Ponte Nossa, 26 Aprile 2009

"Aiutami a vedere il bene"

Capita ogni tanto di leggere un brano biblico senza ricavarci nuove idee o buone sensazioni. Mentre a volte, inaspettatamente, un versetto e verbo aprono impensati orizzonti e rivelano verità antiche e sempre nuove per chi sa inciampare nelle parole  della Sacra Scrittura, cosciente che nulla è scritto a caso.
Oggi, terza domenica dopo pasqua (anno liturgico B), durante la celebrazione eucaristica, mi ha colpito una frase molto bella: “Signore, aiutami a vedere il bene”. Leggendo poi il Vangelo sono inciampato nel verbo “stette” – l’antica traduzione diceva: “apparve”- riferito a Cristo che si rivela ai discepoli, dopo la resurrezione.
“Aiutami a vedere il bene”. In ebraico c‘è la parola “tob” che significa contemporaneamente “ bello e buono”. E subito alla mia mente sono apparse varie immagini, utili a leggere la realtà con uno sguardo positivo, tipico di chi ha la fede: – Mio nonno materno che, di ritorno dall’America, dove era emigrato per lavoro, vittima di un naufragio, perde tutti i risparmi, ma è contento d’aver salvato la vita e la fede. – Mia madre che, vedendomi distrutto per la morte di mia sorella, m’invita a ricordare solo le cose belle, se voglio salvare la fede e vivere bene. – Nam Thai Toh, in Cambogia, bambino di otto anni, contento d’aver risparmiato un po’ di soldi per mantenere la mamma ammalata e toglierla dalla strada. – La notturna veglia funebre nel Congo Brazzaville: mentre gli uomini facevano rullare i tamburi, cantando a squarciagola, una giovane serviva da bere la birra di mais, in passi di danza, mentre furtivamente s’asciugava una lacrima .
Passando a leggere il Vangelo, ecco quello “stette” al posto di “apparve”. Se Gesù stette, vuol dire che era già presente, non riconosciuto. Cristo era già là, in mezzo a loro. Anzi, in ciascuno di loro. E tutto ad un tratto i loro occhi si aprirono. Fecero un atto di fede. Sentirono che non era morto. Intuirono , forse, di essere non  “cristiani”, ma “Cristo”.
L’atto di fede cambia tutto, anche se apparentemente tutto resta come prima.
Il credente ha il privilegio di vedere il bello anche là dove occhi profani scorgono solo ombre di morte. Grazie alla fede vive in quella gioia tipica di chi dà credito al Risorto: “Perché cercate tra i  morti colui che è vivo?”.
Mettendo assieme il versetto del Salmo e quello “stette”, ho ribaltato l’omelia, iniziandola con un episodio della vita di “Don Camillo”.
Stanco di una situazione difficile nella sua parrocchia e delle continue battaglie con Peppone, il povero parroco decide di trasferirsi presso una chiesetta in montagna. Lì la vita si mostra peggiore di prima. Non comunica molto con la gente. Il sindaco non è un “Peppone”. La neve rende difficile la vita. Ma, soprattutto, lì il Crocefisso non gli parla. Decide di “rubare” il Crocefisso della sua antica chiesa, che il nuovo curato aveva relegato in sagrestia. Se lo carica sulle spalle di notte. Sale a fatica la montagna, borbottando e lanciando qualche frecciatina al Signore, senza aspettarsi una risposta. Ma Lui, a un certo punto dice qualche cosa.  Don Camillo non comprende la risposta, ma è contento di sapere che Lui, il Signore, gli ha parlato ancora.
Se Lui è presente, se sta in mezzo a noi, allora si riesce a vedere il bene.

Valentino