"La pace è finita... Andate a messa"

Troppo cose mi erano capitate quel sabato: una discussione sui paesi in guerra; riflessioni sull’effetto domino causato nei paesi Nordafricani dalla rivolta in Egitto; una discussione con un prete coreano, durante la quale cercavo di dimostrare che non doveva chiamarsi sud coreano, perché… è tempo di sentirsi uomini, cittadini del mondo e non divisi Nord e Sud in uno stesso paese; per terminare durante la notte con letture di giornali e riviste in cui sembrava che tutti fossero gli uni contro gli altri, perennemente sul “sul piede di guerra”. Anche i sogni che ne seguirono erano improntati al desiderio di pace e alla supplica al Principe della pace.

Il giorno successivo, celebrando la messa domenicale in una chiesa ambrosiana, a furia di pregare e di parlare di pace, terminai l’eucaristia con un lapsus linguae, che mi era già capitato tanti anni prima a in un paese del bergamasco. In quell’occasione era stato il chierichetto al mio fianco a completare con un lapidario: “Andate a messa” il mio iniziale: “La pace è finita…”

Ma qui, dopo aver detto la stessa cosa e questa volta in versione integrale, la maggior parte della gente non si era accorta del mio errore e aveva piamente risposto: “Nel nome di Cristo”.

Durante l’omelia avevo detto che mi sarei fermato volentieri a discutere con i fedeli disposti ad approfondire gli argomenti trattati. Una giovane coppia aveva accolto il mio invito e si erano avvicinati a me com la curiosità di scoprire se mi fossi davvero sbagliato o se avevo coscientemente provocato l’uditorio con il saluto finale: “La pace è finita…“. Poi mi chiese perché avessi detto che Maria è madre della pace. Non mi costò nulla ammettere di aver semplicemente sbagliato e mi fece piacere poter approfondire con loro le riflessione sul tema della pace.

Mentre l’Antico Testamento giustifica le guerre, il Nuovo Testamento parla del bisogno di una continua riconciliazione con quanti ci vivono accanto e dell’amore verso tutti, compresi i nemici. Con Cristo si passa dalla Legge all’Amore. Dal Monte Sinai al monte delle Beatitudini. Dalla guerra alla pace.

Gesù ha collegato le beatitudini in un modo così armonico da presentarle come un cammino di perfezione in perfezione: parte dal proclamare beata la povertà, per sfociare nella mitezza (capacità di ascolto), nella misericordia (capacità di capire l’altro e perdonarlo), nel cuore puro ( e puro è il cuore che sa amare), nel pianto legato al fatto che il regno di Dio tarda a realizzarsi qui sulla terra. Ci insegna che povertà, mitezza, sofferenza per amore di Dio e purezza di cuore sono il fondamento della pace.

Nell’Antico Testamento c’era l’idea che Dio favorisse gli Ebrei (i vicini), oltre i quali c’erano i lontani. Tra i due si pensava che esistesse un muro di divisione. Ora Cristo è venuto al mondo per abbattere il muro di divisione. In lui i credenti diventano un’unica realtà. Diventano fratelli, mantenendo ognuno le proprie caratteristiche. Le diversità vanno considerate non con sospetto, ma quale fonte di ricchezza. Non a caso il vescovo Tonino Bello presentava la pace quale “convivialità delle differenze”. Convivialità: essere seduti alla stessa mensa, custodendo le proprie peculiarità e rafforzando il proprio credo. E sarà la fede, resa concreta dalle opere di giustizia, a salvare i fedeli di ogni religione.

Grazie alla fede, rafforzata da una vita di preghiera, nascerà la pace, costruita sui pilastri della giustizia, della solidarietà, della sobrietà nel vivere un’esistenza al centro della quale non può certo esserci “mammona”, l’immonda ricchezza per mantenere il potere, ma “tutto l’uomo e tutti gli uomini”. Questo era l’apice dell’antropologia di Paolo VI, sintetizzata nel motto: “La solidarietà è il nuovo nome della pace”.

Antropologia e teologia della solidarietà trovano una loro concreta espressione in Maria:

- subito dopo l’annunciazione, la Vergine corre da Elisabetta, bisognosa d’aiuto;

- canta la misericordia del Signore che abbatte i potenti e innalza gli umili, “disperde i superbi nei pensieri del loro cuore”;

- si mette in fila con i poveri, partorendo il Figlio suo in una grotta, perché “non c’era posto per loro nell’albergo”;

- diventa “rifugiata politica” in Egitto, per tre anni, per salvare la vita a suo figlio;

- vive nel più assoluto nascondimento e in una sconcertante quotidianità per trent’anni, assieme al falegname e al suo garzone, Gesù;

- è solidale, a Cana, con la sorte di due poveri sposi, per rallegrare i quali anticipa la morte di suo Figlio: “Fate tutto quello che vi dirà”;

- beve fino in fondo l’amaro calice del dolore di Cristo che, al Giordano, si fa peccato, si fa maledizione, lui, il Santo;

- accetta di diventare madre di un’umanità che sta crocifiggendo suo Figlio. Questi muore perdonando e comunicando a tutti il suo Spirito: la vera Pentecoste inizia nell’ultimo sospiro di Cristo, raccolto dalla Vergine Madre, in tutto solidale con la Chiesa nascente.

