05/02/12
Calma e silenzio, nostra grande forza
Intuita la gravità della situazione, sento che non posso rimandare l’appuntamento, fissato a un McDonald’s tra Milano e Pavia. L’amico ha bisogno di sentirsi dire che Dio c’è e lo perdona.
Intuita la gravità della situazione, sento che non posso rimandare l’appuntamento, fissato a un McDonald’s tra Milano e Pavia. L’amico ha bisogno di sentirsi dire che Dio c’è e lo perdona.
Alcuni amici trentenni, un tempo animatori dei miei campi scuola, accettano l’invito a cena, alla quale sarebbe poi seguita la celebrazione eucaristica. Convinti che Dio è in mezzo a noi, iniziamo l’incontro con una preghiera spontanea, seguita dal “Padre nostro”. Tutto concentrato, – per sbaglio, ma provvidenzialmente? – un amico fa una variante alla preghiera di Gesù: “… perdona a noi i nostri debiti, come noi li perdoniamo ai nostri genitori”.
Tra gli stati che mi hanno espulso, la Nigeria è l’unico Paese africano che non ha proceduto a un allontanamento immediato, ma l’ha posposto al termine dell’anno accademico, nel 1978. Ciò non per benevolenza nei miei confronti, ma per evitare che venisse negata la possibilità di conseguire il diploma universitario a circa cinquecento studenti.
«Sabbia, tanta sabbia e granchi che escono timorosi dai loro buchi. Un gabbiano solca il vento, rotea su se stesso, plana e afferra un piccolo crostaceo col becco appuntito». Così mi scrive una giovane amica, chiedendomi una ragione per sperare. Teme di correre il rischio di finire colta al volo da un gabbiano. Non è scandaloso illudere i giovani al sogno di una vita libera, quando essi rischiano ogni momento di essere annientati? E’ possibile vivere tutta una esistenza sotto la sabbia? Nessuno si accorge della paura che attanaglia il ventre di tanti giovani, che trascorrono tutto il giorno in un rumore programmato onde evitare il pericolo di pensare al domani?