. Dio in Dio!
    Tutte le lacrime del Padre dei Cieli sul dolore dell’Uomo della croce, di ogni uomo. Figli amati e custoditi nel suo Seno, lacrime versate in ogni angolo della terra.
    Lacrime di purificazione,
    lacrime di creazione,
    lacrime generatrici di nuovi cieli e nuove terre.

    Lacrime di tua madre. Ad accompagnarti.
    “ Sei in ogni mio pensiero, Figlio.
    In ogni mio dolore.
    Mi sono rimaste solo le braccia del cuore a raccogliere questo tuo ultimo arrenderti.
    Ti guardo abbandonato nelle mie braccia e mi rendo conto di quanto ti ho amato nella vita, di quanto mi hai amata Tu, con immensa tenerezza.
    Non posso fare a meno di versare lacrime sul tuo corpo e sulla tua morte. Prima di tutto sei figlio, carne della mia carne, sangue del mio sangue, luce della mia luce.
    Sei stato mia vita. Che altra vita avrei vissuto?
    Sei stato il mio passato. Come sarebbe stato il cammino se tu non avessi abitato in me?
    Sei il presente colmo di sereno e straziante dolore.
    Sarai il futuro nella risurrezione che offrirà speranza al mondo.
    Sono sempre stata di Te, Figlio e Gioia della mia vita!
    E sarò ancora Madre, per ogni creatura che nascerà.
    Lo sarò, perché me lo hai chiesto, come testamento di vita.
    Ma cammina accanto a me,
    nel silenzio del vespro, nel giardino della casa dell’uomo.
    Resta con me, perché la sera dell’umanità sia rischiarata da questa meravigliosa realtà.
    Certa che verrai a cercarmi, all’alba del primo giorno e io ti getterò le braccia al collo e ti chiamerò ancora Figlio mio.
    Figlio di Maria.
    Non morirai in me!
    Dormi il tuo sonno di tre giorni, nel mio grembo.
    Poi risorgi!
    Dentro me e nell’umanità, o Figlio.

    Dio si era inginocchiato, davanti al dolore di sua Madre!

    (Da “Nella polvere i piedi di Dio” di Domenica Salvi)

  2. silvia
    apr 3, 02:37 #

    Ho visto le tue lacrime…

    Per chi crede i miracoli non servono…
    Per chi soffre e non gli è dato di “prendersi tutto il suo tempo per arrivare al santuario…”…
    Per chi << non >>“si sente” ma <<è>>
    “ povero, mendicante e bisognoso…”…

    forse le lacrime di Maria, di Gesù…sono le lacrime di chi non ha neppure lacrime per dire la sofferenza,
    per chiedere e
    per trovare
    accoglienza, conforto, speranza…
    quel “ tutto – che – aveva una sua misteriosa logica”…

    “Durante la malattia anch’io, come Giobbe, mi sono lamentato davanti al Signore; ma non ho mai sperimentato l’angoscia di Giobbe: io ho avuto la fortuna di ‘conoscere’ Cristo.
    Per me avere lo sguardo al Crocifisso è stato un ottimo rimedio
    e una scuola insuperabile
    per affrontare ogni genere di dolore morale e fisico…
    Per me l’aver sofferto è stato anche un valido aiuto
    per capire chi è nel dolore e
    per riuscire a consolarlo dandogli speranza’ (Padre B. Haring, 1912 – 1998)

  3. silvia
    apr 7, 18:14 #

    Ho visto le tue lacrime…
    Ho visto le lacrime di Gesù.
    Anche Gesù ha pianto…

    “Gesù si commosse profondamente e scoppiò in pianto. Dissero allora: guarda come lo amava!”
    E’ morto il Suo amico Lazzaro.Sono addolorate le Sue amiche Marta e Maria, sorelle di Lazzaro..
    Gesù piange e le sue lacrime sono la sua dichiarazione d’amore a Lazzaro e alle sorelle.
    Dio piange e piange per me: sono io Lazzaro, io sono l’amico, malato e amato, che Gesù non accetta gli sia strappato via.
    Dalle lacrime di Dio impariamo il cuore di Dio. Il perché della nostra risurrezione sta in questo amore fino al pianto. Risorgiamo adesso, risorgeremo dopo la morte, perché amati.

    Ma Gesù parla al presente: non RISORGEREMO, ma ora siamo chiamati a risorgere.

    “Io sono la resurrezione e la vita”.
    La Resurrezione viene prima della vita.
    Resurrezione, è un’ esperienza del presente.Non solo del futuro.

    E’ un fatto di Amore.

    Forte come la morte è l’amore, dice il Cantico. Ma l’amore di Dio è più forte della morte.

    Posso ancora avere Speranza.
    Qualcuno è più forte della morte.

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