Ponte Nossa, 5 Dicembre 2009

"Accarezzatela. Ascoltate il suo respiro"

Sa mia madre quanto sia allergico alla televisione. Guarda i telegiornali e mi dice quando li devo vedere. Ora mi chiama perché vuole il mio parere sulla clinica di Udine disposta a emanare un “protocollo di morte” per concludere “il caso Eluana”. Mia madre, novantacinquenne, è friulana, e le dispiace che una clinica della sua città natale si prenda la responsabilità di un atto che ritiene immorale e che apre la porta a leggi in favore dell’eutanasia. Vuole vedere se anche il TG uno riporti l’intervista a suor Albina, che per quindici anni ha assistito Eluana. Intervista già andata in onda sul TG regionale di Rai Tre.
Ed ecco suor Albina, dall’età indefinita e indefinibile. Una bella donna dallo sguardo puro, profondo, dolce, tipico di chi prega. Le rughe della sua faccia sono un armonioso pentagramma musicale. Parla in modo pacato, sereno, grazie alla sua fede, in virtù della quale vede l’Invisibile.
Nessuna accusa. Nessuna recriminazione. Si è vista portare via una donna che per tanti anni ha curato come una figlia e avrebbe voluto continuare a curare, con la gratuità dell’amore. Eppure si sforza di frenare le sue emozioni: “Abbiamo condiviso tanto tempo assieme. Ricordi dolorosi, ma anche belli …”. L’intervistatrice le chiede come si sia congedata da Eluana. Lapidaria la risposta: “Con un bacio”. E di fronte alla richiesta di eventuali suggerimenti da dare a chi le sta ora vicino, sussurra: “Accarezzatela. Ascoltate il suo respiro e il suo cuore. E’ viva”. In fine un messaggio per la persona amata: “Eluana, non avere paura. Ti siamo vicine. Ti è vicino il Padre … Un giorno ci ritroveremo”.
Un inno alla vita e alla sublimità della religione cristiana che permette il nascere e il fiorire di persone come suor Albina, degne di un dottorato honoris causa conferito direttamente dallo Spirito Santo. Inno alla vita e sfida lanciata a quanti covano in sé una cultura di morte e a persone perplesse che in questo periodo più volte mi hanno intervistato sul tema dell’eutanasia.
A quelli che da me si aspettano una risposta alla casistica se sia lecito o no interrompere l’alimentazione forzata a Eluana, vado ripetendo che la morale cristiana non può essere ridotta al “Si può. Non si può”. Questa scienza studia la sublime vocazione di ogni essere umano a diventare una solo cosa con Cristo e a produrre frutti d’amore per la vita del mondo. E’ la scienza per antonomasia della vita. Della nuova vita nel Figlio di Dio che ci dice di amare la nostra esistenza, di amare tutti, compresi i nemici, di metterci al servizio delle vita, come faceva madre Teresa di Calcutta.
La morale odierna è centrata sulla ricerca del senso della vita, sta costruendo una nuova antropologia, mettendo in discussione le categorie filosofiche con le quali in passato si risolvevano tanti problemi, in modo semplice, conforme alla cultura di quei tempi. Si discute che cosa significhi essere persona. Si analizza il concetto di natura, essenza, sostanza, legge naturale … Si cercano i grandi principi in virtù dei quali i credenti siano in grado di dare essi stessi risposte ai problemi del nascere, vivere e morire, basandosi sul magistero della Chiesa, soprattutto sul “Donum vitae” e “Evangelium vitae”, fondati sulla sacralità della vita, di ogni vita.
E difendere la vita e la qualità della vita non significa prolungare ad ogni costo l’esistenza di una persona. Chi non sa che la Chiesa è contraria all’accanimento terapeutico? Chi non ricorda che anche Giovanni Paolo II a un certo punto ha detto che era ora di lasciarlo morire? Chi non medita sulle parole di madre Teresa: “I poveri di Calcutta non possono ricorrere a mezzi straordinari per curarsi. Perché dovrei io essere più privilegiata di loro?”.Questo non è eutanasia. È semplicemente lasciare che la vita faccia il suo corso.
Il padre di Eluana ha tutta la mia più piena comprensione, come gli è stato assicurato da tante altre persone. Ma per il caso di sua figlia s’impone che la comunità rifletta su queste problematiche.
Quali valori sono attualmente in gioco, a livello personale e comunitario, di fronte alla decisione di lasciar morire Eluana?
Nel vuoto legislativo in materia, si può demandare alla magistratura – anziché alla politica- l’incarico di dare una soluzione?
Nel dialogo interdisciplinare, la scienza ha dato risposte precise, ad esempio sulla irreversibilità della situazione della paziente?
L’eventuale intervento di scienza e tecnica porterebbe risultati oggettivi validi per l’individuo e la comunità, o porterebbe verso un relativismo culturale?
La morale tradizionale afferma che la carità non obbliga in situazione di estrema gravità. Non si può esigere l’eroismo. Ma nel caso specifico di Eluana, ci sono persone disposte ad essere eroiche, nel farsi carico di lei, con un’innegabile affetto …
L’affetto, l’amore di suor Albina e delle sue consorelle che hanno accarezzato Eluana, l’hanno sentita viva e nella loro grande fede, vedendo l’Invisibile, pensano alle braccia aperte del Padre, su nel paradiso, ad attendere chi crede nell’amore. Attendere il momento in cui , finalmente si apriranno i nostri occhi, vedremo, capiremo e … a Dio daremo ragione.

Valentino