Ponte Nossa, 30 Gennaio 2008

"Un po' Dio, un po' me"

Figlia di una mia alunna, dei tempi in cui insegnavo filosofia in Italia, Valentina porta nella sua parrocchia un gruppetto di compagni di prima media per animare la celebrazione eucaristica . Quando in chiesa sono presenti i ragazzi, parlo prevalentemente per loro, avendo sperimentato che, se ad essi giunge il messaggio, lo comprendono anche gli adulti.
Sviluppo un’intuizione di S. Agostino: “Quel Dio che creò te senza di te, non salverà te senza di te” e inizio un dialogo con quei ragazzi che dimostrano di non conoscere la Parola di Dio. Allora cerco di andare ai fondamenti della religione cristiana, partendo dalle prime tre domande riportate dall’antico catechismo di Pio X: “Chi è Dio? Chi ci ha creati? Perché ci ha creati?”. Nebbia in Valle Padana …
Mi aggrappo all’unica ragazza che conosco: “Valentina, almeno tu dimmi chi ti ha creato”. E lei, sorprendente com’era sua madre, mi risponde: “ Un po’ Dio e un po’ me”. E spiega il suo pensiero: “Dio mi ha creato piccola, ma poi io ho dovuto mangiare, studiare e venire in chiesa per diventare grande”.
“Un po’ Dio e un po’ me”. Stupenda intuizione, proveniente da una persona che vuole crescere: crede nella vita, desidera diventare grande al più presto e “avere tanti bambini, da giovane, perché anche la Madonna ha avuto Gesù a quattordici anni”.
Guardo Valentina e rivedo sua madre. Lo stesso viso. Lo stesso entusiasmo. La stessa fede nella vita. E penso quanto sia importante incontrare persone che crescano in una cultura di vita, da opporre a quella proposta alla presente generazione, imbevuta di una cultura di morte.
I frequenti spostamenti da un paese all’altro e l’abitudine a confrontare le varie culture mi facilitano la comprensione delle grandezze e dei limiti dell’ Occidente che, mentre ha innegabilmente avuto , ed ha tutt’ora, momenti di gloria e di esplosione di vita, ne ha pure avuti e ne ha altri che rispecchiano il significato negativo di “Occidente” , nome che significa: tramonto, uccisione e morte.
Alcune provocazioni:
Da noi, di fronte ad una gravidanza inaspettata, troppi ricorrono all’aborto.
Distrugge il giocattolo il bambino che vuole possederlo, conoscerlo e usarlo non più di un quarto d’ora.
Per dare l’illusione che i suoi vestiti siano “vissuti”, l’adolescente li riduce a pezzi.
Converte in morte i suoi rapporti il giovane che confonde l’amore con la passione, trattando le persone con il criterio usa e getta.
Gli sposi, di fronte alla crisi, risolvono il problema dando morte ad un amore che prima era apparso come vita della loro vita.
Le scarpe bucate e il frigorifero guasto non sono riparati, ma “condannati a morte”, si buttano via.
L’anziano che crea problemi viene mandato in ricovero o incoraggiato a ricorrere all’eutanasia. Viene chiamata “morte dolce” ciò che si dimostrerà come la più amara delle esperienze: dare la morte a chi ti aveva dato la vita.
Dopo aver distrutto giocattoli, scarpe e relazioni che cosa resta se non distruggere se stessi con droghe, alcool, disistima del proprio operato, specchio del vuoto interiore, della mancanza di valori e della coscienza d’essere passati in mezzo alla gente facendo del male?
Per ridare vita a questa generazione, c’è un rimedio: ritornare al Signore della vita. Un ritorno non ad un Dio astratto, “motore immobile”, ma al Dio di Gesù Cristo, il Dio-Uomo, il Dio che vive in ciascuno di noi. Tornando a lui, usciremo dalla schiavitù creata dal relativismo culturale, che tutto appiattisce e che semina morte. Riscoprendo Dio in noi stessi, recupereremo la verità, valorizzeremo la vita, torneremo a credere nell’amore. Così trasformeremo il nostro limite in preghiera, fonte della nostra trasfigurazione.
Pregando diventiamo belli. Ci sentiamo belli. Rendiamo belli i rapporti, così che quanti ci incontrano, percepiscono il sussulto d’umanità che si sprigiona da noi, dalla nostra bellezza, splendore di verità.
Verità intuita da Valentina, alla quale sua madre aveva trasmesso quanto le avevo insegnato: “Dio ci ha creati creatori”. Intuizione che le fa scrollare di spalle la cultura di morte, per affrontare questa società con la sana convinzione che la sua vita e il suo futuro dipendono un po’ da Dio e un po’ da lei.

Valentino