Ponte Nossa, 4 Novembre 2009

"Le cose in cui credevo mi han deluso"

Nel primo pomeriggio entro in chiesa e sono contento di essere solo. “Che bello non trovare nessuno”, dico a me stesso e subito percepisco di aver detto una cosa molto stupida: lì c’è Cristo che m’aspetta! Guardo al grande crocifisso che troneggia sull’altare e mi sembra che abbia le braccia sproporzionatamente grandi. Forse lo scultore del seicento voleva indicare che il Figlio di Dio  vuole abbracciare tutti, con il suo amore misericordioso. Vuole abbracciare tutti, anche chi, in questi giorni, fa la campagna per rimuovere il crocifisso dalle scuole.
Ai piedi di Gesù ci sono sei grandi giare vuote. Vuote come il mio spirito in questo momento in cui soffro perché Dio non sembra ascoltare le mie  preghiere per tante persone, sofferenti per la salute dell’anima o del corpo.   E s’insinua il dubbio: “Sarà ancora in grado Cristo di cambiare l’acqua in vino? Ma se le giare non sono riempite fino all’orlo, come potrà compiere il miracolo? E’ Lui che vuole farsi pregare o sono io che, invecchiando, assomiglio a quel vino che si converte in aceto, anziché diventare sempre più buono?”.
Mentre m’arrovello in questi pensieri, entra in chiesa una signora anziana che mi conosce bene, poiché quando sono in Italia, libero da  impegni, celebro l’eucaristia domenicale in questa parrocchia. “Che bello – mi confida – vedere un prete in fondo alla chiesa a far compagnia al Signore!”. Le chiedo di mettersi nel primo banco  a pregare anche  per le mie intenzioni. Bella la risposta: “Sì posso farlo. Ma mi ascolterà? Sono piena di dolori, glieli offro per la tua missione. Spero che non faccia il sordo, almeno con te!”.
Dalla porta laterale entra una signora di mezza età. Mette la testa tra le mani e emette pesanti sospiri. Li interpreto come un’implicita invocazione ad un mio  intervento, per cui mi siedo accanto a lei, sussurrando: “Sospiro acerbo dei provetti giorni…”.  E ricevo una riposta pure essa in endecasillabi: “Le cose in cui credevo m’han deluso”. E inizia un’interminabile litania di lamentele anche verso il Signore che, nell’età dell’amore, mette in cuore  sogni irrealizzabili nell’età matura.
La vita mi ha insegnato che non devo preoccuparmi di rispondere a tutti i problemi che mi vengono posti: l’importante è che io ascolti.  Il “paziente” si cura da sé, grazie alla logoterapia e alla grazia che il Signore fa a chi crede e sta in chiesa a emettere sospiri e ancora ha fiducia nel prete, nella sua capacità di mediazione, di intercessione, di alzare la mano benedicente.
Problemi su problemi.  E mentre la signora si sfoga, guardo alle sproporzionate braccia del crocifisso. Vedo che anche le sue spalle sono ben messe. Su di esse c’è posto anche per la croce di questa povera donna, delusa dalla vita. Delusa dal fatto d’aver visto tante sue aspirazioni svanire come rugiada ai primi raggi del sole. Svanire, come la scia lasciata dalle nave sulle onde del mare. Situazione che il libro del Qohelet riassume con la parola pregnante: “Evel”, vanità. “Evel” o “Ebel”… con riferimento ad Abele, il primo figlio dell’uomo,  la cui bellezza e bontà suscitarono l’invidia omicida del fratello Caino.
La signora lascia la chiesa sollevata per lo sfogo fatto davanti al Santissimo e ad un ministro della Chiesa. Io resto lì, nella casa del Signore di nuovo vuota, con il mio spirito che prima era vuoto ed ora ha un problema in più: “Le cose in cui credevo mi han deluso”.
