Ponte Nossa, 5 Maggio 2009

E dopo la morte?

Durante un’assemblea studentesca, un diciottenne continuava a pormi domande che dimostravano un profondo desiderio di entrare nel mistero della vita. Lo appassionava la domanda del senso di questa nostra esistenza, preziosa proprio perché fragile. Terminato l’incontro a scuola, mi aveva chiesto di parlare e fu un piacere per me condividere la discussione sulla fiducia da dare a se stessi e alla vita. Fiducia che è possibile prevalentemente per chi ha la fede. Discutemmo a lungo, passeggiando in un ambiente che avrebbe fatto ripetere a Dostoewskji: “La bellezza salva il mondo”. Bellezza: automatico trampolino di lancio verso l’Assoluto, per chi sa contemplare il creato, firma dell’umiltà di Dio .

Mi telefonò un po’ di volte, poi lo persi di vista. Così come scomparve dai suoi amici, che ora si fanno aventi con la tragica notizia del suicidio di questa persona che, laureatasi in ingegneria, era andata all’estero a lavorare. Da me si aspettano parole di speranza:“La tua familiarità con la Bibbia ti aiuta a parlare bene anche della morte. Hai detto che, siccome ami la vita, ami anche la morte. Ma per noi non è così: abbiamo quotidianamente a che fare con un mondo che ci sbatte in faccia cose brutte. Inoltre siamo vittime del “pensiero debole” che ha creato una cultura in cui molti muoiono nelle assurde corse sulle strade al sabato sera, hanno paura a procreare un figlio, si ammazzano perché non riescono a sopportare il peso di questa vita… Puoi dirci qualche cosa sulla morte e sulla resurrezione? Ma soprattutto vorremmo sapere che cosa ci aspetta dopo la morte, che cosa sarà di questo nostro corpo, che tipo di vita avremo…”.

Nella precarietà del nostro vivere, s’impone l’approfondimento della “domanda del senso” di questa vita e di quella che ci attende oltre la morte. Viviamo in tempi difficili, la solitudine ci angoscia, la mancanza di fiducia in noi e negli altri ci impedisce di vedere il bello di questa esistenza. In questo contesto, credere nella resurrezione significa trovare la forza di cominciare da capo, camminare contro corrente, vedere spuntare una spiga, là dove gli altri vedono solo un seme marcire.

Angoscia il problema della morte? Da sempre l’umanità si è interrogata su questo argomento. Dall’origine della storia vediamo gli antenati porre i morti nella terra in posizione fetale, in attesa di una nuova nascita. La Sacra Scrittura ci insegna con certezza il fatto della nostra vittoria sulla morte. Essa però è divisa quando si tratta di precisare il come di questa vittoria. Ne ho parlato nel libro a carattere autobiografico “Non si muore. Si nasce due volte”( Edizioni Messaggero di Padova). Cerco ora di riassumere le idee più rilevanti.

Per approfondire il tema della resurrezione, giova leggere: Daniele 12; “ Maccabei 7 e 21: 1 Tessalonicesi 4; 1 Corinti 15. In questi testi si comprende che tutto l’uomo, nella sua corporeità, è coinvolto nella resurrezione. “Questo nostro corpo risusciterà”, dove per “corpo” si deve intendere tutte le nostre relazioni. Tutto quello che fu positivo, sarà oggetto di resurrezione: Dio restituirà a tutti la pienezza fisica, necessaria alla vita che non conoscerà tramonto.

Il libro della Sapienza ( scritto alla soglie del cristianesimo, ad Alessandrino d’Egitto) è ispirato al platonismo, al dualismo tra anima e corpo. In questo contesto non si parla di resurrezione, ma di immortalità dell’anima. Immortalità diversa da quella platonica, in quanto fa riferimento alla comunione con Dio e alla precedente storia del defunto: storia che non cade nel nulla. Si parla di una beatitudine negli spazi infiniti di Dio: concezione immortalistica.

Il nostro ultimo destino è visto da S.Paolo sotto una specie di compromesso tra immortalità platonica e quel concetto di resurrezione che è stato intuito alla fine dell’Antico Testamento (Cfr. 2 Corinti 3 e 5). La nostra anima e il nostro corpo saranno in Cristo, come il corpo del Risorto: corpo speciale, corpo glorioso, “corpo spirituale”, corpo tutto mosso dallo Spirito di Dio.

