Ponte Nossa, 16 Aprile 2010

E tu?

Nella prima domenica dopo pasqua la Chiesa proclama il Vangelo in cui S. Tommaso professa la sua fede con la lapidaria e stupenda frase: “Signore mio e Dio mio!”. Durante  l’omelia sottolineo la sapiente richiesta dell’Apostolo di mettere le mani sul costato trafitto di Cristo, per poter credere:  la fede passa attraverso la nostra capacità di stare accanto a chi soffre. Chi vive là dove il corpo del Signore sanguina, sui vari Calvari della terra, rafforza la sua fede e la rende credibile. Non a caso i cristiani ammirano i missionari e li trovano convincenti quando testimoniano la loro fede, grazie al loro familiarizzare con quei poveri con i quali Cristo si è identificato. Hanno le loro mani “nel posto dei chiodi”.
 
Nell’entusiasmo di parlare di una fede che senza le opere è morta,  metto in risalto il fatto  che dovremo tutti sostenere un giudizio finale, davanti a Cristo, il quale, nella sua magnanimità, ci ha già  anticipato le domande del suo esame, nel il faccia a faccia, al momento della nostra vera nascita: “Avevo fame e tu? … Avevo sete, e tu? … Ero nudo e tu? … Ero il povero che suonava alla tua porta, e tu?” .
 
Mi guarda  intensamente una preadolescente che sale all’altare per servirmi messa.  È molto raccolta, forse troppo per la sua giovane età. M’incuriosisce. Perciò al segno della pace le chiedo: “Sei brava?”. Sorprendente la risposta: “Io sì. E tu?”.
 
E tu? … È facile mettere gli altri in crisi! Adesso tocca  a me  rispondere. E lo faccio con un’invocazione: “Prega per me”.
 
In privato, poi, devo rendere conto a me stesso della mia fede, ricordando quanto ci obbliga a fare l’apostolo Pietro nella sua prima lettera: “Siate pronti a rendere conto della speranza che c’è il voi”. Fede e speranza sono i due volti dell’amore, sul quale sarò giudicato nel mio ultimo giorno. Mentre la fede è oggetto di una mia continua ricerca e l’amore è un bisogno, è proprio sulla speranza che pure io devo concentrare le mie forze per crescere nell’uomo interiore, chiamato a lottare continuamente per “ vivere da risorto e cercare le cose di lassù”.
Ho detto “pure io” perché, quando scrivo sulla speranza, immancabilmente ricevo lettere o telefonate di persone che mi chiedono come sia possibile vivere con questa virtù tanto fragile e continuamente contraddetta non solo dai mali del mondo, ma anche da quel guazzabuglio del nostro cuore che “vede il bene, lo approva, ma poi fa il male”.  Sono molte le persone che mi accostano facendomi intendere che è quasi inutile confessarsi, perché non vedono vie d’uscita per liberarsi da quel peccato che si è accovacciato nella loro anima e li ha fatti morire alla speranza di potersi “liberare da questo corpo di morte”.
 
Per loro sarebbe opportuno ricordare quanto, nel terzo secolo, scriveva Origene: “Occorre ripetere quali sono le guerre e le lotte che ci attendono dopo il battesimo? … Si tratta di cercare fuori di sé un campo di battaglia? Forse le mie parole ti stupiranno, eppure sono vere: limita la tua ricerca a te stesso! Tu devi lottare in te stesso … perché il tuo nemico procede dal tuo cuore. Non sono io a dirlo, ma Cristo. Ascoltalo: «Dal cuore provengono i pensieri malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie» (Mt 15,19)” .
 
