Ponte Nossa, 5 Dicembre 2009

"Accarezzatela. Ascoltate il suo respiro"

Sa mia madre quanto sia allergico alla televisione. Guarda i telegiornali e mi dice quando li devo vedere. Ora mi chiama perché vuole il mio parere sulla clinica di Udine disposta a emanare un “protocollo di morte” per concludere “il caso Eluana”. Mia madre, novantacinquenne, è friulana, e le dispiace che una clinica della sua città natale si prenda la responsabilità di un atto che ritiene immorale e che apre la porta a leggi in favore dell’eutanasia. Vuole vedere se anche il TG uno riporti l’intervista a suor Albina, che per quindici anni ha assistito Eluana. Intervista già andata in onda sul TG regionale di Rai Tre.
Ed ecco suor Albina, dall’età indefinita e indefinibile. Una bella donna dallo sguardo puro, profondo, dolce, tipico di chi prega. Le rughe della sua faccia sono un armonioso pentagramma musicale. Parla in modo pacato, sereno, grazie alla sua fede, in virtù della quale vede l’Invisibile.
Nessuna accusa. Nessuna recriminazione. Si è vista portare via una donna che per tanti anni ha curato come una figlia e avrebbe voluto continuare a curare, con la gratuità dell’amore. Eppure si sforza di frenare le sue emozioni: “Abbiamo condiviso tanto tempo assieme. Ricordi dolorosi, ma anche belli …”. L’intervistatrice le chiede come si sia congedata da Eluana. Lapidaria la risposta: “Con un bacio”. E di fronte alla richiesta di eventuali suggerimenti da dare a chi le sta ora vicino, sussurra: “Accarezzatela. Ascoltate il suo respiro e il suo cuore. E’ viva”. In fine un messaggio per la persona amata: “Eluana, non avere paura. Ti siamo vicine. Ti è vicino il Padre … Un giorno ci ritroveremo”.
Un inno alla vita e alla sublimità della religione cristiana che permette il nascere e il fiorire di persone come suor Albina, degne di un dottorato honoris causa conferito direttamente dallo Spirito Santo. Inno alla vita e sfida lanciata a quanti covano in sé una cultura di morte e a persone perplesse che in questo periodo più volte mi hanno intervistato sul tema dell’eutanasia.
A quelli che da me si aspettano una risposta alla casistica se sia lecito o no interrompere l’alimentazione forzata a Eluana, vado ripetendo che la morale cristiana non può essere ridotta al “Si può. Non si può”. Questa scienza studia la sublime vocazione di ogni essere umano a diventare una solo cosa con Cristo e a produrre frutti d’amore per la vita del mondo. E’ la scienza per antonomasia della vita. Della nuova vita nel Figlio di Dio che ci dice di amare la nostra esistenza, di amare tutti, compresi i nemici, di metterci al servizio delle vita, come faceva madre Teresa di Calcutta.
La morale odierna è centrata sulla ricerca del senso della vita, sta costruendo una nuova antropologia, mettendo in discussione le categorie filosofiche con le quali in passato si risolvevano tanti problemi, in modo semplice, conforme alla cultura di quei tempi. Si discute che cosa significhi essere persona. Si analizza il concetto di natura, essenza, sostanza, legge naturale … Si cercano i grandi principi in virtù dei quali i credenti siano in grado di dare essi stessi risposte ai problemi del nascere, vivere e morire, basandosi sul magistero della Chiesa, soprattutto sul “Donum vitae” e “Evangelium vitae”, fondati sulla sacralità della vita, di ogni vita.
E difendere la vita e la qualità della vita non significa prolungare ad ogni costo l’esistenza di una persona. Chi non sa che la Chiesa è contraria all’accanimento terapeutico? Chi non ricorda che anche Giovanni Paolo II a un certo punto ha detto che era ora di lasciarlo morire? Chi non medita sulle parole di madre Teresa: “I poveri di Calcutta non possono ricorrere a mezzi straordinari per curarsi. Perché dovrei io essere più privilegiata di loro?”.Questo non è eutanasia. È semplicemente lasciare che la vita faccia il suo corso.
Il padre di Eluana ha tutta la mia più piena comprensione, come gli è stato assicurato da tante altre persone. Ma per il caso di sua figlia s’impone che la comunità rifletta su queste problematiche.
Quali valori sono attualmente in gioco, a livello personale e comunitario, di fronte alla decisione di lasciar morire Eluana?
Nel vuoto legislativo in materia, si può demandare alla magistratura – anziché alla politica- l’incarico di dare una soluzione?
Nel dialogo interdisciplinare, la scienza ha dato risposte precise, ad esempio sulla irreversibilità della situazione della paziente?
L’eventuale intervento di scienza e tecnica porterebbe risultati oggettivi validi per l’individuo e la comunità, o porterebbe verso un relativismo culturale?
La morale tradizionale afferma che la carità non obbliga in situazione di estrema gravità. Non si può esigere l’eroismo. Ma nel caso specifico di Eluana, ci sono persone disposte ad essere eroiche, nel farsi carico di lei, con un’innegabile affetto …
L’affetto, l’amore di suor Albina e delle sue consorelle che hanno accarezzato Eluana, l’hanno sentita viva e nella loro grande fede, vedendo l’Invisibile, pensano alle braccia aperte del Padre, su nel paradiso, ad attendere chi crede nell’amore. Attendere il momento in cui , finalmente si apriranno i nostri occhi, vedremo, capiremo e … a Dio daremo ragione.

