Ponte Nossa, 9 Novembre 2009

Crocifisso: "Collocazione provvisoria".

Al termine della settimana di preghiera in suffragio dei defunti, nel novembre 2009, celebro una solenne eucaristia nel grande santuario Mariano della Bozzola, in Garlasco. I fedeli consegnano il nome dei loro defunti al diacono che li menziona, ad uno ad uno. Mi colpisce il lungo elenco e da esso prendo lo spunto per iniziare la mia omelia: “Le reliquie dei nostri cari defunti sono al cimitero, ma qui, attorno alla mensa eucaristica, essi sono vivi. Quando il diacono li chiamava per nome, a me sembrava di sentirli dire: “Presente”…”.
Dopo aver commentato la prima lettura biblica (Elia che dice alla vedova di Zarepta: “Non temere”), invito i fedeli a non aver paura della morte, a non essere tristi come quelli che non hanno una speranza. E concludo esortandoli a non cercare i loro cari tra i morti, a non attardarsi al cimitero, ma a correre verso chi è nel bisogno, perché il miglior modo di suffragare i defunti è amare i vivi. Non aggrapparsi alle ombre, ma abbracciare gli ultimi, i poveri, i sofferenti, i “Crocefissi” del terzo millennio.

Terminata la celebrazione eucaristica, sul sagrato del santuario un gruppo di conoscenti mi aspetta, per il consueto commento all’omelia. La discussione però non verte – come mi sarei aspettato – sul tema della morte, neppure sui “Crocefissi” dei vari Calvari della terra, bensì sulla proposta di rimuovere i crocefissi dalle aule delle scuole e dai luoghi pubblici.

Uno studente della quinta liceo racconta del suo professore di lettere che ha rimosso il crocifisso prima dell’inizio delle lezioni. Gli studenti, entrando in classe, hanno notato il segno bianco dell’impronta del Cristo rimosso.

Ho sorriso, pensando, che comunque il crocifisso – anche rimosso – lascia un segno…

La discussione in aula era degenerata quando uno studente scanzonato o non interessato all’argomento, aveva detto una frase volgare nei confronti del crocifisso e del professore.

Dopo aver riportato il fatto, il giovane interlocutore mi chiede perché si è arrivati al punto di essere infastiditi a vedere il crocifisso e quali possono essere i rimedi per guarire una società che prende a pretesto il rispetto dovuto ai musulmani per rimuovere un simbolo scomodo.

L’Occidente sta perdendo la sua identità culturale. Vittima del relativismo, quanti si ritengono “illuminati” proclamano che tutti hanno la loro verità. E ciò equivale a dire che nessuno ce l’ha.

L’individuo, assolutizzando il suo io, non accetta più alcuna regola. Categoricamente proclama il diritto a cercare la propria felicità, andando oltre i bisogni degli altri, verso i quali non sente l’obbligo della condivisione di sé e dei propri beni.

In molti è scomparso il senso del sacrificio, del dono di sé, ricerca del bene comune, della coscienza del patrimonio culturale del cristianesimo. Certamente questo è vita, è il risultato di un incontro di fede che ribalta tutta l’esistenza, è un radicale cambiamento del proprio essere, identificato con il crocifisso: “Non vivo più io: Cristo vive in me”. Ma il cristianesimo genera pure una cultura. L’ateo Benedetto Croce non a caso ha scritto il famoso opuscolo: “Perché non possiamo non dirci cristiani”. Chi ignora il Vangelo e il cristianesimo si condanna a non capire la letteratura, l’arte e la filosofia dell’occidentale.

Sradicare Cristo dal cuore di un europeo, equivale a sradicargli il cuore: la presente decadenza culturale è legata alla mancanza di valori e alla scomparsa del senso della vita. Tanti adolescenti che hanno tanta voglia di stare assieme, spesso sono legati dal nulla; parlano, parlano, parlano … di nulla; si aggrappano gli uni agli altri perché hanno l’orrore di cadere nel nulla.

Quali rimedi?

Evitare di esasperare i problemi. Il vescovo Tonino Bello, di fronte ad un crocifisso tolto dall’altare e posto in sagrestia per riparazioni, vedendo il cartello: “Collocazione provvisoria”, scrisse: “Lasciate sempre questo cartello sotto il crocifisso. Il Calvario non è un luogo in cui si possa parcheggiare. Dopo tre ore c’è la rimozione forzata”…

Il crocifisso è lì, provvisoriamente, per ricordarci non la morte, ma la resurrezione. E’ lì, con quelle braccia spalancate per accogliere tutti e dare a ognuno la certezza che è fonte di perfetta pace perdonare sempre e non escludere le persone dal nostro amore.

