Cristo: scommessa di Dio sulla vita

In una noiosa domenica in cui nulla sembra accadere, anche una chiesa può costituire un eventuale punto d’interesse. E così lei, la quattordicenne, attratta dal canto dell’alleluia, s’intrufola nell’assemblea mentre mi accingo a leggere il Vangelo dei lebbrosi sanati. Vangelo che termina con la frase: “La tua fede ti ha salvato”.
Nell’omelia parlo della fede nel Signore della vita, che richiede fede in se stessi, nelle proprie potenzialità, nella capacità di trovare un senso a tutto quello che capita nella nostra esistenza, perché la vita è la passione di Gesù. Lui è venuto al mondo per darci la vita e darcela in abbondanza. Cura i lebbrosi, sana le nostre infermità e fa dell’esistenza e della felicità dell’uomo la sua “gloria”. Opera il miracolo e poi l’attribuisce alla nostra fede: “Se aveste fede tanto quanto un granello di senape, direste a questo monte di spostarsi, ed esso vi ubbidirebbe”.

Sulla porta della chiesa, al termine dell’eucaristia, i chierichetti distribuiscono la mia riflessione: “Celebra te stesso”, con il mio indirizzo e l’e mail. Quest’ultimo permette alla ragazza di scrivermi.

“ In famiglia sono solo io e mia mamma, perché mio papà ci ha lasciati quand’ero ancora bambina. Lo vedo poco. Non abita nella mia città. E, con il passare degli anni … tutto cambia. E cambiano anche i sentimenti. Un papà è colui che vive e cresce con i suoi figli e li educa. Mia madre cerca di fare anche la parte del papà, ma io avrei bisogno di una figura maschile. Ho il nonno che mi vuole bene ed io ho paura che muoia. Anche se a volte guardo alla morte come un sollievo.

Tu hai parlato di una bambina africana che ti è morta tra le braccia, dopo averti chiesto: ‘Perché mi fate soffrire? Perché mi lasciate morire?’. A parte il fatto che mi hai fatto piangere … però ho detto che almeno lei ha smesso di soffrire. E ti chiedo di darmi alcuni motivi per cui io dovrei vivere ed amare questa vita”.

Persone che si trovano in queste condizioni non hanno bisogno di dimostrazioni, di prediche o di esortazioni miranti ad illustrare la bellezza della vita. Anzi, tutto questo potrebbe far crescere il loro senso di rifiuto per ciò che è bello solo teoricamente, mentre lascia freddo il cuore e non dà spazi concreti per vivere un’esistenza da sogno. Solo dopo un contatto personale, basato sull’ascolto e su uno sguardo che non giudica ma ama, e dopo aver creato uno spazio concreto per un’esperienza positiva della vita, si potrebbe abbozzare una riflessione che per me non può prescindere da Cristo, dalla sua passione per questa esistenza.

Ma prima di parlale di Dio, la porterei sugli argini del Po, nella sua stessa terra, e l’inviterei, sulle orme di Ungaretti, a considerare non la strada, ma il fiume come simbolo del viaggio della vita. Per il Poeta la strada è «gomitolo», «groviglio», «cammino senza conclusione», il fiume è invece una placida via che dalla sorgente armoniosamente anela alla foce per rigenerare vita. Là, inizio e fine, alfa e omega, vita e morte si abbracciano e tendono all’Assoluto. Cielo e Terra nella perfetta armonia del ricongiungimento degli estremi . Estasi di chi contempla il cosmo con senso di stupore: «e guardo/ il passaggio quieto/ delle nuvole sulla luna».