Valentino

Commenti

  1. Concetta
    feb 6, 20:24 #

    In questi ultimi tempi si sta parlando molto della storia di Eluana e della lotta che suo padre sta portando avanti… Premettendo che penso che ognuno sia libero di fare ciò che vuole, non si può restare estranei a una situazione così importante. La cosa che mi fa pensare è che Eluana si trova in queste condizioni da tanti anni quanti ne ho io… Cioè avrebbe potuto avere una vita bellissima a quest’ora, magari una famiglia tutta sua… Ma chi può assicurarci che lei non si sveglierà mai? Non lo sappiamo, non spetta a noi decidere se far vivere una persona o no… E’ una cosa talmente complessa… Certo, un padre non vorrebbe mai vedere la propria figlia soffrire, e in questo momento ha già sofferto abbastanza anche lui, ma non mi sento di giudicarlo perché non so come reagirei se mi trovassi in una situazione simile… Una cosa però mi sento di dirla: la speranza è l’ultima a morire e qualunque decisione verrà presa, sicuramente Eluana non sarà da sola e Dio saprà ricompensarla di tutte le sofferenze che ha patito.

  2. sara
    feb 7, 01:16 #

    fino a questa sera pensavo semplicemente che avessero sbagliato a tenerla in vita sin dall’inizio.. pensavo che nemmeno Dio volesse un’esistenza così per lei, che sarebbe stato meglio lasciar la natura scorrere come essa stessa ci chiedeva. le scelte sono state fatte da chi le era vicino nel momento in cui tutto è iniziato , persone che probabilmente le sono a fianco anche ora. mi chiedo solo se al resto del mondo,a tutte quelle persone che parlano di questa ragazza, interessi davvero di lei.. mi chiedo se abbiano mai provato (anche solo per un secondo) ad immaginarsi di essere impotenti davanti alla vita, per sentire, in una misura ridotta di infinite volte, quello che il battito del cuore non può dire al mondo, quello che un respiro (ed un respiro soltanto)non riesce a spiegare di una vita che ancora c’è… ammiro suor Albina e le sue consorelle, persone capaci di scoprire una vita dove tanti non sono ancora riusciti ad immaginarla.
    Attendere, la parola chiave di oggi, ci insegna che nell’attesa l’infinito si scopre e diventa amore, quell’amore che ci permette di vedere l’invisibile, congedarci dagli amati con un bacio e con la consapevolezza di ritrovarli in Lui.