“Il crocifisso non genera nessuna discriminazione – pudicamente accennava la famosa scrittrice atea Natalia Ginzburg, sull’Unità nel 1988 – .Il crocifisso tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo forse smettere di dire così? Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. E’ muto e silenzioso. C‘è stato sempre. Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo”.

Altro rimedio per ridare vita alla società: rimuovere quel relativismo e quel nichilismo che fanno più vittime morali in Occidente in confronto con le vittime a causa della fame nei paesi impoveriti.

Rendersi conto, inoltre, che il rispetto verso gli altri – non credenti o appartenenti ad altre religioni – non impedisce di fare una proposta, legata ad una testimonianza. Musulmani, testimoni di Geova, e tanti appartenenti alle varie sette… non temono di proporre il loro credo e di fare proseliti. Solo noi, Cristiani, dovremmo vergognarci del crocifisso, col rischio di sentire rivolte a noi, nell’ultimo giorno, le parole di Gesù: “Se voi vi vergognerete di me, anch’io mi vergognerò di voi davanti al Padre”.

Chi si vergogna d’avere come emblema un Dio crocifisso? Chi passa dal sentirsi onnipotente allo scoprire i propri limiti. E siccome il crocifisso è un’implicita accusa del suo peccato, anziché convertirsi, lotta per toglierlo dalla nostra vista. Quanto sarebbe liberante la scoperta che una persona non si identifica con il suo peccato, quindi, una volta confessato, dovrebbe sentirsi orgogliosa di proporre anche agli altri quelle sconfinate braccia che tutti includono nella divina misericordia.

… oltre tutto, interessante la sfida del cardinale Bertone a chi propone di togliere i crocefissi: “Che cosa ci date in cambio? Le vuote zucche di Halloween?”.

Valentino

Commenti

  1. Concetta
    nov 10, 12:44 #

    Temo che il problema di togliere o no il crocifisso dalle aule scolastiche sia solo il riflesso del desiderio dell’uomo di eliminare Dio dalla propria vita solo perché Dio è Amore e oggi l’uomo ha paura d’amare e perché è più facile far finta di non vedere quelle braccia spalancate che, anche nell’ora della sofferenza più atroce e inaudita, non hanno cessato di donare Amore e Perdono…
    Sì, è più facile far finta di non vedere… Ma poi? Poi ci lamentiamo che il mondo va a rotoli…
    Meno male che il crocifisso, anche se rimosso, lascia il suo segno e la sua impronta dentro di noi…

  2. Silvia
    nov 11, 00:42 #

    Il Crocifisso è soprattutto un fatto di Amore.Di Vita.
    SI al Crocifisso,

    “è vita, è il risultato di un incontro di fede che ribalta tutta l’esistenza, è un radicale cambiamento del proprio essere, identificato con il crocifisso: “Non vivo più io: Cristo vive in me””.

    Queste parole di don Valentino dicono tutto ciò che credo e vivo. Nella Fede certo, poichè la vita è indivisa.

    Forse ciò che qui condivido con chi legge, non è proprio pertinente con il problema sollevato dalla triste sentenza della Corte di Strasburgo.Penso peraltro che argomenti e motivi di opportunità, cultura, storia, costume, rispetto… sono ormai stati espressi,affermati e proclamati da credenti e non. Forse è ancora necessario ribadirli, ripeterli..
    Ma io mi sento ora spinta fortemente, irresistibilmente a dichiarare e testimoniare Lui, Gesù Crocifisso e la Sua Croce. Realtà di Amore ancora una volta – con quella sentenza -respinto eppure di nuovo invincibilmente proposto nell’atto in cui viene respinto.
    Con Giovanni,riaffermiamo e constatiamo che la Croce è la Gloria di Cristo.

    Noi che Lo abbiamo conosciuto, ora
    o lo difendiamo con l’adesione della vita, amando Lui in se stesso e nei fratelli tutti, in specie in quelli + vicini e scomodi, – o ci sarà tolto, e con esso la civiltà cristiana.

    Gesù io Ti prego: vivi sempre di più nel mio, nel nostro cuore.
    Che la mia vita sia sempre più, ovunque Tu mi vuoi, segno di Te crocifisso, morto, risorto.

  3. Marco (Mesero)
    nov 15, 01:42 #

    Cristo ha trasformato la “sua” croce da strumento di morte atroce a viatico di salvezza eterna per tutti gli uomini. Ci ha mostrato la strada che porta al Paradiso (la croce= porta stretta) tutta in salita verso il ns personale calvario. Ci ha promesso di non lascirci mai soli, disposto a salire nuovamente lungo il “cranio” novello Cireneo al ns fianco per condividere la sofferenza, la solitudine, l’angoscia che Lui ben conosce dal buio della notte del getzemani.
    Abbandonato reietto dagli uomini, uomo dei dolori(…) Siamo in cima al Golgota. La ns morte (spirituale) ormai imminente ci soffoca in gola il grido che fu di Cristo. No. L’uomo da quando si crede Dio non chiede perdono perchè non sa cosa è il peccato ne quale sia il confine tra il bene e il male, tra la vita e la morte, tra l’assoluto(Dio) e il relativo(l’uomo senza Dio). E qualcuno di questi dice “toglietelo!” Perchè? Forse perchè nel crocifisso Gesù il “vero Dio e vero uomo” come in uno specchio, riflette realmente il nostro volto ci costringe a guardarci dentro…e questo ci spaventa.

