Portoferraio, 20 Agosto 2007

Tutto... tranne l'essenziale

A lungo ho sognato questo momento sull’isola d’Elba. A lungo, le mie notti si sono animate con il ricordo di questa stupenda isola che spesso ho contemplato dall’aereo, ricordando con nostalgia i luoghi a me cari: Lacona, Laconella, Marina di Campo, Madonna del Monte, Monte Grosso, il Cavo, Pomonte. E in ogni luogo, un volto: Andrea, Silvia, Cesare, Annalisa, Maria Letizia, Donatella, Emanuele…

Ed ora, finalmente, sono di nuovo qui. E come sempre, quando lascio che il tempo posi la sua leggera patina sui miei ricordi, il confronto con il presente diventa quasi doloroso. Portoferraio è molto cambiata: traffico congestionato, troppa gente, lussuosi yacht ormeggiati al porto, ovunque macchine e nessuno che mi rivolga un saluto. È normale, nessuno mi conosce. Provo a salutare io. Sconcerto. Un giovane mi risponde chiedendo: «Ci conosciamo?».

Questo esordio poco gratificante non spegne in me la voglia di comunicare. Così mi siedo su una panchina in cerca di uno sguardo significativo. Tratti forti del volto, simile al protagonista de «Il settimo sigillo» di Bergman. Intorno ai cinquat’anni. Mi lancia uno sguardo che non lascio cadere e lo saluto. Si avvicina e si siede. Dopo pochi minuti già conosco i fatti salienti della sua vita. Separato. Con un figlio che è un grumo di problemi: diciottenne, bocciato, amante degli spinelli. Lui, nonostante il master in lettere, fa l’impiegato qui, in questa stupenda isola, in affitto: la casa gli costa 1.300 euro al mese.

Quando percepisco che il dialogo sta scivolando verso la conversazione di cirocostanza, lo interrompo e gli chiedo: «Sei agnostico o ti ritieni ateo?».

«Non lo so, mi hanno comunque battezzato».

«Quale denominazione Cristiana?».

«Non so, penso valdese».

«Cerchi Dio?».

«Dentro di me c‘è qualcosa di divino».

«Che volto ha?».

«La sapienza del Buddha. Ho un maestro buddista. Lo vedo poco ma mi sta mettendo sulla strada giusta, attraverso la meditazione».

«La meditazione buddista non porta a Dio, ma al nulla».

«Dio-Nulla basta star bene».

«Ecco i pasticci della nostra generazione: Dio, Buddha, Allah, Maometto… Come se uno equivalesse all’altro… E a tuo figlio che cosa dai?».

«Non so. Il discorso sarebbe lungo. Sono già in ritardo sul lavoro. Ma ti verrò a trovare».

Questa frase risuona in me quale eco di ciò che capitò a San Paolo sull’Aeropago: «Ti sentiremo un’altra volta su questo argomento.».

Rimango a lungo in silenzio e poi decido di andare a fare due passi al porto. Una moto di grossa cilindrata con un magnifico yacht sullo sfondo attira la mia attenzione e mi avvicino. Alcuni adolescenti stanno facendo colazione sulla barca. Sembrano annoiati e alcuni di loro hanno lo sguardo basso, rivolto verso il telefonino. Lo squillo di una suoneria non si fa attendere e mi ritrovo ad ascoltare la conversazione di un giovane che dice al suo interlocutore di annoiarsi a morte sullo yacht: «…in questo posto non capita nulla.».

Mi ritrovo a sorridere amaramente. L’uomo che ho incontrato da poco non è che l’ultimo della serie dei padri che hanno dato tutto ai propri figli tranne la nostalgia di Dio. E come avrebbero potuto accorgersi dell’essenziale di cui privavano le loro creature, impegnati com’erano a cercare il superfluo?

E i figli, senza lacrime, senza forti battiti del cuore, senza nostalgia dell’Unico che può far godere la Vita, se ne stanno mollemente sdraiati sulle loro barche osservando fiduciosi il monitor del cellulare.

Valentino