  3. michelangelo
    feb 7, 14:04 #

    Eluana aveva già espresso il suo orientamento in relazione ad un amico finito per un incidente nelle sue stesse condizioni. Aveva espresso la sua opinione. Proprio perchè è difficile da parte nostra dire cosa è giusto, e cosa non è giusto, e persino tu, valentino, giri intorno alla questione senza risolverla, gli unici parametri rimangono la volontà della persona, il suo desiderio, e la decisioni di chi di questo desiderio ne è più diretto testimone e fedele custode: un padre ed una mamma. Oppure lasciamo che sia Berlusconi a decidere per Eluana, o il Santo Padre, o te, Valentino, o la povera suora che ha fatto il suo dovere di infermiera e cristiana? Passando la legge, cosa s’intende fare, espropriare il padre della sua podestà, fare un rapimento di Stato di un corpo. Affidarne la podestà ad una suora? Non so, come si pensa di agire concretamente, passata la legge?
    Queste sono le domande. Chi decide, tu, Valentino, il ministro, Bertone, oppure Eluana, suo padre e sua madre? Il resto sono solo chiacchiere pietose e modi per spostare il problema. In gioco è la libertà della persona di decidere il proprio destino.
    In quanto al resto, siamo campioni noi nel proiettare negli altri sentimenti, sensazioni, umori, come con gli animali che non possono dire la loro. Eluana invece ha già detto di non volere che altri interferissero sul suo corpo, violentandola (sua espressione riportata da suo padre) e su ciò che di lei rimane. Ha detto che non avrebbe voluto vivere in queste condizioni e fino a prova contraria questo è il suo volere. Personalmente, posso anche immaginare che le carezze di una suora possano non piacerle, che Eluana non sia mai stata cattolica, cristiana, non abbia mai creduto. Perchè metterle addosso nostre sensazioni, nostre credenze e fare una guerra sul suo corpo, contro la sua volontà?
    Piuttosto, è avvilente vedere come i politici, che il giorno prima hanno legiferato l’obbligo per un medico di denunciare un immigrato bisognoso di cure, in poche ore, dopo mesi di silenzio sul tema Eluana, sentano il bisogno di interferire sulla questione con questa virulenza. E la chiesa che plaude, come se non avessero cultura politica e mestiere della diplomazia sufficiente per capire che tutto ciò è fatto in maniera strumentale. In quanto all’ultimo papa, lasciato morire a sua richiesta: ciò che è stato permesso a lui non può essere concesso ad una povera donna. Bell’esempio di legge uguale per tutti! Poi possiamo disquisire tutta la vita sulla questione: ma il papa lo hanno lasciato morire!
    Michelangelo

  4. Piero
    feb 8, 19:59 #

    Non ho la dirompente “sicurezza” di Michelangelo nell’indicare quale sicura “volontà espressa” di Eluana quella di “morire di fame”!

    Certo, anche Dio é d’accordo con lui: innanzitutto il “libero arbitrio” dell’uomo.

    Ma non posso credere a ciò che ora sostiene il padre dopo 17 anni: perché non l’ha fatto prima senza il clamore e la strumentalizzazione dei “media”?

    Quando diversi anni fa ti ho incontrato, don Valentino, in conferenza al cinema Duse, mi ha fatto riflettere la tua perentoria affermazione: “…..e lasciamo in pace la mamma di Cogne….occupiamoci di cose più importanti…..” (mi sono sempre chiesto, senza avere ancora una risposta, se perché fossi convinto della sua colpevolezza, ma volessi, giustamente, salvarne l’aspetto umano o se fossi convinto del contrario).

    Ora dico io: “…. facciamo TUTTI silenzio e chi può e sa, preghi il Dio della Vita!”

    Buona Domenica.