E tornano alla mia mente le parole della canzone tante volte cantata con diversi giovani, nel luoghi più disparati, soprattutto durante le messe celebrate in montagna: “Avevo tanta voglia di viaggiare…/ Tu mi dicesti: vai ed io partii./“Son vivo”, dissi allora ad una donna,/a te, amico mio, pensaci tu./ Prendimi per mano, Dio mio,/guidami nel mondo a modo tuo…/La strada è tanto lunga e tanto dura/ però con te nel cuor non ho paura. /Io sono ancora giovane, Signore,/ ma sono tanto vecchio dentro il cuore./ Le cose in cui credevo mi han deluso,/io cerco solo amore e libertà./ Prendimi per mano, Dio mio…”.
La delusione… E’ il risultato dello sbaglio di centrare i propri sogni su realtà effimere, di aspettarci cose grandi da esseri deboli, di porre tutta la nostra speranza nell’essere umano, anziché in Dio. La Bibbia categoricamente afferma: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo”. Appoggiarsi ad una persona ritenendola una divinità e attendersi da lei quella grazia, quell’amore che solo il Signore può dare equivale allo stolto che s’appoggia ad una canna fessa che, spezzandosi,  gli trafigge il fianco.
La delusione è il frutto dei nostri innamoramenti mai convertiti in amore: ci si innamora di un particolare – della fossetta che ad arte si abbozza accanto alle labbra – e… si sposa tutta la persona. E quando ci si abitua alla fossetta, si grida alla delusione. Stolto è dire: “Ti amo perché…”: quando viene meno il perché, crolla anche l’innamoramento. Dio non ci ama per le fossette del nostro viso, ma perché illogico è l’amore.
La delusione è il risultato dell’accecamento del peccato originale che ci impedisce di vedere le cose belle e ci focalizza sul negativo. Adamo ed Eva “si accorsero d’essere nudi”. Cominciarono a vedere sporche realtà da Dio create belle. E Caino fece lo stesso con Abele: non vedeva la bontà del fratello, ma provava invidia nel percepire che Dio gradiva i suoi sacrifici. E la storia si aggrovigliò attorno alla perversione dei figli degli uomini incapaci di vedere la bellezza del creato.
Umanamente parlando la vita dà a tutti motivi di sofferenza, di “delusione”: ad uno ad uno se ne vanno gli amici; la persona amata nella giovinezza mostra i suoi limiti; i genitori invecchiano, s’ammalano e muoiono; i fratelli litigano per un palmo di terra avuta in eredità…
Solo chi s’allena al distacco dalle cose umane e guarda la realtà con fede trova serenità nello scoprire che è solo non chi perde gli amici, ma chi non ne cerca di nuovi. Trova pace chi si rende conto che mai si ama invano: è comunque un privilegio l’avere amato chi ora non bussa più alla nostra porta. E’ contento che apprezza i colori dell’autunno: chi vive l’invecchiare dei genitori come una grazia, pago di poter restituire anche solo una piccola parte a chi ha dato tutto, assieme alla vita. E anche riguardo ai fratelli litigiosi si rasserena chi sa che “il giusto pecca sette volte al giorno” contro il Signore, sempre disposto a perdonare e tornare da capo.
Mentre medito su questa realtà, alzo ancora una volta lo sguardo al Crocifisso dalle lunghe braccia. Lui m’invita a rinnovare il proposito di perdonare al fratello settanta volte sette; di lodare Dio per il privilegio di servire chi mi ha amato gratuitamente, senza alcun perché; di pregare per quegli amici che, ad uno ad uno, se ne sono andati… a mettere in pratica quanto ho loro insegnato sul bisogno di amare tutti, con un amore radicato in Dio. Come alberi piantati lungo il fiume, con fronde verdeggianti e con gustosi frutti, ognuno nella proprio posto e nella propria stagione. Ognuno a lottare contro la delusione, confrontandosi con le sproporzionatamente grandi braccia del Crocifisso, emblema di una civiltà che aspira a trasformare il limite in grandezza.