  4. Pezzo di Cielo
    nov 18, 17:29 #

    Siamo brave persone!
    Questo è il tempo delle brave persone che hanno fatto un cammino di tolleranza e di rispetto umano.
    Siamo diventati così ossequiosi nei confronti degli altri che abbiamo perduto la nostra identità culturale e ora sembriamo persone amorfe, che non sanno di niente, alle quale va bene tutto e il contrario di tutto.
    E’ troppo compromettente esporsi in una propria identità definita, soprattutto valoriale e formativa.
    E la perdita di identità scaturisce nella paura e nell’indifferenza.
    “Guai al popolo che cresce, nel suo seno, questa falsa tolleranza verso gli altri…..”
    I suoi figli domani saranno indifferenti nei suoi confronti.
    Il clima che si respira in ogni ambiente è questo…..girando per le strade, lavorando con le persone, nello sport, nella cultura come nella politica.
    Pensavamo che il politicamente corretto fosse un abito da indossare in qualche occasione, come tendenza.
    Siamo corretti verso tutti e, in realtà, non lo siamo con nessuno, perché la nostra indifferenza, ingenerata da simili paure, sta soffocando il respiro dell’autentica libertà.
    E ci sdegniamo pure con la sentenza della Corte di Strasburgo che si esprime contro il crocifisso nei luoghi pubblici!
    Da molto tempo abbiamo tolto il crocifisso dai nostri cuori, come ricerca di senso umano, quello vero, quello che ti fa accorgere che il tuo giardino non è il mondo, che la tua casa non è l’ombelico della terra, che non siamo divinità a nostra immagine e somiglianza.
    Il crocifisso lo abbiamo sradicato dalle nostre scelte di vita.
    E lo abbiamo fatto soprattutto nei luoghi primari della formazione…la famiglia e la scuola.
    In casa imperano i diktat dei talk-show…..ora vige la paura della povertà.
    La scuola è diventata il luogo dell’indifferenza e della sopravvivenza senza ideali.
    Spaventa un crocifisso appeso a una parete? Lo tolgano!
    Chi ci impedisce di collocarne un altro, se venisse rimosso? Se non sulle pareti, sui nostri petti, soprattutto nei cuori, nei sorrisi dati in nome di Cristo, nelle attenzioni e nelle parole di conforto, nella veridicità della nostra esistenza.
    Poveri genitori che hanno “ottenuto giustizia” dopo aver peregrinato da un Tribunale all’altro per rimuovere il crocifisso dalle aule delle scuole!
    Non si sono ancora accorti che la scuola non è più, da tempo, il luogo della formazione all’amore, della solidarietà, della bellezza della vita?
    Non si sono ancora resi conto che non sono quelle braccia spalancate su una croce a offendere i loro figli, ma la fredda arroganza di certe menti laiciste e ciniche che non sanno più trasmettere niente?
    Poveri genitori, quando nella loro vecchiaia non avranno nemmeno il sorriso dei figli…..forse non sarà corretto nemmeno quello!
    L’umanità di un crocifisso che parla di amore, sarà appuntabile nella nostra società estremamente adattabile…..ma come faremo a vivere con cuori che battono solo al ritmo di sentenze?
    Come faremo a gustare e a immergerci negli occhi delle persone, se non saremo più capaci di spalancare le braccia, come quel crocifisso che nessuna idea di libertà utopica, potrà togliere dalle vette dei monti, dai crocicchi delle strade, dai campanili delle chiese?
    Ora più che mai sono felice del mio piccolo tau che porto sempre al collo e che nemmeno un medico ateo dell’ospedale ha avuto il coraggio di farmi togliere.
    “Io sono di Cristo” e proprio per questo sono per tutti! Con verità.
    Ciao Valentino.

