Ponte Nossa, 27 Novembre 2009

«È un dono! È un dono»

Di fronte ad una persona gravemente menomata spesso faccio fatica a denominarla “diversamente abile”. Ma oggi, sul treno da Milano a Firenze, riesco a capire fino in fondo questa espressione. Davanti a me, in braccio alla madre, una creatura dal volto dolcissimo. Sembra un bambino, invece, scoprirò dopo, ha tredici anni.

«Era nato morto – sussurra la mamma – E’ stato quindici minuti senza respirare. Poi è stato rianimato. Ma la mancanza di ossigeno l’ha colpito negli arti motori. Inoltre non può parlare. Comunque capisce tutto. Troppo, a volte».

Da Milano a Bologna il papà – tunisino – cerca di mettergli in bocca dei biscotti, mentre la mamma toglie la buccia all’uva e i semini e riceve un bel sorriso ogni volta che il boccone giunge a destinazione. Terminata questa laboriosa operazione, i genitori impiegano la tratta Bologna-Firenze prodigandosi a rispondere alla interminabile serie di baci della loro creatura. Azzardo a stendere la mano verso quel ragazzo. Mi prende un dito e non me lo lascia più.

«È un coccolone», mi sussurra la madre. E il papà aggiunge: «È un mammone. Ruba il cuore a tutti. È affettuoso. E quanto più soffre, tanto più è tenero».

Vengo a conoscenza di tutti i tentativi fatti dai genitori per alleviare un po’ il suo dolore, delle notti insonni, delle gelosie dei suoi due fratellini. Soprattutto percepisco la preoccupazione della mamma: nel caso in cui lei muoia prima di lui, chi lo consolerà? Chi lo coccolerà così?

Il papà è musulmano e dalla sua fede riceve la forza della rassegnazione: la parola “islam” significa sottomissione ad un Dio che non va mai messo in discussione. La mamma è una cattolica molto convinta. E la preghiera l’aiuta tantissimo a vivere con amore ciò che umanamente parlando potrebbe essere giudicato un peso insopportabile.

Forse questa donna legge nel mio sguardo la muta domanda: come faccia a reggere questa situazione e, dolcemente, guardando suo figlio, sussurra: «È un dono! È un dono».

Per pura combinazione, proprio l’Avvenire di oggi (14 ottobre 2009) riporta un articolo dal titolo: «I nostri 15.505 giorni con Paola». Parla di una donna che muore dopo 37 anni in stato vegetativo, assistita dai genitori. «Paola – scrive la mamma – ci ha reso la vita più gioiosa e felice. Tutti i giorni ci dava un nuovo obiettivo, ci raccontava un nuovo capitolo di una storia che noi avremmo voluto continuare a scrivere ancora per molto… L’amore di Paola non è stato vano; lei è stata il nostro ossigeno e la nostra ragione di vita e vogliamo ringraziare il Signore per ogni singolo giorno che ci ha concesso di trascorrerle accanto».

«… bella immortale fede ai trionfi avvezza!» (Manzoni).

Valentino

Commenti

  1. Silvia
    dic 1, 01:33 #

    Ho letto da qualche giorno il racconto dell’incontro con il ragazzo tredicenne.
    E «I nostri 15.505 giorni con Paola».

    Colpisce la semplicità eccezionale di chi vive come un dono,e ne sperimenta e ne comunica la gioia, una vicenda assolutamente, inesorabilmente dolorosa.

    Fede vissuta. Autentica e silenziosa.

    Il versetto finale della testimonianza di don V., dal “5 maggio “ di Manzoni, “Bella Immortal! benefica
    Fede ai trïonfi avvezza!”, è il suo commento sintetico ed esaustivo.
    La Fede, fa bene.E vince.Anzi, trionfa.

