Scandalosa fede e impenitente speranza

“Quel ‘Nuovo, disperato flagellatore’ di cui parli e il tuo commento che lascia intravvedere che anche la bestemmia può essere intesa come un atto di fede, mi hanno in parte rincuorato. Anch’io sono tentata, a volte, di prendermela con il Signore. Anch’io l’ho insultato e poi mi sono sentita un verme … E chiedo a te come fai a vivere con quella scandalosa fede e impenitente speranza che ti fanno andare tra i più poveri della terra. Chi ti gratifica? Chi sorregge la tua solitudine, dato che hai scritto che ‘ad uno ad uno tutti se ne vanno’? Come alimenti la fede e la speranza?”.

Senz’altro mi vuole bene la ragazza che mi pone queste domande. E’ stata con me in Africa, ad aiutarmi come animatrice di campi scuola per studenti africani. Ha pregato e sofferto, senz’altro non in vano. Ed ora si preoccupa della mia solitudine. Solitudine – lo dico per rassicurare lei e gli amici – abbondantemente redenta e animata da una invisibile Presenza, anche se, ogni tanto, sento la mancanza di quanti amo. Ma non è così per tutti?

Quanto alla mia “scandalosa fede e impenitente speranza”non esito a rispondere che non sono mai stato tentato di bestemmiare – né fare apologia di bestemmia – ma che spesso lotto con il Signore. Combatto con Lui come Giacobbe al guado del fiume Iabbok. Lo lascio vincere, perché conosco il suo stile e i suoi gusti. Termino sempre il combattimento con le ossa rotte. Ma ho so che ho sempre da guadagnare a lasciargli ripetere che non sopporta di essere il secondo …

All’amica inoltre rispondo che è l’Amore l’alimento della fede e della speranza. Non un amore astratto, ma quell’Amore che ha il nome di Dio, il volto del prossimo e il suo modello nella croce di Cristo.

Fede e speranza sono impensabili per quanti non osano amare. E quando si parla in questi termini, occorre mettere in evidenza che l’amore non va confuso con la passione. Mi vengono in mente i film: “L’amante”, “Lezioni di piano” … Esteticamente impeccabili, ma quanta confusione ingenerano nello sprovvisto giovane che si assorbe sistematicamente consistenti dosi di erotismo e di selvagge passioni barattate per amore! Erotismo e passione che ingenerano angosce e delusioni e insinuano il dubbio sulla possibilità d’amare. Siamo molto lontani da quell’unguento (il nardo, simbolo della fedeltà) con il quale Maria unse i piedi di Cristo. Siamo lontani dai purissimi sentimenti che legavano gli animi di Gionata e Davide, di Gesù e Giovanni, di S. Francesco e S. Chiara. Amori considerati dagli sprovvisti come utopia, mentre sono “eutopia”, luogo bello, desiderabile, stimolo a sognare cose grandi.

Fede e speranza sono possibili per chi va alla loro fonte che è la Trinità beata, inesauribile forza motrice di ogni amore: “Amor che muove il sole e l’altre stelle”. Amore che trova la sua misura nella “passione” senza limiti con la quale Cristo ha amato e ama quest’umanità, tutt’ora avvolta in quelle braccia allargate sulla croce e protese verso ogni essere umano per chiedere e offrire il dono totale di sé.

E’ proponibile un amore crocefisso? Non c’è il pericolo di barattare con esso la rinuncia alla gioia, alla felicità, alle più elementari, semplici e genuine aspirazioni di questo nostro corpo che altro non desidera che amare ed essere amato?

A chi, sia pure sorridendo, mi dice di non indulgere troppo nel parlare d’amore in quanto, non essendo sposato, non posso avere esperienze di quanto sperimentano gli sposi, padri di famiglia, vorrei rispondere che Dio ha messo tutto in noi per capire, credere, adorare, soffrire, sperare e amare. Noi, micro e macro cosmo, abbiamo talenti sufficienti per capire come va il mondo, per abbozzare la mirabile avventura dell’esistenza umana, per avere la curiosità del Mistero, quale divina energia che ci immette nell’Amore. E in Lui – scrivo Lui e mi ostino a scrivere Amore con la maiuscola, perché in ogni autentico amore traluce il divino- noi sviluppiamo le nostre potenzialità, diventiamo competenti e non competitivi, proviamo l’ebbrezza di passare dall’eros e dalla filia all’agape, l’amore per tutti, compresi quanti ci odiano e ci fanno del male.

