Ponte Nossa, 23 Ottobre

I miracoli di chi crede nell'amore

Avevano tutto dalla vita. Troppo , forse, sebbene non esista il troppo nell’amore . Palpabile era la loro felicità e il successo in ogni campo. Gli antichi Greci, di fronte a loro, avrebbero sussurrato: “Temete l’invidia degli dei, gelosi della vostra bellezza”. Era una bellezza estetica, accompagnata dalla bellezza morale definita dai filosofi Greci: “Splendore di verità”.

Non l’invidia degli dei, ma una misteriosa – umanamente assurda – “Provvidenza”- mise a dura prova Marco e Marina , all’improvviso sconquassati da una bufera, che avrebbe potuto irrimediabilmente spezzare, distruggere, annientare il giardino dell’amore.

Avevo conosciuto Marina presso le suore del Sacro Cuore in Bergamo, dove frequentava l’istituto magistrale. Come prete novello, studiavo a Roma e non mi costava molto la fatica del viaggio (allora il percorso in treno dalla capitale a Bergamo richiedeva un’intera giornata) pur d’incontrare le giovani studenti, con le quali era un privilegio pregare, approfondire il Vangelo, cercare di capire quello che il Signore volesse da ciascuno di noi. L’entusiasmo di Marina era contagioso. Oltre tutto le garantivo quella libertà e novità d’esperienze che difficilmente, pur nei migliori collegi, possono essere offerte a tutti.

Allorché iniziai la mia missione d’insegnante nel seminario di Ibadan, in Nigeria, il Vescovo mi chiese se desiderassi trascorrere il periodo estivo a Bordogna, piccolo villaggio della Valle Brembana, affollato di villeggianti durante le vacanze. E quello era anche il paese natale di Marina: ottima coincidenza!

Lì incontrai Marco, che perfettamente rispondeva alle caratteristiche con le quali Marina me l’aveva descritto: “Bellissimo, con quella sua aria da play boy… All’inizio m’aveva fatto un po’ tribolare . Poi ci siamo innamorati sul serio. Abbiamo in comune un grande attaccamento ai valori della famiglia e dell’amicizia. Vogliamo formare una bella famiglia e sarai tu a benedire il nostro amore, così sarai il primo ad essere partecipe della felicità che vogliamo comunicare a tutti coloro che incontreremo”.

Mi coinvolsero nel loro amore che cresceva di giorno in giorno, perché Dio era in mezzo a loro. Niente di più bello della coppia che prega assieme, là dove la preghiera si sperimenta come qualche cosa di più intimo del fare l’amore.

Il rito matrimoniale fu celebrato nella piccola, bellissima chiesa di Bordogna. Matrimonio presto allietato da due stupende creature , Greta e Camilla. E che gioia vederle crescere e gareggiare, piccolissime, con gli altri chierichetti, vantando il privilegio d’essermi amiche, per avere un ruolo importante nel servire all’altare!

Ma un terribile giorno arrivò nel laboratorio di Marina un’agghiacciante telefonata: Marco, mentre stava sperimentando, come medico, una pista di sci, aveva avuto un grave incidente. Era in coma.

Marina, con una sconcertante forza morale, mi chiamò per dare l’unzione degli infermi a Marco, non quale viatico per l’eternità, ma come rimedio al male e come atto di fede nel Dio della vita.

Il coma si prolungò per mesi. Si profilava lo spettro di un Marco che sarebbe rimasto per tutta la vita in stato vegetativo permanente. E Marina dovette reinventarsi la sua vita, per se stessa e per le figlie che avevano nove e undici anni. Non mancavano persone che si alternavano ad accudire Marco con amore e gioivano anche dei più piccoli progressi da lui fatti, di tanto in tanto.

Nell’arco di otto anni sono stati raggiunti obiettivi insperati, come quello di fargli abbandonare l’alimentazione artificiale, di farlo sedere a tavola , di portarlo in vacanza.

“Ogni progresso – ora scrive Marina – è un dono per noi e deriva dal fatto di continuare a credere che il nostro amore per lui non dovrà mai finire. Quello della sera, a tavola, per Greta e Camilla è diventato un appuntamento importante. Parliamo con lui, lo ascoltiamo, lui parla con noi, sente il nostro affetto e ci esprime il suo. La strada da percorrere è ancora molto lunga ed è sempre in salita, ma non ci siamo mai rassegnati, neanche un giorno. Siamo sopravvissuti grazie all’amore, ad una gigantesca quantità d’amore che ha sostenuto tutti noi in quei momenti, e ancora ci sostiene”.

Quando vedo Marina dover accudire Marco, come se fosse un bambino, penso al miracolo dell’amore: quando si ama una persona, pur rimando intatto il peso enorme dei sacrifici richiesti nell’accudirla, tutto diventa più facile, più sopportabile, più umano proprio perché nell’amore si compiono atti divini. Se “Dio è amore”, l’amore è Dio. E curare il marito infermo equivale alle celebrazioni eucaristiche… come quelle che rendevano sublimi i nostri incontri, lassù in montagna, in quelle indimenticabili estati.

Certo, la fede di Marina e delle figlie è stata messa grandemente alla prova. Le sfide di Giobbe sul letamaio sono spesso risuonate nel cuore di questa mia amica, purificata e resa bella dal dolore, al punto che posso testimoniare che ha fatto sua l’intuizione di Giobbe: “Signore, prima del dolore ti conoscevo per sentito dire. Ora i miei occhi ti hanno visto”.

Basta a testimoniarlo quanto ancora Marina scrive: “Qualcuno mi disse in quei giorni tragici : troverai degli aspetti positivi legati a questa vicenda. In quel momento faticai a crederlo. Oggi sono convinta che aveva ragione. La vita mi ha portato a semplificare l’esternazione dei miei sentimenti, a dare e a ricevere amore senza troppa ‘discrezione’ , a trovare sostegno nelle persone care e a dare sostegno io stessa a chi ne ha bisogno. A volte è molto difficile andare avanti, è una lotta continua e ti senti annientato, logorato, ma basta un piccolo spiraglio, un miglioramento di Marco per continuare a sperare”.

… Continuare a sperare nel miracolo dell’amore. Ciò aiuta a credere nella specifica provvidenza di Dio che “non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per procurarne loro una più certa e più grande”. Per il credente “tutto è grazia: Marina, le figlie e noi, amici, siamo ancora nel tunnel, nel dubbio, ma siamo confortati dalla intuizione che per il cristiano l’ultima parola non è morte, ma amore. Marina sa che “ quella di Marco è una dimensione di vita, non di morte e sprigiona più spiritualità una dimensione del genere che una vita in cui non sei obbligato a fermarti a pensare che hai bisogno degli altri, o che forse gli altri hanno bisogno di te…”.

Marina sa tutto ciò e noi, amici, assieme a lei, aspettiamo il momento in cui vedremo. Capiremo. E a Dio daremo ragione.

Valentino