    Piero

  5. francesco
    feb 9, 02:10 #

    Capisco…capisco ogni parola, ogni sensazione di sgomento, rabbia e dubbio miste a tanta tristezza e compassione (nel senso etimologico del termine) per la situazione della famiglia Englaro.
    Sono stato in coma anche io, sebbene per un paio di giorni e di un grado molto più lieve di Eluana. Non ricordo praticamente nulla se non le sensazioni sgradevoli che ho cominciato ad avvertire man mano che mi superficializzavo. Non ne parlo volentieri. E non perché mi evoca ricordi dolorosi, ma perché è una cosa talmente intima e mia che non voglio ostentarla. Ma mai come in questi giorni ritengo utile farlo. Farlo non sui giornali dove tutto è talmente fugace che mi viene il dubbio che ciò che leggo sia reale e dove fra qualche giorno, appena ci daranno in pasto nuove notizie, dimenticheremo tutto; ma su queste pagine (web), dove so che resteranno e potranno essere masticate e rimasticate e digerite e divenire sostanza e nutrimento per chi legge. O almeno spero (e vi giuro senza nessuna presunzione di verità, anzi…).
    Il mio secondo punto di vista è anche privilegiato come il primo, dato che sono un neurochirurgo e quindi ho spesso a che fare con persone in coma. Il coma è quella condizione per cui non si hanno più relazioni con l’ambiente esterno. Per dirla in modo semplicistico, né in entrata e né in uscita. In realtà, per prima cosa vorrei richiamare l’attenzione di chi legge sul fatto che giornalmente decine e decine di esseri umani entrano in coma, muoiono o migliorano e riescono pure a rialzarsi. Ma non ne parla nessuno, semplicemente perché non interessa a nessuno o forse perché significherebbe affrontare il tema del dolore e della vita e della morte. Temi per i quali siamo spesso impreparati. Questa volta un padre porta alla ribalta il desiderio di fare smettere di soffrire la propria figlia. Un dolore immenso. E, guarda caso, tutto questo succede nel periodo in cui il Parlamento Italiano affronta il problema del testamento biologico. I giornali fanno a gara di chi porta la notizia più vera, la più intima e la più corretta e poi, a secondo dell’orientamento, esprimono anche un giudizio, criticando chi la pensa in maniera diversa. Vi ricordate l’episodio di Piergiorgio Welby? Anche allora si fece tanto clamore. E tutti abbiamo preso parte a questi processi sommari. Eutanasia? Accanimento terapeutico? I medici, in questi ultimi decenni e fino ad ora, dibattono questi temi perché con l’eccessiva medicalizzazione e con le cure intensive si sono date possibilità di sopravvivenza che altrimenti non erano possibili in passato ed inevitabilmente ci si è trovati di fronte a queste realtà. Negare l’alimentazione e l’idratazione ad un essere umano vuol dire ucciderlo. Sia esso cosciente o in coma. Io mi sono trovato in situazioni opposte a quella di Eluana. Uomini in morte cerebrale irreversibile con i familiari che chiedevano di proseguire le medicine. Non si sa mai. Nell’uno e nell’altro caso non ci si rassegna. Non ci si rassegna che un nostro caro non ci sia più, non ci si rassegna di fronte alla sofferenza. E’ tutto così difficile che a volte avresti voglia di dire: voglio scendere. Questa è una società che (giustamente) non vuole soffrire. Solo che il dolore non si può evitare sempre, purtroppo. E dato che l’unico messaggio che ci viene trasmesso dai media è quello di serenità sempre e comunque, quando la vita reale ci arriva addosso ci troviamo impreparati. Rimango sempre colpito dalla serenità con cui le persone anziane mi raccontano di avere perso 2 o tre figli piccoli perché, a quei tempi, non c’erano medicine. Il solo pensiero di perdere una sola delle mie figlie mi fa impazzire. Eppure allora sapevano che poteva succedere e lo accettavano. Oggi pensiamo che non possa succederci nulla. In questa società siamo abituati che tutto deve andare bene. Il dolore è sempre degli altri o in TV , o nei TG o in un film. Viviamo una vita virtuale, siamo sempre protetti dal dolore. Eppure il dolore è didattico. Il nostro sistema nervoso ha un’altissima specializzazione per rilevare il dolore e farne memoria per evitarlo. Tutti noi abbiamo imparato dal dolore di uno schiaffo per una malefatta. Tutti abbiamo sofferto per amore.
    In questi giorni la gente comune, quella che incontri per strada, è pensierosa. Questa situazione ci prende tutti e per due buoni motivi: primo perché un padre ed una figlia soffrono tanto e secondo perché la stessa cosa può accadere ad ognuno di noi. Anzi, accadrà sempre più frequentemente. Il dolore e la gioia sono le due facce della stessa medaglia, così come lo sono la vita e la morte. Non si può non accettarle entrambe. Una trova la sua ragione nell’altra e viceversa. Credo che tutto questo abbia solo il senso di interrogarci sempre di più sul senso di questa meravigliosa vita. Senza volere per forza giudicare e condannare qualcuno, ma anche richiamando senza tentennamenti chi tenta di prendere strade contro la vita . Non si tratta di decidere solo se e’ giusto od ingiusto e fare tacere o irritare le varie fazioni come in una disputa e come sempre più spesso accade per ogni cosa in TV. C’è estremo bisogno di silenzio, di persone pacate, di preghiera come raccoglimento dell’animo umano, di guardare l’altro negli occhi. E soprattutto (e non è né ovvio né scontato) c’è bisogno di Dio.