Valentino

Commenti

  1. Rita
    nov 4, 22:23 #

    don valentino…sei grande.e’ vero le delusioni non mancano mai…gli amici non corrispondono a volte al nostro amore..la persona con cui viviamo e abbiamo scelta non è più quella di una volta,ma bisogna credere come dici tu…che amare non è mai inutile e bisogna farlo sempre gratuitamente.però don valentino,come è bello quando nell’amore e nell’amicizia si è corrisposti.siamo uomini…o no?Rita

  2. chiara previato
    nov 5, 16:53 #

    a scuola capita a volte che per accendere in noi studenti la voglia di criticare, di cercare risposte, di ragionare con la nostra testa (e non con qualcos’altro), alcuni prof ci presentano un problema legato alla società in cui viviamo. di solito sono di storia, o filosofia, storia dell’arte, religione…
    oggi per esempio abbiamo cercato di confrontarci sulla sentenza contro il crocefisso….
    ne avevamo già parlato, in quanto una nostra insegnante, qualche settimana fa, l’aveva tolto dal muro, e noi l’abbiamo recuperato e attaccato al suo posto…
    nell’aula stamattina il crocefisso era sopra la cattedra e sul muro c’era solo il contorno, e l’impronta bianca…abbiamo decisodi rimetterlo al suo posto.
    nel dibattito con un’insegnante abbiamo cercato di capire quali sono state le reali motivazioni per togliere il crocefisso..l’unica che abbiamo trovato è perchè molto probabilmente è “una verità sconcertante” e che lascia qualche paura in una persona che non vuole credere..
    o forse perchè è un simbolo d’Amore.
    simbolo di sofferenza che arriva ad Amarci talmente tanto da morire per noi.
    “è una verità” che sconcerta, che non permette nè un “se”, nè un “ma”…solo un “ama”.
    “Questa Europa del terzo millennio ci toglie i crocefissi, e ci lascia solo le zucche” (Bertone)
    stiamo realmente cadendo in un Europa che rifiuta tutto?
    “le cose in cui credevo mi han deluso”, ma Dio non può deludermi….
    chiara

  3. roberta nagliati
    nov 5, 18:12 #

    ciao valentino….ho sempre pensato che l Italia, avendo il Papa fosse un Paese cattolico, in cui il primo simbolo della cristianità fosse il crocefisso…..Acasa mia è un po’ ovunque…..in cucina, nelle camere, è ormai una cosa che fa parte della nostra vita…..A scuola poi sono abituata a vederlo, dopo 9 anni di scuola più 4 di asilo per me è una normalità….. non sono razzista, so che al mondo il nostro Dio viene chiamato in modi diversi…ma alla fine è sempre lostesso…Risspetto le idee di tutti, ma mi chiedo: perchè in un Paese cattolico bisogna togliere il crocifisso dai luoghi pubblici?
    non siamo in un Paese dove c‘è libertà di religione? il crocifisso è un simbolo a cui noi cristiani ci ispiriamo ogni giorno,sia quando siamo tristi, sia quando siamo felici….Toglierlo sarabbe come obbligarci a non manifestare la nostra cristianità…I musulmani usano le loro tradizioni anche qua, come tutte le altre religioni…nessuno ha mai impedito loro di pregare ad ogni ora del giorno o di vestire in modo particolare….Ora non capisco perchè a noi cristiani venga impedito di avere accanto noi, sul posto di lavoro o a scuola, quel crocifisso tanto caro che accompagna anche le persone che devono compieri l ultimo loro viaggio dentro ad una cassa…..Vogliono inserire l ora di Islam a scuola per i ragazzi musulamni e ci vogliono privare del nostro caro simbolo…No, io non ci sto…se a qualcuno dà fastidio il nostro crocifisso, cambi paese, ma sono convinta che dia fastidio anche a qualche cattolico non troppo convinto……CIAO VALENTINO…sei UNICO…..

  4. Matteo Mercaldo
    nov 5, 19:00 #

    Io viaggio spesso, una volta negli alberghi c’era nel cassetto il Vangelo e alla parete il crocifisso. Passano gli anni e il crocifisso dalle stanze d’albergo sparisce. Forse fanno questo per non dare turbamento ai clienti musulmani.Passa altro tempo e compaiono i decoder con i quali puoi acquistare i film, tra cui que…lli porno.Ora questo a me che sono cristiano e forse anche ad un musulmano crea turbamento, ma il proprietario dell’albergo mi dice che non sono mica obbligato a guardarli. Vero, ma nemmeno il crocifisso si è obbligati a pregarlo o a contemplarlo. Morale film porno sì, crocifisso no.

