Ponte Nossa, 24 Gennaio 2010

Dov'è Dio quando la terra trema

In Sardegna, a Tempio Pausania e a Olbia, parlo agli studenti del liceo artistico sulla necessità di lasciarsi salvare dalla bellezza.  Sono giorni in cui ad Haiti la terra inghiotte migliaia e migliaia di vittime innocenti che spingono i miei interlocutori a dirmi che il bello non esiste più  e il male prevale sul bene. In questo contesto, scontata è la sfida: “Dov’è il tuo Dio?”. La domanda non è posta con leggerezza. Nasce da giovani “belli” – e per bellezza s’intende lo splendore della verità – desiderosi di sapere come per me sia possibile credere in Dio, soprattutto dopo aver visto i mali del mondo, nei paesi impoveriti.
Parlo di quello che ho sperimentato ad Haiti: estrema povertà, anzi, miseria vissuta dalla gente con sconcertante dignità. Di fronte ad una terribile inondazione che aveva creato  nelle strade voragini vaste cinque, sei metri, di fronte a case spazzate via dall’uragano, ecco persone che sapevano ancora pregare e ringraziare il Signore per quello che era rimasto. Lì avevo sperimentato che quel Dio che permette le croci, fa le spalle proporzionate per portarle.
Ma perché il dolore? Il male non mette un’ombra troppo cupa sull’eventuale esistenza di Dio? E’ questo Dio solo un’ipotesi migliore della tentazione di commettere suicidio, perché nulla ha un senso? Dov’è Dio quando la terra trema?
Terremoto, nella mentalità ebraica, equivale a “teofania”, manifestazione di Dio: disquisizione esegetica che non interessa a questi studenti. Guardando le loro facce , ancora una volta mi rendo conto che la questione di Dio non è un interrogativo astratto, ma una struggente domanda che, in vano, i mass media cercano di eludere con un rumore programmato e con demenziali rappresentazioni che mirano solo a far ridere, stordire e gettare discredito su quella nostalgia del divino che penetra tutte le fibre del nostro essere.
L’Occidente sembra fare di tutto per evitare il discorso su Dio e per eliminare l’immagine del Crocefisso, ma quello che vorrebbe sopprimere  malamente, emerge in molte persone  sotto forma patologiche: “Quando scompaiono i santi, si fanno avanti i santoni”.
Sfidato da tanti sguardi di questi giovani, cosciente dell’urgenza di non deludere la loro attesa, non mi metto su un piano filosofico, con l’intenzione di “dimostrare”, ma con il desiderio di “mostrare” che Dio esiste perché l’ho incontrato.  Con Lui il mondo rimane mistero. Senza lui è assurdo. E tra l’assurdo e il mistero, chiaramente scelgo l’illogicità dell’Amore.
Un Amore che mi seduce, proprio mentre mi tormenta. Un Amore che non è un’astrazione, ma ha il volto del più bello tra i figli dell’Uomo, Gesù. Lui che, di fronte al male del mondo, non è scappato, ma l’ha assunto su di sé, per insegnarci che l’umanità si salva con un “gioioso” martirio, con un’offerta totale di sé, con l’entusiasmante avventura di realizzarci pienamente come essere umani nel tentativo di concretizzare il progetto del Padre: renderci creatori, come Lui; renderci salvatori come Cristo; renderci vivi e vivificanti come lo Spirito Santo , forza per capire che contro i mali del mondo Dio ha fatto l’uomo.
Questo seducente Amore è la prova dell’esistenza di Dio che si ammanta della bellezza per farci arrivare a Lui. Bellezza che è il volto dell’amore che risplende anche là dove occhi profani vedono solo il limite, il male e la miseria.
Bellezza che non traspare solo nelle opere d’arte, ma  pure nell’esperienza quotidiana, quando anche negli aspetti esteriori più umili scopriamo il fascino di uno sguardo, di un bicchiere d’acqua dato all’assetato, di una stretta di mano all’amico, del tavolo imbandito per  l’anziana madre, paga solo di stare accanto al figlio, toccargli la mano, dare il bacio della buona notte…
 Chi ha una fede scopre il senso della realtà, trova il fondamento d’ogni cosa, vede l’armonia tra la scienza e la ragione che non si ferma all’immediato, ma ha sete del Tutto.  Se poi alla fede nel Dio di tutti gli essere viventi si aggiunge la fede nel Dio di Gesù Cristo, facilmente si  scopre che il nostro è il Dio della bellezza: “ Guardate i fiori dei campi, guardate gli uccelli dell’aria…”. Ma, soprattutto, guardiamo alla bellezza degli esseri umani, ognuno dei quali è un ineffabile mistero, indicibile capolavoro, stupendo ricettacolo di energie umane che in ciascuno di noi diventano energie divine.
Chi non ha bisogno di questa bellezza per continuare a vivere? Come trascorrere un solo giorno senza ricercare quella bellezza che salva? Come abbrutirci con una assordante musica che non eleva lo spirito, ma scatena impulsi violenti? Perché ritenere arte ciò che volutamente è l’esposizione del brutto, del male e del cattivo?  Perché non cominciare noi stessi a produrre un’arte che ci assicuri che la vita ha un senso e che il dolore può essere redento, riscattato e trasformato in enorme potenzialità di grandezza, non fosse altro che nella possibilità che ci dona di squarciare il cielo con un urlo?
Il cielo non rimarrà muto. E la risposta, al momento opportuno, farà comprendere che la crisi del sacro è paragonabile ad un’eclissi, in cui le tenebre durano poco. Dopodiché  la nostra bellezza brillerà nella sofferenza quale luce che ci  farà ripetere con il Cantico dei cantici: “Più forte della morte è l’amore”.

Valentino