  6. Domenico
    feb 9, 20:48 #

    Caro don Valentino..,se fossi stasera a Ponte Nossa, l’aria fredda aiuterebbe la mia voglia di silenzio,tanto silenzio.
    Non so dov’è il confine fra umanità ed etica,non sò cosa sia giusto e cosa sbagliato , mi sento confuso.
    So cos’è la vita con la sua sacralità ,so anche che esiste una ideologia che l’uomo è buono solo quando è sano ,quando è povero ed ammalato ,quando è a letto con le piaghe da decubito ed il puzzo delle carni marce, non è più uomo e tutti scappano via da lui.
    Questo verifico e vedo nei miei cinquant’anni di vita.
    Poi tanto parlare ognuno contro l’altro,ognuno contro se stesso.
    Ho imparato Signore a volere la vita, non a staccare le spine ,anche se l’assistere chi deve morire ed è impotente diventa per noi prova ,e , spesso suscita sentimenti di egoismo individuale.
    L’uomo è Dio anche se malato e moribondo ,è Dio anche se fetido ed inerme ,è Dio fino a quando mantiene il respiro.
    Dopo inizia una fase nuova in altra dimensione.
    Aiutami Signore a non staccare le spine degli altri ,ed ad avere la forza di mantenere attaccata la mia spina.
    Per il resto sul ponte Nossa e dai monti del Pollino tanto e solo silenzio.
    Buona sera a tutti. Domenico.

  7. Anna
    feb 18, 20:36 #

    .Ho letto solo ora le vostre riflessioni, in ognuna splendono i Doni dello Spirito, quelli veri…ma ragazzi… a me una domanda rimane: quando la smetteremo di considerare la morte com qualcosa di orrendo? Proprio noi cristiani! Mi ci metto per prima, anch’io ho pianto e piango chi se ne va, ma devo essere onesta, piango per la mia “solitudine”, non per il loro destino, che credo con ogni mia fibra essere MERAVIGLIOSO. La grandezza di San Francesco, che chiama la morte Sorella, é proprio questa… e chi lo sa, magari nell’utero, prima di nascere abbiamo paura dlla “morte” che ci attende…

  8. Flavio
    feb 21, 02:27 #

    non volevo parlare di questo, ma visto che la discussione si è fatta interessante riporterò una mail che avevo scritto al Vale dopo questo articolo e prima della morte di Eluana.

    Cosa ne penso io?
    E’ che non si mettono tutte le cose sullo stesso piano.
    Penso che adesso qualsiasi cosa si dica non valga più, adesso come adesso la situazione è pro o contro e nessuno ragiona più. L’articolo che tenta di far capire l’amore, come fai tu, è stato talmente strumentalizzato dai media, con la povera Eluana con le musichette mielose sotto ogni servizio, e i vicini di casa e la suora, ecc… è stato tutto talmente strumentalizzato che veramente non c’è la distanza storica per accogliere ancora un’altra parola.

    Che per me non dovrebbe essere fatta morire non c’entra. C’entra che il problema fondamentale è che la politica non esiste, esistono i partiti che strumentalizzano la Chiesa ed esiste una Chiesa che ama essere strumentalizzata!

    Bisogna combattere su altri fronti. Bisogna ri-rendere credibile l’immagine della Chiesa, bisogna che lo stesso zelo che si usa nella Diocesi di Udine per salvare Eluana si usi anche per i civili di Gaza. Bisogna che quella dimensione dell’amore di cui parli tu non si serva continuamente di esempi di santi. E’ ora che la Chiesa si guardi se stessa e che lavori in se stessa per avere una coesione più forte un’unità più forte per essere credibile. Bisogna che una volta per tutte sia chiara la posizione, non possono più uscire polveroni come quello dei lefebvriani (perchè qualcuno deve spiegarmelo prima o poi perchè il papa toglie la scomunica intorno alla data della giornata della memoria, perchè o non ci arriva… ) comunque.

