Ponte Nossa, 6 Giugno 2010

Ogni giorno è un'occasione speciale

Lì, nel comodino, c’era un pacchetto, ben sigillato, con la scritta: “Per un’occasione speciale”. Aveva comperato quel regalo per la moglie da una decina di anni. Si trattava di una squisita seta e di un fine merletto. “Bene – sussurrò -. Cedo che questa sia l’occasione giusta”. Si avvicinò al letto e collocò il pacchetto vicino alle altre cose da consegnare alle pompe funebri. Sua moglie era appena morta.

Occasione speciale per pregare è, oggi, vigilia di pentecoste. Voglio trascorrere tutto il pomeriggio e la sera in una chiesa, a disposizione di chi desidera celebrare il sacramento della riconciliazione, davanti al Santissimo che solennemente espongo. Subito i fedeli si mettono in fila, contenti di potersi confessare da un prete che non sia il loro parroco. Io pensavo di concedere a me stesso il privilegio di stare molto tempo da solo, per prepararmi alla grande festa dello Spirito Santo, invece i fedeli non mi danno tregua.

Solitamente io confesso in aereo, in treno o per strada, quando, guardando in faccia una persona, scopro quella tristezza che invoca misericordia. Non amo le confessioni di routine, legate a scadenze o a riti, anche se queste possono essere un’occasione speciale per una revisione di vita.

Ora qui, in questa sacra vigilia, accolgo tutti con un sorriso, una stretta di mano, per rendere l’impatto con il confessore sereno e non odioso, come quando ci mettiamo nelle mani di un dentista. Voglio far comprendere a tutti che la Pentecoste è un’occasione propizia per rinascere, lasciandoci affascinare dall’ebbrezza dello Spirito, che viene a noi impetuoso, quale vento di cui “si ode la voce, ma non si sa da dove venga o dove vada”.

Con tristezza noto che ci sono persone che vengono unicamente perché hanno il figlio o un nipote che domani riceverà il sacramento della cresima. Non sono preparate. Si confessano facendo l’elenco della spesa come fanno i bambini. Non hanno il senso del peccato. Si giustificano, prendendo la scusa che la vita di oggi, frenetica come è, non permette di andare in chiesa alla messa domenicale.

Sempre di corsa, condotti da quella maledetta fretta che trasforma in schiaffi le carezze della vita, impedisce all’anima di stupirsi, non dà spazi allo Spirito Santo per aiutarci a festeggiare ogni giorno, a gioire di ogni battito del cuore, a valorizzare ogni lampo di tenerezza. Si rimanda sempre tutto, aspettando l’occasione speciale.

Ed è proprio quest’ultima idea che fa scattare in me il desiderio di raccontare a molti la storia del pacchetto riservato per l’occasione speciale.

Terminate le confessioni, celebro l’eucaristia prefestiva della Pentecoste. In contraddizione con la gioia che proclamo quale primordiale dono dello Spirito, è a molti visibile la mia tristezza, che prende corpo quando invito i fedeli a ripensare se vale la pena cresimare ragazzi che hanno genitori che non pregano e che non parteciperanno più alla liturgia domenicale dopo aver ricevuto il sacramento della confermazione.

Durante la cena con il parroco, metto a fuoco alcune idee:

- Si semina per cento, sperando che una persona risponda. Non tanti, ma santi. – Bisogna accettare ora di essere, come cattolici, una minoranza, con pochi preti e con tanti laici che si sentano responsabili del proprio battesimo: ognuno dovrà rendere conto dei talenti ricevuti e non del fatto di essere prete, suora, religioso o laico, papa o catechista del piccolo villaggio di provincia … – I preti dovrebbero vivere in comunità di tipo monastico ed essere dediti alla preghiera, diventare esperti nella Parola, educatori di laici che, ben formati, condurranno la parrocchia secondo i segni dei tempi, preoccupati di testimoniare l’ebbrezza dello Spirito, attraverso strutture semplici, dignitosamente povere, coraggiose nell’accettare le novità e i cambiamenti. – I sacramenti dovrebbero essere amministrati solo quando è palpabile la volontà di celebrare la vita insieme a Cristo e non quando il rito prende prevalentemente connotazioni sociali, perché così vogliono i nonni e le zie anziane, per poter fare il regalo.

Il parroco non è d’accordo sulla mia proposta di rifiutare i sacramenti. Cita il Vangelo: “Non si deve spegnere il lucignolo fumigante”. E aggiunge: “Si vede che non sei mai stato parroco. Se escludi una persona dai sacramenti, puoi fare le valige. Un papà, inoltre, non chiude mai la porta in faccia ad un figlio”.

Sì, il padre attende il momento opportuno, l’occasione favorevole. Ma a lui non si potrebbe anche insegnare che ogni giorno è un’occasione speciale? Non si dovrebbero a lui riproporre le parole di Cristo: “Il tempo è compiuto, convertitevi e credete al vangelo”? Non c’è scritto nella Bibbia: “Oggi, se ascolterete la mia voce, non indurite il cuore”?

