Ponte Nossa, 2 Giugno 2009

Sognando nuove relazioni

Un tempo Dio comunicava attraverso i sogni. Ora? Forse non ha cambiato stile…
Durante tutta la giornata lavoro schedando i miei appunti e mettendo ordine nello scaffale dove giacciono le bozze dei libri che, forse, saranno pubblicati postumi. Celebrata la messa notturna, come è mia consuetudine, assieme a mia madre – gli anziani dormono poco e godono molto nel pregare in famiglia- mi corico e subito mi addormento, contrariamente al solito. Il sogno non è altro che la continuazione di quanto ho fatto durante la giornata. Con la variante che, pur avendo coscienza d’essere già morto, mi trovo con i pronipoti nello studio: essi prendono i fogli dei miei manoscritti, ne fanno degli aeroplanini, e si divertono un mondo nel lanciarli dalla finestra. Preoccupato, vorrei salvare il salvabile. Vado di corsa verso lo scaffale, inciampo e tutti i miei scritti mi seppelliscono. Dal profondo della mia misera sorte emetto un gemito: “Come farò ora a comunicare con le future generazioni?”.
Interviene un giovane, che aveva frequentato tanti miei campi scuola, per darmi questa simpatica risposta: “Accetta d’essere vecchio e renditi conto che il mondo è cambiato. Noi non leggiamo più i tuoi libri. Non allarmarti, comunque. Sappi che non guardiamo neppure quelli degli altri. A noi basta il computer. Quindi, fa il tuo inchino finale e esci di scena”.
La risposta mi turba al punto da svegliarmi. Sono le quattro del mattino e mi metto subito al computer per lanciare un SOS a qualche amico che mi aiuti a prendere alcune delle mie idee e presentarle con un metodo moderno, in modo da potere avere ancora, indirettamente, attraverso loro, una parola di vita a vantaggio di questa generazione.
Facebook, My space, Badoo, Twitter, LinkedIn…, sarà dura che io possa fare qualche cosa con queste nuove tecnologie, benché abbia ancora sete di nuove relazioni! Vedo che si parla di comunicazione omeopatica. Si va scrivendo che il mondo esterno passa dalle pagine allo schermo, ove prendono vita espressioni basate sui linguaggi che sono una estensione della nostra mente. Si elogia l’utilità d’essere in rete, per esercitare un potere personale, grazie al computer che sarebbe un’estensione della nostra mente, così come l’automobile è un’estensione del nostro piede.
Certamente c’è un vantaggio nel passare da una mentalità pubblica a quella privata. La prima è rappresentata dalla televisione che lascia passivo lo spettatore e succube di programmi spesso alquanto discutibili. La seconda, grazie a internet, rappresenta una possibilità di ampliare la nostra intelligenza e la nostra memoria, ci fa sperimentare una sorta di dono dell’ubiquità, connessi con tutti in ogni momento.
Chi non vede in internet la risposta al timore che molti hanno di sparire a livello sociale e culturale – oltre che economico- per cercare un modo di essere presenti al mondo, di contare almeno per qualcuno? Su internet si trova di tutto. Con internet si può godere di una intelligenza collettiva, condividendo pensieri molto validi all’interno della rete informatica.
Questi social network possono recare considerevoli vantaggi, qualora l’utente non si serva di essi per sfuggire alla realtà. Possono essere pericolosi, per il fatto che lasciano , in modo permanente, un archivio di dati e di informazioni che in seguito potrebbero rivelarsi controproducenti: rischio di furto e di manomissione della propria identità.
Con questi mezzi, apparentemente tutto cambia, per rispondere però ai bisogni di sempre dell’essere umano: entrare in rapporto con i propri simili. Lo dice pure Benedetto XVI: “ Il desiderio di connessione e l’istinto di comunicazione, che sono così scottanti nelle cultura contemporanea, non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri”.
Cambiano i tempi, la tecnologia e i modi di comunicare, ma identici sono i bisogni di sempre: il dialogo, il rispetto, l’amicizia sono valori antichi che oggi richiedono di essere vissuti in forme nuove, che rendano vitale e bella la comunicazione. A patto di evitare lo scontro tra reale e virtuale.
Sento dire da amici che hanno trovato – grazie al social network- persone fantastiche con le quali parlano di tutto . Esse permettono loro di non sentirsi soli. A questi amici vorrei suggerire di conoscere direttamente questi interlocutori, vederli nella realtà, saper andare oltre l’apparenza mediatica. Il contatto attraverso i social network è paragonabile all’uso del taxi, che mi aiuta a raggiungere una determinata meta, ma che devo lasciare se voglio raggiungere lo scopo per il quale mi sono messo in moto.
Non vorrei essere negativo nella mia analisi, ma ho l’impressione che in questo momento storico sia aumentata la difficoltà di comunicare. Proprio il fatto di vivere periodicamente all’estero, mi dà la possibilità di notare i rapidi cambiamenti generazionali – nei diversi tempi e nei diversi luoghi- e vedere gli errori di metodo compiuti da molte persone. Errori fatti anche in buona fede, ma pur sempre errori.
Un esempio: i genitori che lasciano piangere il bambino piccolo e non lo prendono in braccio, l’abituano ad addormentarsi da solo, al buio, lo allattano artificialmente, pongono le premesse perché, quando il figlio sarà adolescente, non sappia comunicare con nessuno. Chi si autogestisce da piccolo, lo farà anche da grande, murandosi nella solitudine, avendo difficoltà nel rapportarsi agli altri. Si sceglierà tre o quattro amici e ignorerà tutti gli altri. Anzi, neppure vedrà gli altri.
Quando parlo ai giovani della nostra generazione del maestro di vita, mi rendo conto che uso un linguaggio completamente incomprensibile per persone abituate a fare tutto da sé e stimolate dai mass media a trovare gratificazioni nel “Fai da te”. E questo non è la morte della comunicazione?
Sto facendo elucubrazioni notturne? Dove sbaglio? Chi mi dà una mano nel suggerirmi come usare le nuove tecnologie per creare nuove relazioni? Come interpretare correttamente l’estendersi del significato di comunicazione? Come affiancare alla carta lo schermo?
C’è qualcuno che mi estragga dal cumulo di fogli che mi ha sepolto nel mio sogno, per aiutarmi ad avere un linguaggio adatto a mettere in luce la Parola, “tesoro da quale si possono trarre cose antiche e sempre nuove”?

Valentino