E in questa contemplazione del placido scorrere delle acque del fiume, sentire il bisogno di perdersi nel tutto, tuffarsi nelle onde, lasciarsi trascinare dalla corrente mentre il cuore anela a perdersi nell’umanità, negli altri, nell’Altro, l’eternamente Presente. Inchinarsi dinanzi all’Infinitamente Grande. Prostrarsi nel Tempio dell’Assoluto, come fanno i Beduini nel deserto. O come fanno i monaci, gli eremiti, Charles de Foucauld, Teilhard de Chardin e tanti tanti altri che, innamorati di Cristo, hanno scoperto il senso e il gusto della vita. E hanno elevato il loro canto al più bello dei figli dell’Uomo, come, in un momento di grazia, anche Ungaretti ha fatto:

“Cristo, pensoso palpito/ astro incarnato nell’umane tenebre/ fratello che t’immoli/ perennemente per riedificare/ umanamente l’uomo,/ Santo Santo che soffri,/ maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,/ Santo, Santo che soffri/ per liberare dalla morte i morti/ e sorreggere noi infelici vivi;/ d’un pianto solo mio non piango più./ Ecco, Ti chiamo, Santo,/ Santo, Santo che soffri”.

Si abbozza così il paradosso: nel Santo che soffre, nel Dio innalzato su di una croce, nelle sue braccia protese verso tutta l’umanità si può scoprire l’amore alla vita. Additando una croce non intendo tanto proclamare un ideale di rinunce, mortificazioni, sacrifici (anche se, in misura moderata, fanno bene all’anima e al corpo), bensì gridare che la croce è il sì alla vita, quale espressione della bellezza di essere per tutti un dono. Per diventare “padri”.

Quella ragazza giustamente sottolinea la necessità di avere un papà accanto a sé, ma, crescendo, lei stessa sperimenterà un senso di paternità e maternità quando s’accosterà ad altre persone che hanno i suoi stessi problemi e cercherà di dare loro un motivo, un senso per vivere. E quando qualcuno le chiederà chi sia, non risponderà che a tre anni è stata abbandonata dal papà, che la mamma le ha dovuto fare anche da padre e che il nonno era bravo, ma vicino alla morte … Non metterà in evidenza i limiti, bensì esalterà quella fede che opera miracoli. Proprio come fece Cristo quando dovette dare una risposta agli inviati di Giovanni il Battista: “Tu chi sei?”. E Gesù rispose dicendo: ‘Andate a raccontare quel che udite e vedete: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono risanati, i sordi odono, i morti risorgono e la salvezza viene annunciata ai poveri. Beato chi non perderà la fede in me’” (Mt 11, 2-6).

Gesù è la scommessa di Dio sulla vita, il segno sconvolgente della sua passione per questa umanità che si muove in un creato che è ancora tutto da scoprire e che è solo agli inizi del cristianesimo. Che cosa sono duemila anni dopo la nascita del Messia in confronto agli oltre settecentomila anni in cui la vita umana è presente sul pianeta? Se facciamo le proporzioni rapportate ad una giornata, i due mila anni equivarrebbero a due minuti. E Dio non voglia che l’umanità abbia sprecato anche questi due minuti …

Ma quand’anche li avessimo sprecati, non avremmo il diritto di perdere la speranza, perché Dio è fedele a se stesso, alla sua benedizione per tutta l’umanità e alla promessa che ci sarà un tempo in cui anche gli Ebrei riconosceranno il Messia: “Allora sarà una palingenesi, una nuova creazione”. Trionferà la vita sulla morte. Saremo Dio. “Dio sarà tutto in tutti”.

L’ha promesso. Non ci ha detto come sarà l’al di là, ma ci ha garantito che passeremo di bellezza in bellezza, vivremo “in novità di vita”, godremo “cieli nuovi e terra nuova”. Vivremo in un continuo stupore, sentimento che rende questa vita e l’altra degna di essere vissuta, celebrata, amata.

Valentino

Commenti

  1. silvia
    ott 27, 23:51 #

    Caro don Valentino,

    questa sera dimentico la “mia” croce, e ne presento un’altra…
    Come si fa a abbozzare una riflessione che per me non può prescindere da Cristo, dalla sua passione per questa esistenza, in un caso come questo?