Valentino

Commenti

  1. Concetta
    giu 17, 10:49 #

    Ciao Don Valentino…
    Stavo riflettendo su quell’uomo che conservava il pacchetto per la moglie… Ha aspettato così tanto l’occasione speciale per darlo alla moglie, che lei nel frattempo è volata via… Che tristezza… Probabilmente avrà accettato il gesto anche da morta, ma sicuramente da viva sarebbe stata tutta un’altra cosa! Apparte la gioia nel riceverlo, di certo con quella seta e quel merletto si sarebbe cucita un bell’abitino e ogni volta che l’avrebbe indossato la sua gioia sarebbe stata sempre più grande, invece…
    Quante volte rimandiamo le cose perché abbiamo premura o perché abbiamo paura: brutto difetto dell’uomo… Aspettiamo così tanto che alla fine è inutile e il più delle volte non possiamo nemmeno più rimediare!
    Mi è venuta in mente una tua frase:
    <Non aspettare la morte per esprimere con le lacrime “Ti Amo”>
    Questa, insieme a tante altre tue frasi mi hanno spinta ad andare avanti in questi ultimi anni, e proprio seguendo questa, ho imparato a dire “ti voglio bene” alle persone per me importanti mentre prima non lo dicevo mai perché volevo sentirmelo dire, ma nessuno me lo diceva. Ho capito che dovevo comunque dirlo, e l’ho detto, ma forse non abbastanza perché sono rimasta di nuovo sola. Quel mio Amico ha ben deciso di non sentirselo più dire, forse gliel’ho detto troppe volte allora e non ne ha potuto più… boh!
    Sto male Don Vale, avrei donato per lui ogni goccia del mio sangue pur di salvarlo se ne avesse avuto bisogno, avrei fatto qualunque cosa pur di vederlo felice e stare bene… invece dice che sono ruscita solo a farlo “morire”… Non volevo diventare un’assassina: gli voglio solo tanto bene… :(
    Valentino, mi sei rimasto tu solo come Amico: ti prego piangendo, non abbandonarmi pure tu, non riuscirei a reggere un altro colpo come questo. TI VOGLIO BENE!!!

  2. silvia
    giu 30, 15:21 #

    <<Il perdono cristiano è imitazione della luminosa e calma potenza con cui il Padre ricostruisce il destino delle sue creature sorprendendone e aiutandone il permanente ed essenziale desiderio del bene, di cui sono costituite, e che attraversa tutti i disastri dell’istericità dell’autoaffermazione presuntuosa e impaziente>>.(Giussani).

    L’esperienza ci conferma che siamo fatti per perdonare, ad imitazione del Padre.
    E per essere perdonati.

    La gioia di perdonare e sentirsi liberati da ogni rancore residuo, è immensa.

    Altrettanto immensa è la gioia di essere perdonata.Si è invasi da una pace e una gratitudine senza confini.

    Essere perdonati, perdonata, non dipende solo da me.
    Sono grata a Lui del Suo Perdono, anche se mi resta la ferita del non perdono di chi si sente offeso da me.
    Rinnovo a Gesù l’adesione al Suo Perdono ricevuto e dato.

    Signore, metto tutto nelle Tue Mani. Perdono, pace, gioia, sofferenza, speranza, attesa…

  3. Luana
    lug 8, 12:26 #

    “Ogni giorno della nostra vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo.”

    Ecco perchè non aspettare l’occasione speciale. L’occasione speciale la dobbiamo creare noi, la VOGLIAMO creare noi senza aspettare il domani favorevole (ne siamo sicuri che lo sarà? o piuttosto il domani diverrà dopodomani e cosi via..?).
    Anche nelle parole di Madre Teresa si può leggere chiaramente questa bellissima intuizione: “Fate le cose ordinarie in maniera straordinaria.” Perchè è così facendo che ogni attimo diventa eterno: mettendo il cuore in ciò che diciamo e facciamo, andando incontro all’altro donando noi stessi senza riserve senza pregiudizi senza paure. Le difficoltà non mancano, la possibilità di cadere è sempre dietro l’angolo, ma uno ‘sforzo’ può diventare attitudine e l’attitudine un bellissimo modo di vivere rinnovato ogni giorno dalla SCELTA.

    Amare è scegliere di amare. E’ comodo e facile amare chi ci ama. Comodo e facile è amare per connaturalità. Comodo e facile quando ci viene spontaneo. Costa sacrificio invece andare incontro alle esigenze d’amore di chi implicitamente lo chiede a noi con uno sguardo severo, con un rimprovero, con un accusa o un’ egoistica imposizione. Difficile. Molto difficile. Spesso viene la voglia di arrendersi, in fondo chi me lo fa fare?
    Ma “ogni incontro è provvidenziale” come dici tu Valentino in un’altra riflessione. Queste parole mi riempiono il cuore di profonda gioia e serenità. Sono parole che spesso mi ritrovo a vivere nelle mie giornate e a condividere con chi mi sta accanto. Sono parole preziose. Ma più preziose delle parole è il sentimento di grazia che si riceve da ogni incontro; è quella sensazione che è certezza di aver incontrato il Cristo che morto è poi risorto dissolvendosi in pura luce venedosi ad incarnare in ognuno di noi.

    Ecco allora che “ogni giorno è un’occasione speciale”, un’occasione da non perdere nascondendoci dietro alla fretta del tempo che non è mai abbastanza per portare a compimento tutto ciò che ogni giorno ci prefiggiamo di dover e voler fare; senza chiudere gli occhi del viso e gli occhi del cuore di fronte a ciò che ci succede attorno a noi e ci passa accanto e ci viene incontro.

    Cristo non passa una sola volta. Ma se rimandiamo sempre rischiamo di non incontrarlo mai.
    E questo sarebbe davvero una grazia mancata, il “pacchetto” più bello e vero che tu possa lasciare lì ancora incartato sopra la tua lapide.

Cosa ne pensi?

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