In tutti gli essere umani si combatte una lotta spirituale, ingaggiata dentro di noi  dal male, o dal maligno, per farci morire alla speranza e impedirci di far vivere le risorse messe in noi dal battesimo. «Le passioni cattive  fanno guerra nelle nostre membra», ci ricorda S. Giacomo (4,1), eco della letteratura sapienziale dell’Antico Testamento, che ci incoraggia a sostenere la lotta spirituale con belle immagini: «Chi domina se stesso vale più di chi conquista una città» (Pr 16,32).
E il dominio su me stesso consiste nel vincere quella tristezza che è frutto della poca fede di possedere un’arma più forte della morte, adombrata dal peccato: il credere nella resurrezione di Gesù che ha segnato la vittoria definitiva sulla morte. Credere nelle enormi potenzialità date a me nel battesimo. Credere nella forza della preghiera, vissuta come lotta per essere costantemente consapevole della presenza di Dio in me, chiamato a vigilare per non cadere in tentazione e fare compagnia al Cristo agonizzante nel dolore di tanti fratelli. Credere di avere la grazia sufficiente per continuare a sperare in cieli nuovi, terra nuova e nuova esistenza, rinnovata dalle virtù teologali. Credere nell’affascinate avventura di conoscere sempre di più me e gli altri, di capire il passato e di aprirmi al futuro, di cercare in Dio il senso della mia vita e di trovarlo nel servizio ai fratelli.
“E tu?”. Rifletterò durante questo tempo pasquale sulla speranza colta tra i poveri di diversi paesi delle terre di missione. Continuerò a scrivere su questa virtù che si respira tra gli Africani e gli Asiatici, per far circolare le ricchezze dei poveri. Ma fin da ora so di aver bisogno di ripetere a tutti: “Prega per me, perché credendo, speri e, sperando, ami”.

Valentino

Commenti

  1. Rita
    apr 17, 22:32 #

    grazie sempre don Valentino,spesso la nostra speranza è legata a un filo.hai ragione,dobbiamo lottare con noi stessi,dentro il nostro cuore, per vivere veramente liberi da tutto ciò che ci tiene legati e ci impedisce di amare e chiedere amore.a volte quando manifestiamo il nostro amore rischiamo di essere fraintesi…o ancora peggio dobbiamo lottare con le gelosie che dentro di noi ci rendono schiavi.preghiamo di essere liberi dentro per poter accogliere l’amore e la speranza.grazie ancora.Rita

  2. Fabrizio Martelli
    apr 18, 19:08 #

    La speranza è una pianta delicata che si può avere solo in semi. Sta a noi deporla nei giorni della nostra vita e aspettare con pazienza che cresca e diventi adulta, ricca di fiori e frutti. Quante cure, attenzioni e intelligenza spirituale richiede questa pianticella per crescere e svilupparsi!
    Non solo nelle realtà spirituali, ma in tutte quelle umane in genere, la speranza è una virtù essenziale. Penso al contandino che semina, quante le incertezze prima del raccolto! Mi ha sempre stupito la grande speranza che hanno quei contandini, e ne ricordo molti, che in tardà età preparano una nuova vigna o un nuovo oliveto. Molto probabilmente quegl’uomini non vedranno i frutti del loro lavoro, ma il loro sguardo vede anche al di là. Per fare questo è necessario speranza, capacità di sentire la propria vita oltre se stessi, e quindi una speranza che sa guardare profondamente il mistero della vita. Chi non allena se stesso a guardare oltre mi sembra che non sia capace di speranza. E mi sembra che questa capacità vada sviluppata. Raramente nasce innata nell’uomo.
    Il passato autunno ho cercato di coinvolgere mia figlia nella osservazione dei cicli stagionali. Credo che osservare la crescita di una pianta dai semi ai fiori ci faccia sperimentare la speranza. A novembre abbiamo messo nella terra dei bulbi di tulipano. Così ogni settimana siamo andati a controllare se erano usciti dalla terra. Abbiamo messo il concime. Abbiamo controllato che l’aqua fosse suficiente. Sono uscite le prime foglie e, dopo diverse settimane, a Pasqua sono usciti i fiori, bellissimi, di tanti colori: rossi, gialli, arancio, rosa. Sono stato felicissimo di condividere questo con mia figlia perchè questo percorso è una vera pedagogia della speranza e della gioia. Proprio ieri, quando i fiori erano ancora belli e rigogliosi, dei ragazzi sono passati davanti a casa nostra. Hanno strappato i fiori e se li sono portati via. Questo per me è stato motivo di tristezza. Non tanto perchè hanno portato via i fiori, quanto perchè il loro gesto è privo di speranza. Non conosco il motivo del loro gesto. Magari hanno dato i fiori alle loro fidanzatine. O magari li hanno semplicemente gettati via. Mi rimane però il cruccio. Nessuno li ha educati alla speranza? Nessuno a mostrato loro che seme e frutto sono un tutt’uno? Spero che la bellezza di quei fiori apra i loro cuori a qualcosa di bello.