    “Ieri ho ricevuto lo sconforto di K. S., persona che conosco bene ma che non sentivo da mesi perché trasferitasi temporaneamente al capezzale della mamma novantenne, morente, ma ripresasi dopo le cure.

    Invito a pregare per questa signora straniera, sola, sessantenne, buona come il pane ma ingenua come pochi al mondo, meditante il suicidio come strada più facile per uscire da una ventennale vertenza legale, utile ai fini dell’indagine ma inconcludente per ripeturi raggiri. Dopo aver speso pari a 75 milioni di lire per avvocato svizzero – controparte noto avvocato di Londra – per un testamento dapprima esistente poi inspiegabilmente sparito – alla fine è stata scaricata dal difensore, passato alla sponda opposta dopo un incontro in Svizzera con la parte avversa che ha paradiso fiscale in Liechtenstein e che dispone di mezzi consistenti.

    Di cultura buddista, la persona non esiterebbe a compiere il gesto che le permetterebbe di raggiungere la completa liberazione dalla sofferenza, sorgente di depressione e avvilimento, per mancanza di vie d’uscita che non siano fallimentari.
    …………………………………….”
    Che fare, pregare-accettare e offrire.Certo.
    Poi, “Dio ha tutto sotto controllo”.
    Nello stesso momento ci chiama a essere Lui per ogni uomo che incontriamo.
    Come fa una persona in questa situazione, a scoprire il senso, avere il gusto della vita?
    Come facciamo noi che pure Lo conosciamo, a farla innamorare di Cristo?
    La fede nel Signore della vita, richiede fede in se stessi, nelle proprie potenzialità, nella capacità di trovare un senso a tutto quello che capita nella nostra esistenza, perché la vita è la passione di Gesù.
    Lui è venuto al mondo per darci la vita e darcela in abbondanza.
    Lui cura i lebbrosi, sana le nostre infermità e fa dell’esistenza e della felicità dell’uomo la sua “gloria”. Opera il miracolo e poi l’attribuisce alla nostra fede: “Se aveste fede tanto quanto un granello di senape, direste a questo monte di spostarsi, ed esso vi ubbidirebbe”.
    Questa donna è in croce: non ha via di uscita. Non può ”scendere”.
    Ma ” croce” che salva, non è tanto un ideale di rinunce, mortificazioni, sacrifici (anche se, in misura moderata, fanno bene all’anima e al corpo), bensì è il sì alla vita, quale espressione della bellezza di essere per tutti un dono.

    Allora, IO devo abbracciare la Croce ed essere per lei un dono.
    Posso ”pregare”: offrire il mio SI ora per lei.
    E invocare Lui che conosce un’infinità di modi per farci avere ciò di cui abbiamo bisogno, di fare qualcosa per questa donna.

    La cifra che sembra necessaria a salvarla, è inarrivabile, anche se facessimo una colletta tra noitutti che ne siamo a conoscenza.
    Preghiamo perchè senta che non è sola.Che ci sono fratelli che sanno e soffrono e offrono per e con lei.E bussiamo forte alle porte del Cielo.

  2. fracesca 12
    mar 26, 14:37 #

    salve,soo una ragazza di san rocco e sono rimasta molto,molto,molto colpita da lei.devo farle i complimenti lei è un grande uomo.

  3. ALESSANDRO
    nov 12, 19:15 #

    Ciao Valentino, ti ho conosciuto otto anni fa in un momento di grande sconforto e le tue parole mi hanno aiutato. Adesso mi trovo in un momento di ricerca di Luce, di Verità, di Dio. Mi sono riavvicinato alla preghiera, intima, solitaria per cercare la serenità e la Luce che da tanto sto cercando.
    Ti chiedo solo una tua parola di conforto e aiuto, in questo momento delicato della mia vita.
    Grazie e ciao. Alessandro

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