  5. Fabiola
    nov 5, 19:07 #

    io su questa storia del crocifisso sono divisa in 2. da una parte parla la mia coscenza religiosa, dall’altra quella civile.. sinceramente non trovo giusto il fatto di togliere il crocifisso dai luoghi pubblici solo perchè coloro che professano un’altra religione si sentono offesi.. io vedo che se noi andiamo nei paesi dove domina la religione musulmana se non indossiamo il velo ci fanno fuori, non accettano la nostra religione.. però c‘è da fare anche un altro disrcorso. l’articolo 8 della nostra costituzione (uno dei principi fondamentali) dice che l’Italia è uno stato laico; ciò cosa significa? significa che viene ammessa la pratica di qualsiasi religione, poichè il nostro stato , per fortuna, non è uno stato confessionale, cioè che ammette solo una religione e riconosce quella.. dico per fortuna perchè se riconoscesse solo il Cattolicesimo bisognerebbe mettere al patibolo tutti coloro che credono in un altro Dio.. e ciò mi pare un atteggiamento non molto da cristiani. i paesi arabi invece sono stati confessionali, ammettono solo l’islam perciò non tollerano altre situazioni religiose.. in mio parere trovo molto più giusta la scelta della laicità dello stato, proprio perchè ognuno ha la liberta di professare il credo che desidera. noi siamo civili, e non siamo nessuno per imporre agli altri ciò che vogliamo.. una possibile soluzione ritornando al discorso del crocifisso potrebbe essere quella di lasciarlo, però per accontentare gli altri (che probabilmente sono emigrati nel nostro Paese proprio perchè qui possono praticare libertà che nello stato d’origine non potevano)mettere nelle aule delle scuole per es simboli di altre religioni.. solo così siamo veramente TOLLERANTI..

  6. Dimitri
    nov 6, 14:53 #

    Un contributo alla riflessione nell'articolo di Natalia Ginzburg pubblicato sull’Unità del 22 Marzo 1988.

    Crocifisso: «Quella croce rappresenta tutti»

    Dicono che il crocifisso deve essere tolto dalle aule della scuola. Il nostro è uno stato laico che non ha diritto di imporre che nelle aule ci sia il crocifisso.

    La signora Maria Vittoria Montagnana, insegnante a Cuneo, aveva tolto il crocefisso dalle pareti della sua classe.

    Le autorità scolastiche le hanno imposto di riappenderlo. Ora si sta battendo per poterlo togliere di nuovo, e perché lo tolgano da tutte le classi nel nostro Paese.

    Per quanto riguarda la sua propria classe, ha pienamente ragione. Però a me dispiace che il crocefisso scompaia per sempre da tutte le classi. Mi sembra una perdita. Tutte o quasi tutte le persone che conosco dicono che va tolto. Altre dicono che è una cosa di nessuna importanza.

    I problemi sono tanti e drammatici, nella scuola e altrove, e questo è un problema da nulla.

    E’ vero. Pure, a me dispiace che il crocefisso scompaia.

    Se fossi un insegnante, vorrei che nella mia classe non venisse toccato. Ogni imposizione delle autorità è orrenda, per quanto riguarda il crocefisso sulle pareti. Non può essere obbligatorio appenderlo.

    Però secondo me non può nemmeno essere obbligatorio toglierlo. Un insegnante deve poterlo appendere, se lo vuole, e toglierlo se non vuole.

    Dovrebbe essere una libera scelta. Sarebbe giusto anche consigliarsi con i bambini. Se uno solo dei bambini lo volesse, dargli ascolto e ubbidire. A un bambino che desidera un crocefisso appeso al muro, nella sua classe, bisogna ubbidire.

    Il crocifisso in classe non può essere altro che l’espressione di un desiderio. I desideri, quando sono innocenti, vanno rispettati.

    L’ora di religione è una prepotenza politica. E’ una lezione. Vi si spendono delle parole. La scuola è di tutti, cattolici e non cattolici. Perchè vi si deve insegnare la religione cattolica?

    Ma il crocifisso non insegna nulla. Tace. L’ora di religione genera una discriminazione fra cattolici e non cattolici, fra quelli che restano nella classe in quell’ora e quelli che si alzano e se ne vanno.

    Ma il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente.

    La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo forse smettere di dire così?

    Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. E’ muto e silenzioso. C‘è stato sempre. Per i cattolici, è un simbolo religioso. Per altri, può essere niente, una parte dei muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa dì particolare, che suscita pensieri contrastanti. I diritti delle minoranze vanno rispettati.

    Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager?

    Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.

    Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

    Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e dei prossimo. Chi è ateo, cancella l’idea di Dio ma conserva l’idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c‘è immagine.

    E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini.

    E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola.

    Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici.

    Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto.

    Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell’indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade.

    Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l’esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto.

    Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte dei muro. Ma se ci viene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno.

    Cristo ha detto anche: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati”. Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole fanno, chissà perché, sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti.

    Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti. Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi, muoversi in questa poltiglia schiumosa che è diventato il cattolicesimo, dove politica e religione sono sinistramente mischiate. Deve essere arduo e doloroso, per loro, districare da questa poltiglia l’integrità e la sincerità della propria fede. lo credo che i laici dovrebbero pensare più spesso ai veri cattolici. Semplicemente per ricordarsi che esistono, e studiarsi di riconoscerli, nella schiumosa poltiglia che è oggi il mondo cattolico e che essi giustamente odiano.

    Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo  e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre.

    Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla.

    È tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri

  7. chiara pittaro
    nov 7, 11:42 #

    Spero che il Crocifisso non venga mai tolto dai luoghi pubblici, è un segno troppo importante e non va fatto sparire.

  8. Anna
    nov 7, 21:41 #

    Vorrei dire a coloro che chiedono la rimozione del Crocifisso di imparare a
    guardarLo con gli occhi degli artisti che Lo hanno dipinto nel corso della storia, con la musica scritta per cantarne la passione, con l’intelligenza di chi ha scritto di Lui per capirne il senso.

    Un insegnante

  9. Luca
    nov 8, 13:04 #

    Penso che ognuno di noi debba incarnare nella propria vita il significato del crocefisso, il cristiano in prima persona deve essere portatore di un messaggio, questo compito non deve essere rilegato ad un simbolo che assume dei significati vaghi per la maggior parte delle persone. Se non c‘è fede Gesù in croce è un oggetto qualsiasi appeso alla parete: in una realtà come la nostra più che accanirsi sull’idea del simbolo bisogna cercare di capire se il crocefisso assume ancora un significato spirituale e non solo culturale.

  10. Davide
    nov 9, 15:48 #

    Non mischiamo l’essere cristiano con l’essere italiano. Io sono italiano solo perché sono nato in Italia. Se fossi nato in Francia sarei stato francese, se fossi nato in Canada sarei stato canadese, etc..
    Tento di essere cristiano, perché in qualche modo ho incontrato Cristo. L’espressione “difendere il crocefisso da italiano” per me non ha quindi alcun significato: sono due cose diverse.

    Il problema non è togliere o meno il crocifisso. Il problema è che il Crocefisso non può essere imposto, dato che sarebbe una contraddizione di termini, una contraddizione con quel Dio che è amore, e l’amore è per definizione libero (non si può imporre).

  11. Silvia
    nov 12, 01:35 #

    Dopo tante considerazioni lette sull’argomento, lascio come testimonianza alcune esperienze.

    Sono anziana.Cristiana da sempre, un giorno mi sono “convertita”.E’stato importante l’incontro con un Crocifisso,quello ligneo cinquecentesco conservato nella Convento di Monteripido-PG. C‘è molto spazio su quella Croce,ed il Crocifisso ha – ovviamente – le braccia aperte. Il capo dolcemente inchinato verso chi Lo contempla.Il Volto esprime profonda sofferenza di amore e invita irresistibilmente ad accogliere e ricambiare l’abbraccio…

    Sono un medico. Sulla scrivania dell’ambulatorio in cui ho per molti anni svolto il mio servizio in un ente pubblico, c‘è sempre stato, dopo la “conversione”, un piccolo ma ben visibile Crocifisso: non ha mai disturbato nessuno, né colleghi né pazienti né altri. Un segno discreto,silenzioso,rassicurante. Significativo per alcuni, forse indifferente per molti.
    Un impegno per me a non tradire comunque quel significato. Neppure quella volta in cui un paziente mi diede due schiaffi – immeritati -. Lo penso chiedendomi ancora che cosa potevo fare per lui…se non affidarlo al Crocifisso.

Cosa ne pensi?

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