Ponte Nossa, 13 Gennaio 2010

Lurfare e Kosovo: interventi chirurgici.

Luftare, giovane musulmano del Kosovo di origini albanese, avendo studiato molto bene l’inglese alle scuole superiori, durante le vacanze estive si guadagnava un po’ di soldi come interprete. Nutriva un grande rispetto per la Chiesa Cattolica e una malcelata diffidenza verso la Chiesa Ortodossa, legata ai serbi. Il suo nome significava “combattente” ma, potendo, l’avrebbe cambiato perché si considerava un uomo di pace: amava la nonviolenza e soffriva tanto per le condizioni gravose che i serbi imponevano al suo Paese.

Aveva ventidue anni quando (nel 1993) per la prima volta mi fece da interprete durante una conferenza nel suo Paese. Fu per lui l’occasione di scoprire la dottrina sociale della Chiesa cattolica, e se ne innamorò. Si legò tantissimo a me e mi rimase accanto per tutto il periodo in cui rimasi nel suo Paese.

Negli anni successivi perdemmo i contatti, ma quando nel 2003 tornai in Kosovo, decisi di andarlo a cercare. La guerra civile era terminata da quattro anni ma il paese portava ancora tutti i segni di quella tragedia. Per raggiungere la sua casa sperduta tra i monti al confine con la Macedonia, fui costretto a percorre strade dissestaste a tal punto che anche la jeep procedeva a fatica.
Quando, finalmente, raggiunsi la sua casa, lo vidi di spalle e lo chiamai con entusiasmo. Esitò a voltarsi e ciò mi turbò alquanto. Poi piano, piano, si girò verso di me. La sua faccia… non c’era più! Una mina antiuomo gli aveva mutilato il braccio sinistro e deturpato il volto.

Era l’inizio della primavera che lì esplode in una fantasmagoria di colori. Alle sue spalle, la stupenda catena dello Sharr ammantata di neve. Intorno a lui una sterminata distesa di alberi in fiore. E al centro lui, Luftare, “il combattente”, immobile, deturpato da quella mina antiuomo. Svanita la bellezza del suo viso, scomparso lo stupore dei suoi occhi, impossibilitato a comunicare la forza contagiosa del suo innocente sorriso.

Fissò a lungo il suo sguardo nel mio; posò la testa sulla mia spalla; poi mi baciò tre volte, secondo la tradizione Kosovara.

Come Luftare si è sottoposto alla chirurgia plastica e ha salvato qualche cosa della sua faccia, così il Kosovo è stato sottoposto all’intervento chirurgico della guerra, che si era resa necessaria per il fatto che i mass media mondiali avevano ignorato la decennale resistenza non violenta. Risultati? Su una popolazione di circa due milioni di abitanti: più di quindicimila morti ammazzati, dei quali il 15-20% combattenti al fronte, tutti gli altri… civili. Cinquemila scomparsi. 170.000 case bruciate. Ora, dopo “la chirurgia plastica”, inizia una nuova primavera. Il sogno di Rugova e del vescovo martire Nike Prela si sta realizzando: il sangue dei martiri non ha mancato di dare i suoi frutti.

Ho pensato al Kosovo, ho rivisto il volto di Luftare sentendo le parole del Papa il primo gennaio 2010, giornata della pace: “Esiste un reciproco influsso tra volto dell’uomo e il ‘volto’ dell’ambiente: quando l’ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio”. Le parole di Benedetto XVI, che parla dell’ecologia del cuore, per creare un mondo di pace e un ambiente in cui anche per i nostri posteri sia possibile vivere bene, mi hanno spinto a scrivere un libretto su Nike Prela, per esaltare la logica della nonviolenza, del perdono e della riconciliazione: temi vitali se vogliamo evitare scontri bellici, legati a questioni razziali, culturali e religiose. Temi scottanti, perché tutti noi abbiamo bisogno di una continua purificazione della mente e del cuore. Abbiamo bisogno di liberarci dalla presunzione di essere migliori degli altri e condannarci così a non capire il vantaggio della “convivialità delle differenze”. Abbiamo bisogno di convertirci alla logica del Vangelo che ci fa capire come non solo Hitler, Stalin e Milosevic sono dei dittatori: il peggiore dittatore è l’odio che alberga nel nostro cuore e fa porre mine antiuomo che sfigurano il volto di Luftare … il volto di Cristo.

