Ponte Nossa , 12 Giugno 2010

L'orante ha il timone della storia

Fine maggio. Una scia di luce brilla sul mare, all’alba, dolce preludio di uno splendido giorno. E’ la festa della S.S. Trinità. Mi preparo per la celebrazione eucaristica, nella parrocchia più grande della zona, meditando sullo Spirito Santo che, come dice il Vangelo odierno, “ci insegnerà ogni cosa e ci guiderà alla verità tutta intera”.

Quale verità? … Una chiesa semideserta. Basta una bella giornata di sole e la sagra del pesce fritto per distogliere il cuore dei “fedeli” dal comandamento di santificare la festa. Si spegne il mio entusiasmo di parlare dell’Amante, dell’Amato e dell’Amore. Ma non volendo far pagare la mia delusione ai pochi presenti, mi sforzo di comunicare ad ogni costo, facendo violenza al mio spirito che grida: “Oh, avessi io le ali! Volerei nel deserto e troverei rifugio tra le rocce”.

Terminata l’eucarestia un gruppo di persone mi vuol conoscere: “Reverendo, dove trova tanta forza e tanto entusiasmo nell’approfondire il mistero trinitario?”. “Ah, voi missionari avete una marcia in più rispetto agli altri preti”. “Vedo davanti a lei una brillante carriera”. Sussurro che l’unica “autopromozione” che mi vorrei concedere è il deserto o un seminario in Africa dove poter vivere come un monaco, lasciando la mia cella solo per le lezioni. Là mi sentirei utile non tanto come formatore del clero, quanto come l’uomo che prega, garantisce il sublime dono dell’eucarestia e dona pace come ministro di riconciliazione.

Che peccato lasciare senza sacramenti grandi masse di giovani che chiedono solo di pregare, mentre qui, in Europa, tutto sembra interessare alla gente al di fuori dell’unica “attività” in grado di cambiare la vita e la storia: la preghiera. Forse non ha ancora sperimentato quanto, all’inizio del cristianesimo, Giovanni Crisostomo andava ripetendo: “Chi prega ha in mano il timone della storia”. E, aggiungerei, il timone della propria vita. Se pregasse di più, non si lascerebbe rubare la sua esistenza da quei mass-media che tutto appiattiscono e tutti omologano: basta accendere la televisione per spegnere i sogni…

Lascio la chiesa. Non accetto l’invito a mangiare il pesce fritto. E vado sulla spiaggia, in mezzo a tanti corpi seminudi, vestito con il clergyman scuro, sotto i cocenti raggi del sole. Un gruppo di adolescenti scaglia contro i preti una battuta pesante che non lascio cadere nel vuoto. Mi accosto ai provocatori e sussurro: “Comunque sia, il Signore vi vuole bene”. Si crea un silenzio da panico. E’ facile indovinare quello che stanno pensando. Avranno da poco ricevuto il sacramento della cresima. Fino all’altro ieri avranno servito all’altare. Probabilmente penseranno alla nonna che trascorre la giornata ascoltando, con religiosa attenzione, “Radio Maria” e pure di notte dorme cullata dal ritmo del rosario…

“Quando il Vescovo vi ha cresimato – sussurro – ha unto la vostra fronte con un olio misto con il bergamotto, proveniente dalla Locride. Sapete perché il vescovo di questa regione, da alcuni anni, regala a tutte le diocesi italiane questo balsamo?”. Nessuno risponde, ma tutti sono curiosi. “In quella regione imperversa la Ndrangheta. L’unzione con il profumo del bergamotto della Locride è un segno che voi dovete essere forti contro i mali del mondo, opporvi alla corruzione, non omologarvi a quanto la televisione vi impone di pensare, dire e fare”.

“Padre – chiede un adolescente – non ha caldo con quella giacca?”. Poveretto, sta sudando più lui di me. Un altro m’invita a sedere e mangiare un panino con loro. E nasce un bel confronto su chi detiene il timone della storia. Dai loro interventi è chiara l’idea che la loro nostalgia di Dio è già una preghiera, anche se hanno abbandonato la chiesa e se ogni tanto scappa una frase stupida e provocatoria al passaggio di un prete.

Un prete che ora è più propenso a lodare la Trinità, rispetto al momento in cui provava angoscia di fronte ai banchi semivuoti della chiesa. Là, infatti, aveva dovuto fare violenza a se stesso per scacciare la petulante tentazione: “Qui Dio, forse, è nominato invano”.

Valentino

Commenti

  1. marco
    giu 13, 13:30 #

    Io non so quale sia stato l’argomento della pesante battuta sui sacerdoti di cui tu don Valentino ci racconti nell’articolo, anche se senza fare troppi sforzi posso provare a immaginare viste le cronache…Come sempre lo Spirito Santo dal quale viene ogni sapienza ti ha ancora una volta illuminato nella risposta. Quotidianamente vicino e lontano sento discorsi pietosi e ignoranti sulla Chiesa, sul clero. Parole, parole vuote come le zucche di Halloween che hanno poca voglia di pensare e preferiscono andare dietro all’onda facendo propri i deliri mediatici dei quali francamente ne abbiamo (noi credenti) un po’ piene le “bisacce”.
    A volte di fronte alla non verità oppongo quella parola di verità che disarma, che ti mette a nudo, ma molto più spesso applico, non so se correttamente il passo del Vangelo “non gettate le vostre perle davanti ai porci” Matteo (7,6). Sbaglio ???

  2. silvia
    giu 15, 01:38 #

    “Là mi sentirei utile non tanto come formatore del clero, quanto come l’uomo che prega, garantisce il sublime dono dell’eucarestia e dona pace come ministro di riconciliazione.”

    Grazie per queste dolcissime e confortanti parole.
    Quelle che vorremmo – vorrei – sempre sentire e sperimentare compiute dal prete…

    Anche qui, sei utile nello stesso modo.
    Pregare. Celebrare e donare l’Eucaristia. Donare pace come ministro di riconciliazione.

    Qui, anche qui, arde il desiderio.Malgrado mille chiese, mille Messe, malgrado il desiderio ardente e struggente e doloroso, domenica scorsa non mi è stato dato di partecipare all’Eucaristia…Forse, nell’Elevazione, hai inconsapevolmente offerto anche questo desiderio…

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