È nell’Amore che sentiamo tutto il limite di quell’umano che è escluso dalla trascendenza e ci soffoca nei limitati orizzonti della quotidianità . Proprio perché è nell’Amore che noi alimentiamo il nostro volo verso ciò che è più grande di noi stessi, verso l’Infinito e diventiamo grandi come il nostro sogno, come i nostri desideri, come le nostre speranze. Le nostre aspirazioni a realtà più grandi di noi stessi sono il segno del divino inscritto nel nostro DNA. Sono la prova d’essere stati creati ad immagine e somiglianza di Dio.

E questi aneliti sono presenti in tutti i popoli con la stessa urgenza, con le stesse caratteristiche. Li ho trovati in Russia, all’inizio degli anni settanta, quando spendevo le notti parlando di Dio con quei giovani “comunisti” che annegavano la loro nostalgia dell’Assoluto in bicchierini di vodka. Li ho sentiti, negli anni ottanta, nei giovani kosovari che, tra un sorso e l’altro di rakia, m’impedivano di stare da solo, perché assetati di quella verità che rende liberi. Li ho vissuti, sistematicamente, con i giovani tedeschi, estremamente comunicativi, al di là dei pregiudizi che gli Italiani hanno nei loro confronti: aperti, rispettosi, determinati a tirar fuori da me tutta la componente affettiva del mio approccio agli immensi tomi di “prolegomeni” all’introduzione della ragione alla ricerca del Mistero … Mi limito ad accennare esperienze fatte in Occidente, ma ovunque – soprattutto nei paesi impoveriti – ho trovato la stessa sete di bellezza, bontà e amore a questa vita che non si spiega senza un’apertura al Bello per antonomasia, al Buono e Misericordioso, alla fonte dell’Amore.

Alla sete di un supplemento di vita che renda sempre più appetibile questa nostra esistenza risponde Cristo che, invitandoci ad una continua relazione personale con Lui – lo storico Gesù di Nazareth e il Vivente del Terzo Millennio – rivela a noi la nostra identità, ci fa crescere secondo la misura dell’Uomo perfetto, ci addita nella croce un supplemento non una negazione di vita. E Cristo può essere incontrato nella sua Parola, nei Sacramenti, soprattutto nell’eucaristia, nel servizio a quei poveri che più volte ho chiamato nostri signori.

Ecco dove prendo la forza di essere scandalosamente credente e impenitentemente pieno di speranza: in Dio e nei poveri. L’Uno a sostegno degli altri e gli altri quali automatico rimando all’Uno. Senza una fede non potrei continuare a reggere il mio impegno e lavoro per i popoli impoveriti. E senza la scuola dei poveri, maestri di speranza, avrei perso l’indirizzo di Dio. Il mio rapporto con Lui mi porta all’impegno per creare giustizia per i poveri e la fedeltà ad essi mi fa scoprire esistenzialmente quanto Benedetto XVI va ripetendo ovunque e a tutti: “La vittoria che nasce dalla fede è l’amore” che si alimenta di gesti concreti, di testimonianze coraggiose, di esistenze gioiose che grandemente aiutano a “far trovare ad altri giovani il senso e la gioia della vita, che nasce dall’incontro con Cristo”.

Valentino

Commenti

  1. Matteo
    ott 3, 11:24 #

    Anche io citerò Dante oer commentare questo articolo “Amor ch’a nullo amato amar perdona,/mi prese del costui piacer sì forte,/ che, come vedi, ancor non m’abbandona.”
    L’Amore non tollera che colui che è stato amato non riami. La forza di questo amore è così forte che supera la barriera della morte e contiua con la stessa intensità e con lo stesso ardore. Così come Paolo e Francesca nella Divina Commedia anche noi siamo legati da questo amore che da Cristo ci è stato dato per salvarci e ci dà tutt’ora per farci capire che siamo tutti fratelli!!!!
    E anche noi come i due protagonisti del canto V dobbiamo restituire l’amore che abbiamo ricevuto e invadere il mondo con questo!!!!!

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