L’essere umano dopo la morte diventa un corpo luminoso. Pura luce. Perfetta similitudine al Cristo glorioso, che non è più uguale al Cristo storico. E’ un essere che ha il volto di tutta l’umanità. Può essere scambiato con un giardiniere, un viandante sulla strada di Emmaus, un uomo che cuoce il pesce sulla riva del lago… Un corpo sottratto al tempo e allo spazio, ma con un riferimento essenziale a tutto quello che ha vissuto sulla terra: “Quel bicchiere d’acqua fresca che avete dato al più piccolo dei miei fratelli, l’avete dato a me”. Per tutta l’eternità ci verrà ricordato il bene che abbiamo fatto qui in terra.

Tutto vivrà eterno. Come? Lui solo, Dio, lo sa. E l’ha promesso. Anzi, è un dogma di fede la nostra vittoria totale sulla morte. Come? Mi basta che Dio lo sappia e me l’abbia promesso. Il come della vittoria sulla morte non è oggetto di rivelazione. Si sbizzarriscano l’esegesi e la fantasia ad immaginare cose belle. Anzi, bellissime. A me basta sapere che il meglio di me stesso vivrà eterno. Nulla andrà perduto. L’amore che nutro per una persona non cadrà nel nulla. Vivrà eterno!

Io sgorgo dal nulla, dall’atto creativo di Dio. Da Dio sarò riacquistato, riconquistato, ricomposto. Assieme a tutti quelli che ho amato in questa vita. Il modo come vivrò è un mistero del quale posso intravedere alcune strade, alcune fessure, alcune brecce di luce. Di fronte al mistero noi sappiamo che le tenebre prevalgono sulla luce, solo fino al momento in cui capiremo e… a Dio daremo ragione.

Fin’ora la vita sembra una partita a scacchi con la morte. A volte ci sembra un teorema che ci rompe la testa, specialmente quando vediamo chi muore di fame o vittima di immani cataclismi. Per cui solo rimane la preghiera di invocazione:”Resta con noi, Signore, perché si fa sera” e “Sia il nostro vivere una festa senza fine”.

Festa in cui nulla va perduto. Festa di sguardi e di carezze. Festa in cui, incontrando una persona, vedo in essa un fratello, una sorella, anzi, Cristo stesso, mio ultimo destino. Sarò con lui, glorioso, con tutti gli amici, che con me danzeranno per tutta l’eternità, al ritmo di musiche sempre nuove, dirette da un impareggiabile Maestro: lo Spirito Santo, l’Amore.

Valentino

Commenti

  1. giusy
    mag 7, 07:43 #

    :”Resta con noi, Signore, perché si fa sera” e “Sia il nostro vivere una festa senza fine”.
    adesso che inizio a vedere uno spiraglio di luce nel mio cuore pieno d’angoscia……….

  2. Concetta
    mag 8, 19:07 #

    Vi ricordate il mito di Sisifo? beh, credo di vivere più o meno la stessa cosa riguardo alla morte… Ammiro coloro che come Lei, don Valentino, sono sicuri che “il meglio di me stesso vivrà eterno. Nulla andrà perduto. L’amore che nutro per una persona non cadrà nel nulla. Vivrà eterno!”, ma non riesco a crederci veramente per più di qualche minuto; e allora ricomincio a cercare il senso della morte e a non averne paura, ma quel masso continua a rotolarmi addosso, proprio come nel mito greco…
    Siamo sicuri che dopo la mia morte qualcuno si ricorderà ancora di me???

  3. Rita
    mag 8, 19:26 #

    festa di sguardi e carezze.amare liberamente tutti ed essere amati.senza problemi e pregiudizi.Signore aiutami a fidarmi di te e a sperare in questa vita dove vivrà solo l’amore vero che sempre vado cercando in tutti e che spesso non da tutti viene accettato.GRAZIE

  4. domenico
    mag 9, 11:37 #

    Dal Sole di Calabria 9/5/09

    Il buon tempo è arrivato finalmente dopo averci fatto trepidare tanto..,sembrava che freddo e pioggia non si fermassero più.
    Anche il roseto davanti casa ,testimonia l’arrivo della luce e del sole.
    Pure per noi arriverà la nuova dimensione ed il nuovo giorno..,non importa sapere come saremo..,importa sapere che saremo!
    Il Cristianesimo è l’affidarsi ad un uomo..,e la fede è irradiazione e testimonianza.
    Cosa voglio dire a me stesso ed agli altri? “Aiutami Signore e non lasciarmi mai..,ora e nell’ora del passaggio..
    Ed aiutami nononostante le mie difficoltà e la mia miseria!”.
    Promessa migliore e testimonianza più bella di ressurrezione non potevi darci..
    altro veramente non mi importa.., ma tu non lasciarmi.., non lasciarmi mai ,perchè io voglio essere insieme a te come il ladrone sulla Croce prima della rinascita.
    Buon giornata a tutti ed una buona giornata a chi scrive da Ponte Nossa.
    Grazie. Domenico.