    Peraltro, leggendo queste vicende, non posso non riandare ad altre simili.
    Ho incontrato e sperimentato sofferenze analoghe, di “diversamente abili”, cioè persone “abili” certamente, ma in modo del tutto diverso da ciò che è normale.Usuale.
    E soffrono, infinitamente, loro e coloro che vivono accanto.
    C‘è anche Fede.Non sempre,esprimono gioia.Forse, una gioia nascosta,silenziosa.Inesprimibile.
    Una ragazza affetta da “osteogenesi imperfetta”.
    Se sapete che cos‘è, potete capire.
    Vive ora 40 anni tra letto e – nei rari momenti buoni – carrozzina. Assistita con dedizione eroica dalla Mamma e dal Padre.Vivono di Fede pura.
    Vado nei rari momenti concessimi a trovarla, mi accolgono serenamente..la mamma prepara anche un “limoncello” squisito…Un giorno, mi giunge la notizia che il Padre è morto investito da un’auto a pochi passi da casa.La mamma da sola non ce la fa a lavarla, spostarla…Qualche volontario…e la Fede.
    Ora,la Mamma, è affetta da Alzheimer…

    Forse anche qui la Fede trionfa, ma è meno facile da vedere.
    Ho incontrato altre situazioni.
    Come credo tutti ,nella vita quotidiana.
    Allora, quando non riesco a vivere gioiosamente la mia croce, mi sento profondamente a disagio.

    Nella fede, tutto è dono.
    Preghiamo, per avere la Luce e la Forza di una Fede gioiosa!

  2. Rita
    dic 3, 13:30 #

    È vero nella fede tutto è dono. Ho vissuto anche se non personalmente ma come parente la nascita di una bimba con una grave malformazione cardiaca. Era stato da qualcuno consigliato l’aborto ma i genitori si sono rifiutati. La bimba è meravigliosa anche se dovrà essere sottoposta a rischiosi interventi. Nella famiglia tutti sono cresciuti nell’amore.

  3. Matteo
    dic 5, 20:06 #

    Tra alti e bassi sono passati 5mesi e mezzo dall’intervento e finalmente il 15 Dicembre finirà qst calvario.
    Ringrazio tutti quelli che mi hanno pensato, k hanno pregato x me, k mi sono stati vicini nei momenti peggiori.
    GRAZIE MILLE.
    è da queste piccole cose k si riconoscono i grandi amici e me ne è stata data dimostrazione.
    GRAZIE.
    A scrivere questa lettere mi commuovo al solo pensare a tutti quei volti k mi hanno regalato 1 sorriso qnd ero triste, k hanno saputo essermi vicino qnd mi sentivo solo, k mi hanno fatto capire k la vita è un bene troppo importante x nn concedergli 1 sorriso.
    I primi giorni sono stato 1 po’depresso, ho pianto x i dolori k il mio fisico subiva.
    in questi mesi ho imparato a stringere i denti e proseguire x arrivare in fondo ad 1 xcorso k sembrava infinito, ho avuto vicino a me xsone k mi sono state vicine, k mi hanno aiutato, la mia famiglia, alcuni amici, e ank alcuni compagni di classe.
    Ho imparato a gioire delle piccole cose.
    Mi sembra di essere tornato bambino, la felicità la prima volta che mi sono messo in piedi, la tenacia nel nn voler perder qst bttaglia k era soprttutto con me, la difficoltà dei primi passi, ma tutto con lo scopo di poter tornare come prima, anzi MEGLIO di prima, + forte, + spensierato, xk no ank + saggio.
    Scrivo affinchè voi nn continuiate all’affrontare soli e arrabbiati le vostre difficoltà.
    Sorridete alla vita qualunche cosa lei abbia in riservo x voi e nn siate testardi, chiedete aiuto.
    La vita è una cosa da affrontare insieme, sia essa piena di gioie o dolori.

    VI ABBRACCIO E VI DO 1 STRUCCOTTO!!!!!!!!!!

    BUONA VITA!!!!!!!!

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