E’ lei, Maria, a procurare pace al mondo, grazie alla sua familiarità con il Dio Trino e Uno, perfetta circolazione d’amore. La Trinità: affascinate mistero d’intima unione tra Padre, Figlio e Spirito, non tre realtà, come se fossero “Uno più uno, più uno”, bensì “uno per uno, per uno”: un unico Dio, Amante, Amato e Amore, in una indissolubile unità con tutto il genere umano.

Maria ha il privilegio di gustare l’intimità della Trinità già qui in questa vita. Passa su questa terra col cuore sempre in cielo. E ora è viva “in cielo”. Che cosa significa l’espressione: “Assunta in cielo”? Il cielo, per gli Ebrei, è sinonimo di Dio. Quindi noi crediamo che Maria è in Dio. È viva: intercede per noi e ci manda messaggi per aiutarci ad arrivare più facilmente a Dio. Intercede per noi, affinché mettiamo in pratica gli ideali proposti dal Concilio: – Nutrirci della Parola: ci dobbiamo chiedere in ogni momento che cosa possa volere Dio da noi. E la sua volontà è che ci scambiamo il perdono, ci riconciliamo e ci vogliamo bene;

- Vivere di preghiera, imitando Cristo, sempre unito al Padre e in totale dedizione ai fratelli, che non solo perdona, ma addirittura giustifica: “Non sanno quello che fanno”;

- Lavorare per la comunione dei credenti, che si realizzano prendendo le proprie responsabilità nella Chiesa, quali laici impegnati per un mondo migliore, senza dipendere dal clero, ma agendo in virtù del battesimo che ci fa profeti, sacerdoti, re e missionari;

- Contrapporre amore, bellezza e bontà alle guerre, ad ogni rancore, ad ogni crimine, dando così il nostro contributo a spargere semi di giustizia, a lenire le ferite, a nutrire sogni di pace;

- Celebrare l’eucarestia che non va limitata ad un’ora settimanale, ma prolungata da una messa all’altra. La conclusione: “Ite missa est” non è: “la messa è finita”, bensì: “La messa comincia ora. Va nel mondo a portare la pace”, sorretto da Maria, Madre della pace.

Valentino

Commenti

  1. Rachele Giorgini
    feb 20, 16:55 #

    la pace! proprio oggi 20/02/2011 nella messa il signore ha detto:“amate i vostri nemici” e il prete ci ha detto che qesto è possibile grazie alla preghiera, che ci permette pian piano di accettare e amare la persona che non sopportiamo! Però, quanto è difficile, mettere da parte l’orgoglio,essere umile e soprattutto pregare per chi non si ama!!! spero sempre che il signore mi dia questa forza.
    La pace sia con te e grazie

  2. Giovanni Centamore
    feb 20, 19:15 #

    Don Valentino è molto bello quello che dice. Veramente, noi laici, in forza del nostro battesimo dobbiamo sentirci impegnati ad essere, sull'esempio di Gesu', uomini di pace, di amore, di condivisione fraterna, allora si che il mondo sarà migliore. Scriveva Don Primo Mazzolari: "Il mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi ci mutiamo, si fa nuovo se ciascuno si fa creatura nuova...". Grazie Don Valentino per la sua testimonianza di vita. L'aspettiamo ad Aciplatani. Giovanni

  3. Silvia
    feb 22, 23:35 #

    “Signore Gesú Cristo, che dicesti ai tuoi Apostoli: Vi lascio la pace, vi dò la mia pace, non guardare ai miei peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e degnati di pacificarla e di riunirla secondo la tua volontà. Tu che sei Dio e vivi e regni per tutti i secoli dei secoli. Cosí sia.”

    Signore, rendimi Tuo Apostolo.
    Anche se io Ti dico sempre SI, Tu solo puoi.
    Rendimi Tuo Amore.Tuo Perdono.
    Tuo Cielo.
    Scambio d’Amore.
    Tua pace.
    Grazie.
    Amen.

  4. Concetta
    feb 24, 12:13 #

    Ciao Valentino…
    La psicanalisi sostiene che i lapsus in realtà sono “suggeriti” dal nostro inconscio… Visto quanto sta succedendo nel mondo, vista la discussione sull’”effetto domino” causato dalle rivolte che stanno interessando molti paesi e i sogni che ti hanno tenuto compagnia durante la notte, ritengo sia una cosa possibile… E’ stato proprio un bel lapsus e mi dispiace che se ne sia accorta solo quella coppia!!! Evidentemente negli altri erano presenti dei corvi che hanno beccato il seme del tuo lapsus o dei rovi che li hanno ricoperti… O semplicemente erano troppo presi dalla routine…
    Mi chiedo davvero perché per l’uomo sia così difficile vivere in convivialità, assaporando e gustando le ricchezze dell’altro non cancellando comunque la propria identità, la quale può diventare fonte di ricchezza per chi ci sta accanto!
    Ti ringrazio per aver spiegato l’espressione “Assunta in Cielo”! La nostra Mamma che ci accompagna ogni giorno e che ci indica la via da seguire ma che noi spesso non intraprendiamo… Si sa: i segnali stradali sono in pochi a guardarli ed a rispettarli…
    Concludo con il proposito di un impegno:
    « La Messa comincia ora. Va’ nel mondo a portare la Pace »
    Un abbraccio Vale!

  5. Robi Moretti
    feb 26, 12:59 #

    Ciao Valentino,
    non é errore dire ‘la pace é finita’ .Purtroppo!
    Un abbraccio.

    Robi

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