  5. paolo
    set 12, 19:58 #

    Dopo la perdita di una persona cara si intuiscono quali sentimenti e,soprattutto,quali traumi abbiano spinto l’uomo,sin dall’infanzia dell’umanità, alla creazione di un luogo in cui porre le persone amate e poi perse.Il fatto che,la morte sia la fine della vita e l’inizio della non vita è una verità forse troppo semplice e immediata ma,guarda caso,resiste all’onere della dimostrazione e calza a pennello con la realtà che viviamo,meno con fantasiose interpretazioni che ne possiamo fare.Il sentimento luttuoso porta,per la necessità di sopravvivere,per la convenienza di non impazzire,al bisogno di credere.Chi ci ha lasciato non torna e,quando ci compare in sogno,è per poco,perchè si ama ciò che non resta.
    Caro don valentino,l’ho incontrata più di dieci anni fà in tre campi diversi,conservo un bellissimo ricordo di questi incontri dove,stimolato dalla profondità del suo pensiero a mantenere accesa la fiamma della riflessione e conquistato dal suo parlare aperto e laico,ho trascorso giornate indimenticabili.
    La morte è un evento naturale irreversibile.Ma si può vivere bene anche con questa consapevolezza,se si ricerca la propria e l’altrui felicità,i modi non mancano.
    Grazie di tutto!

  6. Marco (Mesero)
    set 13, 23:49 #

    La perdita di una persona cara indubbiamente lascia un vuoto umanamente incolmabile. Il senso di impotenza di fronte all’irreversebile e irreparabile suscita in noi sentimenti di inadeguatezza e rabbia. Ma a colmare il vuoto, quello spazio siderale lasciato all’improvviso senza padrone dove la materia non esiste, proprio lì interviene l’inaudito,l’inatteso, lo Spirito. Per grazia divina siamo stati chiamati alla luce del mondo, fortificati nel Battesimo abbiamo ricevuto la grazia santificante e con il sacramento della Comunione diveniamo partecipi del mistero della morte e resurrezione di Cristo. Così divinizzati siamo tutti predestinati dal Padre Celeste alla vita eterna che sarà o visione beatifica o danazione eterna in funzione dei meriti che ci saremo “guadagnati” in questa breve parentesi terrena.
    In virtù di questo rifuggo la tesi secondo la quale la disperazione del lutto porti alla fede solo per una questione di convenienza (scelgo il minor dei mali??) e di autoconservazione (certo non siamo noi padroni della ns vita ma abbiamo un credito di fiducia con Dio per il dono che ci ha fatto). No, un cristiano non può accettarlo. “Non si muore si nasce due volte”- prendo in prestito questo frase (l’autore me ne dia licenza) – ecco sintetizzato il vero pensiero cristiano. Per grazia si nasce si vive e si muore. Come sarà poi, molto dipenderà da quanto avremo accolto e accoglieremo fino all’ultimo nostro palpito di vita l’immenso amore che Dio ha riversato sopra di noi gratuitamente. Per questo occorre pregare ora, sempre, non solo per ottenere grazie in vita ma soprattutto per essere assistiti e protetti in punto di morte dalle implacabili tentazioni di satana nel tentavivo di strappare la ns anima alla gioia che non ha fine.
    Non credo che si ami solo ciò che non resta. Sarebbe un amore triste.
    Credo invece che chi ama davvero conosce la verità e con essa sperimenta la gioia del Paradiso già qui sulla terra. Solo con questa consapevolezza nel cuore, solo con la certezza che siamo amati nonostante e a motivo dei nostri peccati, solo sperimentando questa reale presenza di Gesù (partecipando al Sacramento Eucaristico)in mezzo a noi, solo così la morte non ci farà più paura.
    Un saluto.

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