  3. Silvia
    apr 19, 00:58 #

    Grazie don, grazie perchè ascoltarti – leggerti- è ascoltare un Prete che ci parla di Fede.Di Speranza.Di Amore. Ci parla di Lui, il Signore, e della vita con Lui. Ci parli di che cosa è per te Lui.Chi è per te Lui.
    Grazie di essere un Prete, anche per me.

    “E tu? … È facile mettere gli altri in crisi! Adesso tocca a me rispondere. E lo faccio con un’invocazione: “Prega per me”.

    Prego per te, anche se la mia preghiera è quasi solo quella lotta di cui dici verso la fine di questa pagina del diario.

    Confido, oso chiedere che tu, Prete, preghi per me.
    Perchè anch’io non ceda alla stanchezza e accetti di trovarLo, riconoscerLo, amarLo, servirLo nei “fratelli” vicini, scomodi, sgradevoli, esigenti,umilianti…

  4. Pina
    apr 23, 15:53 #

    Nella vita di ogni giorno penso che tutti abbiamo fatto l’esperienza, caro don Valentino, della morte e della vita, della speranza e del buio che avvolge la nostra anima.
    A me spesso è capitato di non riuscire a vedere oltre gli eventi,di non avere la capacità e l’amore di sperare anche quando tutto è buio.Quando il nostro cuore sperimenta il buio e la morte diventa difficile riaccendere e far rivivere la speranza.
    La speranza viene soffocata, viene meno la nostra fede.
    Ma ancora più difficile da accettare e quando vedi morire la speranza nel cuore delle persone a cui vuoi bene… allora ti rendi conto di quanto sia debole la nostra fede e di quanto poco amore abbiamo nei confronti del Signore, perchè spesso ci fidiamo più del male, di colui che ci inganna, che non dell’Amore grande che Dio ha nei nostri confronti.
    E’ vero quanto tu dici che “il nemico procede dal cuore” perchè lui sa molto bene quali sono le nostre debolezze e sa dove e come colpire… ci crea il vuoto intorno e ci acceca non facendoci rendere conto del male che ci facciamo gratuitamente, e da uomini portatori di speranza diventiamo uomini portatori di tenebre e buio. So che quando ci troviamo in queste situazioni diventa difficile vedere oltre… eppure il Signore ci ha insegnato a sperare e a non spegnere questa piccola fiammella (La Speranza) anche quando tutto sembra impossibile. La sua morte in croce ci dice che il buio non è l’ultima parola, ma l’ultima parola nella nostra vita è la luce della Resurrezione.

    Speranza
    Quando le ombre della notte
    avvolgono la mia anima.
    Quando sembra che tutto
    non ha più senso.
    Quando intorno tutto
    diventa morte.
    Quando la solitudine e
    l’incomprensione ti portano
    lontano da chi ti vuole bene.
    Anima mia volgi lo sguardo
    al Crocifisso e pensa a
    quell’Uomo sulla croce…
    quanta solitudine,
    quante incomprensioni
    e infine la morte.
    Niente sembra avere più senso…
    eppure ecco all’improvviso
    spunta un’alba nuova.
    La Speranza riaccende gli animi
    e ravviva il cuore.
    Cristo è Risorto.
    Anima mia lasciati avvolgere
    da quella luce e risplendi
    perchè in te è rinata la Speranza.

  5. Matteo
    apr 23, 17:56 #

    “Prega per me, perchè credendo speri e, sperando, ami!”
    La preghiera, tanto per fare un paragone, è un accendino da cui esce quella scintilla che è la speranza per accendere un fuoco che è l’amore.
    Pregando per qualcuno alimenti non solo la speranza di questa persona ma anche la tua.
    Alimenti quella piccola voce dentro di te che ti dice “si può!” e che ti convince a vivere la vita nel miglore dei modi.
    E’ la speranza che dà quel pizzico di fiducia in più che ti consente di sognare come se dovessi vivere per sempre e vivere come se dovessi morire oggi. Cioè di sognare la tua vita e viverla senza rimpianti, poichè è proprio la speranza che ti dà quella forza per fare ciò che potresti rimpiangere per sempre.
    Bisogna creare l’occasione e non aspettare.
    Ecco quindi che la frase si può ben riscrivere in questo modo:
    SOGNA COME SE DOVESSI AMARE PER SEMPRE, AMA COME SE DOVESSI MORIRE DOMANI!
    Grazie

    Buona Vita

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