Pronti a morire per i loro sogni



Rivolgendomi ai fedeli presenti all’eucaristia  nella festa di tutti i santi, non esito, sulle orme di Paolo, a chiamarli “santi”. Lo sono in virtù del battesimo. Non dovrebbero essere chiamati “cristiani”, ma Cristo.  Il loro nome è già scritto nei cieli, là  dove li attende un eterno peso di gloria.
Terminata l’eucaristia, piacevole è la sorpresa di essere invitato a commentare l’omelia con  molti  ragazzi e  giovani  desiderosi di approfondire le esperienze citate durante l’omelia. I catechisti fanno la parte dell’ “avvocato del diavolo”, ponendomi una serie di provocazioni: “Siamo angeli e demoni” (ahi, qui Dan Brown ha fatto scuola!). “La Chiesa sta mostrando tanti limiti e non ha una parola forte per cambiare la società. Non ci ascolta e, quando fa anche belle proposte, non partono dalle esigenze dei fedeli, quindi cadono nel vuoto”. “Se è vero che lasciamo morire di fame tante persone ogni minuto, possiamo ancora dirci cristiani?”. “Non ci confessiamo più perché non sappiamo che cosa raccontare e perché non troviamo più i preti nel confessionale”. E tante, tante altre domande sul senso del vivere e sull’urgenza d’imparare ad amare.
Guardo questi giovani con tenerezza e  mi commuove la loro richiesta che qualcuno insegni loro  l’arte del vero amore, mentre risuonano in me le parole di Benedetto XVI sulla necessità di  “non adattarsi a un amore ridotto a merce di scambio, da consumare senza rispetto per sé e per gli altri, incapace di castità e purezza”.  Ma, anziché toccare questo tema, regalo  a ciascuno di loro un libro, con l’intento che mi chiamino a discuterlo, dopo averlo letto.
Per il momento, mentre mi sforzo di capire le vere esigenze dei giovani, con loro metto in evidenza alcune priorità che andrebbero sviluppate nel decennio (2010 – 2020) che  i vescovi italiani hanno deciso di consacrare alla questione educativa:
-         La Chiesa è santa, ma è costituita da credenti peccatori. Siamo santi, ma con i piedi per terra. Dobbiamo purificarci continuamente, nella ricerca della verità su noi stessi e  sui nostri rapporti con Dio e con il prossimo. Verità nelle cose da credere e da praticare. Verità senza sconti, senza compromessi, senza troppi adattamenti. Verità sul senso di questa vita e di quella che ci attende, oltre i limitati orizzonti del vivere terreno. Verità per difendere la dignità di ogni essere umano, affinché a tutti sia permesso di vivere,  di vivere  bene, di vivere liberi di cercare e professare la propria fede e raggiungere i valori che danno un gusto all’esistenza.
 
-         La Chiesa  non è una agenzia  o una facoltà universitaria che elabori una nuova pedagogia, bensì come una spazio di libertà, di ricerca, di possibilità d’incontro con  Gesù Cristo: il Gesù di Nazareth e il Gesù che vive, spera e ama in ciascuno di noi.
 
-         La Chiesa aspira a generare testimoni credibili e competenti  nell’orientare le coscienze verso l’ideale di passare dal monte Sinai (la legge) al monte delle beatitudini (l’amore). E le coscienze,  se sono in ascolto delle mozioni dello Spirito Santo,  plasmeranno cristiani chiamati a crescere in sapienza e grazia. Solo  così saranno  attraenti e credibili nei confronti degli indifferenti e dei ricercatori della Verità.
-         La Chiesa guarda con simpatia ai giovani che, al di là dell’immagine che di essi si è fatta la società e dei giudizi poco obbiettivi con i quali li condanna, hanno sempre nuove domande, sono resi belli da nuove sfide, hanno un nuovo sentire nei confronti di questa vita che, sia pure con i suoi alti e bassi, fa progressi. Questi giovani che affrontano le varie crisi della società aggrappandosi gli uni agli altri, per vincere la solitudine e, nel silenzio, forse inconsciamente, ma certamente, stanno preparando qualche cosa di bello. Proprio essi, che sono giudicati “La prima generazione incredula”, se ascoltati e amati, mostrano il meglio di sé: hanno voglia di essere ascoltati, bisogno di essere amati e di trovare chi si lasci amare; hanno l’urgenza di contare nella società, di trovare spazi, di far sentire la loro voce, di avere spazi operativi, di avere comunità autentiche e dinamiche.
 
-         La Chiesa ha molto da offrire all’umanità: Parola, Pane, Prossimo. La Parola rivelata, verità che libera. Il Pane eucaristico, presenza dell’amore di Cristo per questa umanità, nel mistero di morte e risurrezione rinnovato ogni giorno, a sostegno della nostra debolezza e viatico verso il cielo. Il Prossimo, misterioso ma reale sacramento di un Dio invisibile, che chiede di essere visto, toccato, sperimentato nel corpo di ciascun essere umano.
Paragonando gli anni passati alla presente situazione sociale ed ecclesiale,  tutta la Chiesa – popolo di Dio – deve affrontare profondi cambiamenti nella mentalità e nel metodo di rapportarsi soprattutto ai giovani, ma anche a quegli adulti che non hanno mai fatto una vera esperienza di un grembo fecondo che generi alla fede, come deve essere la comunità cristiana.
 Non è più possibile stare ad aspettare che i “lontani” vengano a noi. Dobbiamo metterci alla ricerca di chi ha sete della verità. Non possiamo più sfidare la gente con dei categorici “aut – aut”,  ma accostarla con dei gentili “e – e”, cioè non allontanare con una terapia d’urto, ma ricorrere a quella dolcezza con la quale Cristo permetteva a S. Giovanni di riposare sul suo petto. Non dobbiamo presentare la morale del “tu devi”, ma del “tu puoi”. Non dobbiamo mettere in risalto quegli aspetti negativi del prossimo che urtano la nostra sensibilità, ma donare anticipi di fiducia, dando un volto all’inespresso talento che il maestro di vita fa emergere; ricorrere alla “profezia autoavverantesi” (dire cose belle perché si avverino); non demonizzare, ma valorizzare; non distruggere, ma creare ponti, spazi, comunità.
Agli adulti è richiesta una passione educativa, alla quale si arriva cambiando mentalità e scelte di vita. Ai giovani è chiesto di credere che gli adulti possono convertirsi.
Agli adulti incombe l’obbligo di rifarsi il sangue, ascoltando i segni dei tempi. Ai giovani è richiesto di non ripiegarsi sugli errori del passato, ma di lasciar perdere e tornare da capo.
Ai giovani è chiesto di sognare. Agli adulti di morire perché si realizzino i sogni dei loro figli.

Valentino

Commenti

  1. Concetta
    nov 14, 17:34 #

    Permettimi di aggiungere che ai giovani è anche e soprattutto chiesto di credere in se stessi, nelle proprie capacità, sognare e lottare affinché i sogni si realizzino perché non basta che gli adulti muoiano perché si realizzino i sogni dei loro figli: bisogna che siano i giovani a prendere in mano i loro sogni e a lottare per realizzarli… anche se gli adulti restano accanto. E’ necessario che ci sia collaborazione, no? Così sarà più facile sia dare che ricevere anticipi di fiducia e fare “profezie autoavverantesi”
    Mando un enorme abbraccio a te e GianCarlo…
    Ciao Don Vale! Ti voglio bene!

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