    Questo vale per la Chiesa che deve anche imparare a lasciare stare la politica. Il che non significa essere politica. Deve togliersi dalla testa di essere strumento di voti. Non c’è niente da fare. (voglio sottolineare che non sono un “anti ecclesiastico” anzi di solito difendo anche le strutture di potere della chiesa)

    E allora che fare?
    Lavorare, ma non alla difesa di tesi con tentativi pseudo-scientifici (sappiamo quanto sia controversa la faccenda) o pseudo-sentimentali…
    Lavorare alla creazione di coscienze che credano nella vita e che cerchino di vivere sul modello di Gesù Cristo e basta.

    E’ brutto da dire, ma quante eluane sono morte nel mondo? E quanti bambini continuano a morire di fame? E’ giusto fare le battaglie, ma noi dobbiamo essere superiori ai media. Perchè non è stato scritto nessun articolo o nessun intervento di cuore o la gente non ha pianto quando sono trapelate notizie che in Cina hanno clonato un uomo? Un cinese vale meno di un europeo? NON SIAMO CREDIBILI questo è sconcertante.

    Per questo io non voglio che tu vada al meeting di Rimini: perchè diventerai “non credibile”. Per questo non voglio fare spettacoli strappa lacrime sulla Madonna, perchè si diventa “non credibili”.

    Tu hai vissuto una vita di radicalità e coerenza, per questo la gente ti crede, ma la gente ai media non crede, ci sono fior fiore di studi che dimostrano come l’informazione si sia REALYTIVIZZATA. La gente guarda a Eluana con la stessa morbosità di Cogne. Alla televisione e alla “comunicazione” nessuno crede più. Sono strumenti che nell’inconscio collettivo sono diventati strumento per creare emozione e farsi infervorare un pochino, ma che permettono sempre una distanza. E così ci si arrabbia, si grida allo scandalo, ma quando succede in casa propria si tace.

    Bisogna lavorare per una coerenza del cuore del corpo della Chiesa. Bisogna essere come il Paraclito che IN SILENZIO si spostava dietro l’accusato e tutti capivano!
    Così dev’essere la Chiesa e allora il silenzio diventa potente. Ma per essere così bisogna essere trasparenti, noi siamo trasparenti?
    L’unità fa la forza, ma NON con il potere, con la Fede. Noi siamo un corpo unito nella fede? Tu puoi difendere quanto vuoi, ma a Roma non ci stai e non ci vai, perchè? Su questo giocano i media. Ed è questa oscurità che implica che non si sia credibili.

    Poi, la gente che prega per Eluana in questi giorni sta pregando sul serio o è solo la metà cattolica che per la morbosità di essere nell’occhio del ciclone si sente in vena di pregare tanto per questa poveretta? Quanta poca gente ci tiene sul serio a questa donna.

    E’ un simbolo, certo, che apre la strada a decisioni sconcertanti. Però è innegabile che sia diventata un gagliardetto simbolo della vita sulla bocca di qualsiasi strumentalizzazione.

    La nostra responsabilità sta nel fatto che non siamo riusciti, PRIMA di tutto questo ciclone a sederci con il padre di Eluana a capire cosa stava pensando e a fargli capire che sarà lui a passare per l’inferno da dopo-domani alla fine dei suoi giorni, non nell’Aldilà. Chi se la sognerà di notte sarà lui, nessun vescovo e nessun politico. Forse la povera suoretta, ma lei la sognerà come un angelo. Mentre lui avrà a che fare con i suoi mostri e nessuno gliel’avrà detto.
    La risposta naturale è:non si riesce a stare attenti a tutti!
    E’ vero, e per questo una Eluana muore.