Valentino

Commenti

  1. Concetta
    gen 15, 00:11 #

    “convivialità delle differenze”… già, ognuno di noi è un tesoro per l’altro, una riserva infinita di novità e ogni giorno si cresce insieme. Ma se crediamo di essere migliori, non ci accorgiamo di quanto valgano gli altri, della loro immensa ricchezza, dei loro doni… L’orgoglio, la paura, l’indifferenza, l’egoismo ci pongono dei limiti: ci rendono ciechi e insensibili di fronte all’altro. La guerra in fondo è anche questo: dimenticare che l’altro è uguale a me, se non addirittura migliore.
    Sono rimasta senza parole per l’esperienza di questo tuo amico e purtroppo so che non è l’unico ad aver subito questa sorte. Non sarebbe meglio abolirle le guerre?!

  2. Silvia
    gen 17, 16:39 #

    E’ difficile, don V., leggere e lasciare entrare nell’intimo, il tuo messaggio.Oggi.

    E’ ancora più difficile ascoltare , Signore, il Tuo vangelo oggi.

    “L’ecologia del cuore”.
    E’ una cosa troppo densa di significati.
    Di rimproveri.
    Di tutte le nostre – le mie, almeno- colpe verso Dio e verso i fratelli.
    Di tutti i paraventi e le scuse per continuare a illudermi di seguire Cristo.

    Oggi, mi è stato dato di partecipare solo a parte della S.Messa: ho ascoltato la Parola.
    Poi ho trovato una preghiera che mi è sembrata una risposta.
    Ne condivito l’eco, interiore.

    Rivivono i fatti di cronaca di questi giorni, mentre medito Gv 2,12.

    Signore, è difficile aprire il tuo Vangelo oggi.

    Signore, il cuore fatica ad accogliere il tuo annuncio del Regno.

    Signore, il cuore fatica ad accogliere il tuo annuncio di salvezza.

    Signore, il vino manca.

    La terra ha tremato e manca il vino della festa.

    Migliaia di uomini sono morti, non possiamo vivere le nozze, il cuore è a
    lutto.
    E io avverto la piena partecipazione e corresponsabilità del lutto cui non posso sottrarmi.

    Il tuo Vangelo di festa si scontra con il cuore a lutto, non regge le
    pro-vocazioni della Fede.

    Signore, un paese è distrutto e manca il vino della festa.
    Non abbiamo ascoltato le parole di Tua Madre: fate tutto ciò che Lui vi dirà.

    Signore, ci sono troppi sguardi disperati e il vino manca.

    Signore, ti preghiamo per loro.

    Signore, il vino manca.

    Manca anche qui, vicino a noi, perché uomini si sono accaniti contro
    altri uomini, perché stranieri.

    Signore, un terremoto ha fatto mancare il vino ad Haiti.
    Noi abbiamo fatto mancare il vino qui, in Italia, perché alcuni di
    noi hanno mostrato violenza verso altri di noi.

    Signore, il vino manca perché non viviamo come fratelli.

    Signore, il vino manca perché discriminiamo.

    Signore, il vino manca, anche in famiglia. Perché non siamo custodi del fratello.

    Signore, la terra ti invoca con le parole di Isaia:

    Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
    né la tua terra sarà più detta Devastata,
    ma sarai chiamata Mia Gioia
    e la tua terra Sposata,
    perché il Signore troverà in te la sua delizia

    e la tua terra avrà uno sposo.

    Signore, disponi le nostre vite perché non si sentano più abbandonate e devastate.

    Signore, abbiamo bisogno della tua gioia.

    Signore, la nostra terra ha bisogno di uno sposo. Ha bisogno di amore.

    Signore, è difficile oggi aprire il tuo Vangelo, eppure ci parla
    ancora.

    È difficile aprire il tuo Vangelo che annuncia la Vita.

    È difficile aprire il tuo Vangelo che annuncia che l’amore è più forte della
    morte.

    È difficile aprire il tuo Vangelo che ci annuncia l’Oltre.

    Signore, aiutaci a farci Vangelo che annuncia amore, nonostante tutto.

    Signore, aiutaci a farci Vangelo che annuncia speranza.

    Signore, aiutaci a farci Vangelo che ci rende beatitudine.

    Signore, rendici Vangelo che incarna il comandamento dell’amore.

    Signore, rendici saldi anche se la terra trema.

    Il vino può venire a mancare perché la terra trema, è il dramma della
    natura.

    Il vino non può venire a mancare perché un fratello discrimina e violenta
    l’altro fratello.

    Signore, donaci il vino dell’amore. Signore, la terra ha tremato perché è
    rimasta scossa dell’odio sulla terra. Non sia più così.

    Rendici capaci di aprire il tuo Vangelo. Rendici Vangelo, anche in questo
    tempo di morte e sofferenza.

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