  5. Silvio
    nov 19, 14:54 #

    Il crocifisso

    Alla pertinente sfida del card. Bertone a chi propone di togliere il crocifisso, «Che cosa ci date in cambio? Le vuote zucche di Halloween?», rispondo che il cambio sarebbe illogico e surreale. Le zucche di Halloween sono vuote, cioè teste che non pensano più mentre il crocifisso, per nostra fortuna, fa pensare senza imporci alcun schieramento. C.M. Martini disse che la vera sfida non era tra credente o ateo, ma tra: “pensanti o non pensanti”, tra coloro che riflettono e vanno al cuore dei problemi o coloro che rimangono tra i riflessi, a volte abbaglianti, della superficie e scivolano nella superficialità o nella indifferenza. Il crocifisso ci aiuta a pensare e ripensare che la croce è l’unico “trono” dove Gesù si inchioda. Solo da quel “trono” lui proclama che il malfattore, inchiodato come lui alla croce, sarà in Paradiso. Bisogna pensare e ripensare che proprio ai piedi della croce (prima ) e della risurrezione ( dopo ) ci sono solo le donne che portano gioia e speranza agli uomini impauriti o in fuga. Bisogna pensare e ripensare che dalla croce si transita verso la risurrezione. Per Bonohoeffer: «Dove c’è la croce, la risurrezione è vicina». Il crocifisso è simbolo di salvezza, fraternità, tolleranza, umanità, pace per qualsiasi creatura al mondo. La croce propone vita, non morte. La croce senza risurrezione non ha senso, come non ha senso toglierla oggi dai muri. Papa Giovanni XXIII invita a guardare il crocifisso: «è lì, con le braccia aperte, perché vuole abbracciare tutto il mondo». La croce non è solo simbolo religioso ma anche umano perché, dice il cardinale Dionigi Tettamanzi: «di fronte ad esso tutti quanti noi siamo richiamati a interrogarci sul significato che ha il soffrire, il morire. Non è un problema semplicemente confessionale, ma universale, razionale, laico. Quindi l’eliminazione di un simbolo di questo genere sono convinto che non sia un passo in avanti nella storia». Togliere il crocifisso dal muro significa anche togliere o cancellare la radice di tutta la cultura elaborata per secoli dall’Occidente. Bibbia e Vangelo sono libri straordinari che per secoli hanno stimolato artisti, letterati e scienziati. L’ateo Nietzsche afferma: «Per noi Abramo è più di ogni altra persona della storia greca e tedesca. Tra ciò che sentiamo dalla lettura dei Salmi e ciò che proviamo alla lettura di Pindaro o di Petrarca». Come sia possibile cancellare dalla nostra storia “La Divina Commedia” di Dante Alighieri, “Delitto e castigo” di Fiodor Dostoevskij, “I Promessi sposi” di Alessandro Manzoni o “I miserabili” di Victor Hugo ? Pensiamo ai meravigliosi affreschi di Giotto, Michelangelo, Raffaello, Masaccio, Brunelleschi dipinti nelle cattedrali. Hanno allargato l’orizzonte della bellezza per tutti, compresi i poveri e gli analfabeti che potevano ammirarli nel loro splendore. La bellezza, dice lo scrittore Roberto Saviano, « fa paura ai potenti perché toglie spazio all’inferno». Questi affreschi, proprio per i ceti più popolari ed emarginati, sono per loro le prime icone di catechesi e cultura. Giustamente il cardinale Tettamanzi avverte che: «il problema più importante è che dobbiamo sempre passare dal simbolo alla realtà». Questo perché il crocifisso sui muri non ci mette al riparo dall’abbracciare le croci nella vita ( famiglia, scuola, lavoro, bene comune, etc. ). Madre Teresa di Calcutta amava andare nelle croci viventi dei diseredati nelle strade, nelle discariche, nelle periferie putride di odori e liquami immondi. Luoghi abbandonati dove c’era un uomo, un Dio, appeso alla sua croce e al quale madre Teresa portava il sorriso della risurrezione. Né possiamo dimenticarci che si sono lasciati alla deriva donne, uomini e bambini crocifissi sul mare mentre cercavano, su barconi della speranza, di approdare verso una vita migliore e dignitosa. Chiedevano spazio alla vita, ma molti di loro hanno trovato la morte. Abbiamo bisogno del crocifisso perché il senso della sua tradizione è nel futuro della risurrezione. Per paradosso l’unica persona che potrebbe togliere il crocifisso dal muro è proprio Gesù in persona alla fine dei tempi.

    15 novembre ’09 Silvio

  6. Massimo
    nov 21, 23:58 #

    Rispondo in modo concreto da cattolico praticante quale sono:
    INTELLETTUALI E SCIENZIATI,IGNORANDO DIO,
    HANNO FATTO DI LORO STESSI E DELLA LORO
    SCIENZA, IL PUNTO DI RIFERIMENTO NELLA
    RICERCA DELLA VERITA’.
    Colgo l’occasione per mandarLe i saluti da parte di suor Stefanina Sabbatini, mia carissima amica da oltre 20 anni.
    li 21/11/2009 sabato ore 23:00

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