    Quanti in questi giorni si stanno per bucare la prima volta e non trovano nessuno che riesca a fargli capire quanto possa valere?
    Quante sono in fila ogni martedì ad abortire, qui all’ospedale e non c’è nessuno che fin da piccole le abbia fatto capire quanto vale?
    E quanti cristiani dogmatici che pregano e sovrapregano, come me, e non riescono a guardare le persone per gli occhi e il cuore che hanno, invece di giudicarle per categorie dogmatiche per poi trovarsi a fare gli stessi loro errori?

    Prima queste domande, di fondo e poi le altre…
    Preoccupiamoci di salvare il salvabile

    e di noi sarà ciò che Dio vorrà!

    saluti

  9. Fabiola
    feb 24, 16:25 #

    salve sono Fabiola Sandri non so se ricorda di me. Sono di Grignano ed era anche venuto a cena da me. Forse però si ricorda di Don Carlo e di Sandri Massimo (mio papà). lei come il resto della Chiesa è favorevole alla vita quindi è contro al padre di Eluana. Io invece non la pernso così. ora mi può dire se è vita stare 17 anni in un letto in coma vegetativo?. Io per vita intendo correre, sognare, vivere emozioni, soffrire, ridere, muovermi,… Eluana non faceva nulla di questo. era immobile. Tutti ce la ricordiamo con quel bel sorriso, peccato che quel sorriso sia di 17 anni fa. Ora era irriconoscibile: aveva prso i capelli, le mani erano diventate più piccle, gli infermieri ogni 2 ore la giravano nel letto per evitare il formarsi delle piaghe che però si sono formate lo stesso nelle orecchie. Persino la sua migliore amica ha rivelato che è andata a trovare Eluana soltanto i primi 5 anni, poi ha smesso di andarci perchè su quel letto c’era un mostro; non c’era più la sua migliore amica Eluana!! in questi giorni si è discusso tantisssimo sul caso Englaro. Interi giornali e trasmissioni televisive e radiofoniche ne hanno parlato. Io non so cosa provava lei don Valentino nel sentie sempre parlare di questa storia. Io ho provato tanta tristezza in diverse forme: tristezza per quelle persone che hanno sfruttato questo caso per mettersi in vista davanti a 4 telecamere e a litagre l’uno con l’altro per dire la propria. tristezza per il padre che non era capito da nessuno in un momento così delicato. Certo in un certo senso è stato lui a dare il via alle polemiche però la gente se è intelligente potetva reagire con il silenzio e lasciare la decisione al padre. Persino davanti all’ospedale si sono messi a fare manifestazioni. non facevano meglio starsene a casa e riflettere immaginando di avaere un loro figlio in quelle condizioni? l’unica cosa da fare era mettersi nei panni del padre e pensare! Lo so, lei non la penserà come me però Eluana non si sarebbe più svegliata quindi era già morta perchè più passano gli annni e più le possibilità di un eventuale risveglio diminuiscono. Già dopo 10 anni una persona si è certi che non si risvegli più. per Eluana erano passati 17 anni! Nel mondo non c’è stata solo Eluana in coma vegetativo ma chissà quante altre persone! io direi che se si sa che il malato non si sveglierà più e la famiglia decide di staccare la spina io glielo farei fare. Ma sa quanti sodi vengono risparmiati con i quali dare un futuro migliore ai bambini. Sa quante vite di bambini si possono salvare facendo morire quelle persone che saranno destinate a campare grazie a una macchina fino alla vecchiaia? La cosa che non concordo sulla morte di Eluana è il fatto che è morta di fame e di sete. Io le avrei fatto una semplice puntura. Io vorre i che non mi fraintendesse. Io non sono una che vuole far morire tutte le persone in coma perchè se io avrei mio figlio in coma e passano 2 anni, 3, 4 ,10 anni la speranza che ritorni a vivere non morirà mai. Ma quando so che potranno passare anche altri 30 anni ma la situazione non cambia allora cambierei opinione. è sempre doloroso far morire un figlio quindi le persone che vogliono fare questo passo vanno comprese. è ovvio che vanno comprese anche le persone che invece non vorrebbero mai far staccare la spina.
    ecco queso è il mio pensiero. forse è anche un po’ confusionale e questo perchè man mano che mi venivani in mente dei concetti li scrivevo. Spero che legga questo mio messaggio e magari se può mi dia una sua risposta. grazie

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